L'autotutela tributaria

 

  1. CHE COS’E’ L’AUTOTUTELA?

L’autotutela è il potere-dovere di annullamento dell’atto che l’A.F. riconosce illegittimi od infondati. L’annullamento è il ritiro con efficacia retroattiva (ex tunc) dell’atto inficiato da un vizio di legittimità. L’efficacia retroattiva si spiega con il fatto che, essendo il vizio di legittimità dell’atto, presente sin dal momento in cui l’atto stesso è stato emanato, si impone la rimozione di tale vizio con effetto ex tunc.

L’istituto dell’autotutela trae origine dal diritto amministrativo, dove l’autotutela è definita come la capacità dell’ente di “farsi ragione da sé” in via amministrativa, nel rispetto del principio di legalità.

L’autotutela costituisce un rapido sistema per prevenire le liti tributarie. Infatti, in tutti i casi in cui un atto (avviso di accertamento, p.v.c., cartella di pagamento, etc.) è palesemente illegittimo o errato (perché per esempio riguarda una tassa, un tributo o una multa regolarmente pagata) prima di presentare il ricorso alla competente Commissione tributaria, è possibile tentare di ottenerne l’annullamento presentando all’ufficio che ha emesso l’atto stesso domanda di autotutela. Quindi, l’Ufficio competente che ha emesso l’atto, presa coscienza di aver commesso un sbaglio o che l’atto è illegittimo, può annullare o correggere l’errore senza bisogno di andare dal giudice tributario.

Nella giurisprudenza, è consolidato il principio che il potere di annullamento d’ufficio può essere esercitato senza limiti di tempo, previo accertamento dell’attualità dell’interesse pubblico.

Tale accertamento è discrezionale, comparando l’interesse al rispetto della legge con quello dei destinatari dell’atto.

In materia tributaria è difficile individuare un interesse pubblico specifico, idoneo a giustificare il sacrificio degli interessi della P.A. a mantenere l’atto ritenuto illegittimo.

L’interesse dell’A.F. è che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art.53 Cost.).

 

  1. QUALI SONO LE NORME CHE DISCIPLINANO L’AUTOTUTELA?

La disciplina dell’autotutela, all’origine, era data dall’art.68, dpr n.287 del 27.03.92, successivamente abrogato dall’art.23, 1^ c., lett.m), n.7, dpr n.107 del 26.03.2001.

Successivamente, è stata riformulata dall’art.2-quater, D.L. n.564 del 30.09.1994, il quale ha previsto che: 1. Con decreti del M.F. sono indicati gli organi dell’A.F. competenti per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati. Con gli stessi decreti sono definiti i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l’attività dell’amministrazione. 1-bis. Nel potere di annullamento o di revoca di cui al comma 1 deve intendersi compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell’atto che appaia illegittimo o infondato. 1-ter.

In attuazione della s.d. legge è stato emanato il D.M. n.38 dell’11.02.97 concernente il Regolamento recante norme relative all’esercizio del potere di autotutela da parte degli organi dell’Amministrazione finanziaria, in base al quale:

Art. 1 (Organi competenti per l’esercizio del potere di annullamento e di revoca d’ufficio o di rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento):

Il potere di annullamento e di revoca o di rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento spetta all’ufficio che ha emanato l’atto illegittimo o che è competente per gli accertamenti d’ufficio ovvero in via sostitutiva, in caso di grave inerzia, alla Direzione regionale o compartimentale dalla quale l’ufficio stesso dipende.

Art. 2 (Ipotesi di annullamento d’ufficio o di rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento):

L’Amministrazione finanziaria può procedere, in tutto o in parte, all’annullamento o alla rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o…

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