La rinuncia all’adesione fa venire meno la sospensione dei termini

Con ordinanza n. 17439 del 12 ottobre 2012 (ud. 27 settembre 2012) la Corte di Cassazione ha riaffrontato la questione della sospensione dei termini per ricorrere a seguito di presentazione di istanza di adesione.
 
L’iter processuale
La CTR di Milano ha respinto l’appello della “D. srl” – appello proposto contro la sentenza n. 71/01/2008 della CTP di Lecco che aveva respinto il ricorso proposto dalla predetta società – ed ha cosi confermato l’avviso di accertamento per IVA relativa all’anno 2000 a seguito della notifica del quale la contribuente aveva presentato istanza di accertamento per adesione, istanza poi rinunciata prima del decorso dei 90 giorni previsti dalla legge per l’espletamento della procedura.
La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che il ricorso avverso il provvedimento impositivo fosse stato tardivamente proposto, in virtù della somma dei giorni decorsi prima dell’inizio della procedura di accertamento con adesione e di quelli decorsi dopo la rinuncia alla stessa, atteso che la sospensione dei termini per ricorrere, connessa alla semplice presentazione della domanda, “viene meno allorchè in modo espresso o comunque inequivocabilmente quella domanda viene revocata, non essendo più sorretta dalla volontà del contribuente di proseguire le trattative”.
 
La doglianza di parte
La doglianza di parte si fonda sul fatto che il giudice di appello ha applicato all’ipotesi della “rinuncia al contraddittorio relativo all’istanza” la fattispecie normativamente prevista della impugnazione dell’atto impositivo, la quale ultima (secondo il disposto del comma 3 dell’articolo 6, del D.Lgs. n. 218/97) “comporta rinuncia all’istanza”. In tal modo, invece, ilcontribuente aveva dichiarato di rinunciare al contraddittorio e non alla sospensione “automatica” del termine per impugnare.
 
La pronuncia della Corte
Per la Corte la doglianza appare inammissibile, alla luce della pregressa giurisprudenza (Cass. Sez. 5, Sentenza n 2857 del24/02/2012; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3762 del 09/03/2012) secondo la quale: “in tema di accertamento con adesione, la sospensione del termine di impugnazione dell’atto impositivo per 90 giorni conseguente alla presentazione dell’istanza di definizione da parte del contribuente, così come previsto dal D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 12, non è interrotta dal verbale di constatazione del mancato accordo tra questi e l’Amministrazione finanziaria, poichè, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione, diretta a favorire il piùpossibile la composizione amministrativa della controversia, deve ritenersiche solo l’univoca manifestazione di volontà del contribuente possae scludere irrimediabilmente tale soluzione compositiva, attraverso la proposizione di ricorso avverso l’atto di accertamento, oppure di formale edirrevocabile rinuncia all’istanza di definizione con adesione, facendoperciò venir meno la sospensione del temine di impugnazione. Ne consegue che, quando, nel corso del procedimento di definizione, sia intervenuto solo un verbale di constatazione di mancato accordo, ma non anche un provvedimento di rigetto dell’istanza, il ricorso del contribuente è tardivo solo se proposto oltre i 150 giorni dalla notifica dell’atto impositivo, ossia tenendo conto sia dei 60 giorni ordinariamente previsti per la presentazione del ricorso, sia dell’intero termine di sospensione di 90 giorni”.
La pronuncia qui impugnata, che si è puntualmente attenuta a questi principi (senza che il ricorso abbia addotto ragioni che giustificano un mutamento di indirizzo), non merita dunque la cassazione.
 
Breve nota1
Se la norma contenuta nel comma 2, dell’art. 6, del D.Lgs.n.218/97 consente al contribuente di proporre istanza di accertamento con adesione, chiedendo l’instaurazione del contraddittorio, è pur vero che ciò non può …

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