L’autotutela tributaria

di Antonino Pernice

Pubblicato il 15 aprile 2013

la gestione del potere di autotutela è un argomento complesso, proviamo a capire: a chi spetta iniziare l'azione di autotutela, qual'è la discrezionalità degli uffici e se vi è responsabilità per il diniego di autotutela

 

  1. CHE COS’E’ L’AUTOTUTELA?

L’autotutela è il potere-dovere di annullamento dell’atto che l’A.F. riconosce illegittimi od infondati. L’annullamento è il ritiro con efficacia retroattiva (ex tunc) dell’atto inficiato da un vizio di legittimità. L’efficacia retroattiva si spiega con il fatto che, essendo il vizio di legittimità dell’atto, presente sin dal momento in cui l’atto stesso è stato emanato, si impone la rimozione di tale vizio con effetto ex tunc.

L’istituto dell’autotutela trae origine dal diritto amministrativo, dove l’autotutela è definita come la capacità dell’ente di “farsi ragione da sé” in via amministrativa, nel rispetto del principio di legalità.

L’autotutela costituisce un rapido sistema per prevenire le liti tributarie. Infatti, in tutti i casi in cui un atto (avviso di accertamento, p.v.c., cartella di pagamento, etc.) è palesemente illegittimo o errato (perché per esempio riguarda una tassa, un tributo o una multa regolarmente pagata) prima di presentare il ricorso alla competente Commissione tributaria, è possibile tentare di ottenerne l'annullamento presentando all’ufficio che ha emesso l’atto stesso domanda di autotutela. Quindi, l’Ufficio competente che ha emesso l’atto, presa coscienza di aver commesso un sbaglio o che l’atto è illegittimo, può annullare o correggere l’errore senza bisogno di andare dal giudice tributario.

Nella giurisprudenza, è consolidato il principio che il potere di annullamento d’ufficio può essere esercitato senza limiti di tempo, previo accertamento dell’attualità dell’interesse pubblico.

Tale accertamento è discrezionale, comparando l’interesse al rispetto della legge con quello dei destinatari dell’atto.

In materia tributaria è difficile individuare un interesse pubblico specifico, idoneo a giustificare il sacrificio degli interessi della P.A. a mantenere l’atto ritenuto illegittimo.

L’interesse dell’A.F. è che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art.53 Cost.).

 

  1. QUALI SONO LE NORME CHE DISCIPLINANO L’AUTOTUTELA?

La disciplina dell’autotutela, all’origine, era data dall’art.68, dpr n.287 del 27.03.92, successivamente abrogato dall’art.23, 1^ c., lett.m), n.7, dpr n.107 del 26.03.2001.

Successivamente, è stata riformulata dall’art.2-quater, D.L. n.564 del 30.09.1994, il quale ha previsto che: 1. Con decreti del M.F. sono indicati gli organi dell'A.F. competenti per l'esercizio del potere di annullamento d'ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati. Con gli stessi decreti sono definiti i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l'attività dell'amministrazione. 1-bis. Nel potere di annullamento o di revoca di cui al comma 1 deve intendersi compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell'atto che appaia illegittimo o infondato. 1-ter.

In attuazione della s.d. legge è stato emanato il D.M. n.38 dell’11.02.97 concernente il Regolamento recante norme relative all'esercizio del potere di autotutela da parte degli organi dell'Amministrazione finanziaria, in base al quale:

Art. 1 (Organi competenti per l'esercizio del potere di annullamento e di revoca d'ufficio o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento):

Il potere di annullamento e di revoca o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento spetta all'ufficio che ha emanato l'atto illegittimo o che è competente per gli accertamenti d'ufficio ovvero in via sostitutiva, in caso di grave inerzia, alla Direzione regionale o compartimentale dalla quale l'ufficio stesso dipende.

Art. 2 (Ipotesi di annullamento d'ufficio o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento):

L'Amministrazione finanziaria può procedere, in tutto o in parte, all'annullamento o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, nei casi in cui sussista illegittimità dell'atto o dell'imposizione, quali tra l'altro:

  1. errore di persona;

  2. evidente errore logico o di calcolo;

  3. errore sul presupposto dell'imposta;

  4. doppia imposizione;

  5. mancata considerazione di pagamenti di imposta, regolarmente eseguiti;

  6. mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini di decadenza;

  7. sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;

  8. errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'Amministrazione.

Non si procede all'annullamento d'ufficio, o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, per motivi sui quali sia intervenuta sentenza passata in giudicato favorevole all'Amministrazione finanziaria.

Art. 3 (Criteri di priorità):

Nell'attività di cui all'art.2 è data priorità alle fattispecie di rilevante interesse generale e, fra queste ultime, a quelle per le quali sia in atto o vi sia il rischio di un vasto contenzioso.

Art. 4 (Adempimenti degli uffici):

Nel caso in cui l'importo dell'imposta, sanzioni ed accessori oggetto di annullamento o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento o della agevolazione superi lire un miliardo, l'annullamento è sottoposto al preventivo parere della direzione regionale o compartimentale da cui l'ufficio dipende.

Dell'eventuale annullamento, o rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, è data comunicazione al contribuente, all'organo giurisdizionale davanti al quale sia eventualmente pendente il relativo contenzioso nonché - in caso di annullamento disposto in via sostitutiva - all'ufficio che ha emanato l'atto.

Art. 5 (Richieste di annullamento o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento):

Le eventuali richieste di annullamento o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento avanzate dai contribuenti sono indirizzate agli uffici di cui all'art.1; in caso di invio di richiesta ad ufficio incompetente, questo è tenuto a trasmetterla all'ufficio