Bonus “prima casa” anche senza residenza

La sentenza della Corte di Cassazione del 9 novembre scorso, numero 19561, fornisce l’occasione per evidenziare che vi sono situazioni in cui il contribuente, per fruire del beneficio fiscale de quo, non è tenuto a trasferire la propria residenza entro diciotto mesi presso il comune di ubicazione dell’immobile oggetto di acquisto agevolato. O meglio, anche se il trasferimento avviene tardivamente, tale ritardo non comporta il disconoscimento dell’agevolazione. Si vedranno, quindi, nel prosieguo quali sono le condizioni a tal fine richieste.

La Suprema Corte, inoltre, con la sentenza del 12 ottobre 2012, n. 17597, sebbene incidentalmente, ha confermato che un contribuente può fruire dell’agevolazione de qua anche per acquistare un immobile nel comune presso il quale svolge già la sua attività al momento dell’acquisto.

Su questo punto, infine, vi è stato un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpellanza parlamentare del 7 novembre scorso, numero 5-08387: secondo i tecnici del Fisco, per “attività” del contribuente deve intendersi non soltanto quella lavorativa sottoforma di contratto a tempo indeterminato, ma anche determinato, nonché un’eventuale attività di volontariato, sportiva o di studio.

 

Inabitabilità quale esimente temporale

La nota II-bis dell’articolo 1 della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 131/1986, prevede l’applicazione dell’imposta di registro con aliquota ridotta al 3%, ovvero alternativamente dell’Iva al 4%, agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione relativi alle stesse, purché ricorrano le seguenti condizioni:

  • l’immobile deve essere ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquisito come prima casa sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto;

  • nell’atto di acquisto l’acquirente deve dichiarare di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;

  • nell’atto di acquisto l’acquirente deve dichiarare di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le stesse agevolazioni.

Con la pronuncia in commento, gli Ermellini si cono occupati della prima condizione, ovvero del trasferimento della residenza entro diciotto mesi dalla data di acquisto agevolato dell’immobile.

Nel caso di specie, il trasferimento della residenza entro il predetto termine non era stato possibile per motivi di “forza maggiore”, atteso che l’immobile era occupato al momento dell’acquisto ed era stato tardivamente rilasciato. Inoltre, risultando altresì privo di impianto termico ed elettrico, era stato necessario ulteriore tempo per adeguarlo alla normativa vigente e renderlo abitabile.

I Giudici d’appello, però, non avevano considerato tali circostanze sufficienti ad escludere il disconoscimento operato dal Fisco dell’agevolazione de qua, per mancato trasferimento della residenza entro il termine di diciotto mesi dall’atto notarile.

La Cassazione, ribaltando la pronuncia di merito ed accogliendo il ricorso proposto dal contribuente, ha stabilito, invece,…

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