La contabilità in nero equivale ad un accertamento induttivo

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 26 marzo 2013

se il Fisco reperisce della contabilità nera, allora è sempre legittimato ad accertare induttivamente il reddito del contribuente, in quanto è presumibile che la contabilità dichiarata non sia reale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.4126 del 20 febbraio 2013, ha confermato che il ritrovamento di una contabilità in nero - nel caso in questione di un manoscritto dell’amministratore della società, nel quale erano elencate numerose opere d’arte (il cui commercio costituisce l’oggetto dell’attività sociale), con l’indicazione, a fianco, del relativo valore (pari, complessivamente, ad oltre lire 4.590.000.000) - genera per l’ufficio la possibilità di effettuare un accertamento induttivo.

 

La sentenza

Secondo il costante orientamento di questa Corte, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la contabilità in nero, che ben può essere costituita da appunti personali dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall’art. 39 del d.P.R. 29 settembre l973, n. 600, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli arrt. 2709 e seguenti cod. civ. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta: ne consegue che detta contabilità, per il suo valere probatorio, legittima di per sé, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l’atto impositivo notificatogli (da ultimo, Cass. n. 24051 del 2011). Analogamente, in tema di Iva, qualora, a seguito di ispezione, venga rinvenuta presso la sede dell’impresa documentazione non obbligatoria astrattamente idonea ad evidenziare