Comportamenti antieconomici: l’onere della prova grava sul contribuente

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 28 novembre 2012

in caso di accertamento basato su comportamenti anomali del contribuente, che descrivono una gestione aziendale palesemente antieconomica, l'onere di provare la realtà di tali comportamenti grava sul contribuente stesso

Con l’ordinanza n. 18244 del 25 ottobre 2012, la Corte di Cassazione ha ancora una volta legittimato l’accertamento analitico induttivo, ex art. 39, c. 1, lett. d, D.P.R. n.600/1973, pur in presenza di contabilità formalmente regolare, ma inattendibile complessivamente, per contrasto con i canoni della ragionevolezza.

In questa ipotesi, l’accertamento “è assistito da presunzione di legittimità circa l’operato degli accertatori, nel senso che null’altro l’ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che sia sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili, perché proprio una tale condotta è di regola alla base di documenti emessi per operazioni inesistenti o di valore di gran lunga eccedente quello effettivo” (cfr Cassazione, sentenze 951/2009 e 24532/2007).

 

Breve nota

La Suprema Corte di Cassazi