La remissione in bonis: una particolare forma di ravvedimento operoso


Come è noto, il D.L. n. 16 del 2 marzo 2012, convertito dalla Legge n. 44  del 26 aprile 2012 ha introdotto talune disposizioni di semplificazione degli adempimenti tributari, volte a ridurre le continue problematiche che attanagliano, su tutti i fronti, i cittadini e le imprese.

Adesso, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 38/E del 28 settembre 2012, ha fornito i primi chiarimenti riguardo alcune di tali semplificazioni introdotte dal Legislatore, in particolare con l’art. 2 del neo Decreto n. 16/2012 (articolo, peraltro, relativo alle comunicazioni ed adempimenti fiscali).

E’ stata, dunque, introdotta una particolare forma di ravvedimento operoso (c.d. remissione in bonis) al fine di evitare che mere dimenticanze relative a comunicazioni o, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.

 

 

 

 

La particolare norma (remissione in bonis) “intende salvaguardare il contribuente in buona fede”

L’esistenza della buona fede presuppone che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con il regime opzionale prescelto ovvero con il beneficio fiscale di cui intende usufruire (c.d. comportamento concludente), ed abbia soltanto omesso l’adempimento formale normativamente richiesto, che viene posto in essere solo successivamente.

Pertanto, secondo le Entrate, il particolare beneficio non spetta nei casi in cui il tardivo assolvimento dell’obbligo di comunicazione o dell’adempimento di natura formale rappresenti un mero ripensamento, ovvero una scelta a posteriori basata su ragioni di opportunità.

 

 

Condizioni per la regolarizzazione

Soltanto in assenza di attività di accertamento avviate da parte dell’Amministrazione finanziaria e conosciute dal contribuente è possibile porre in essere, ancorché tardivamente, gli adempimenti necessari al fine di fruire del beneficio o del regime fiscale prescelto.

L’Agenzia, comunque, ritiene che l’inizio di un’attività di accesso, ispezione, verifica o di altra attività amministrativa di accertamento che abbia ad oggetto comparti impositivi diversi da quello cui si riferisce il beneficio fiscale o il regime opzionale non sia ostativo alla possibilità di avvalersi dell’istituto in esame attraverso la successiva trasmissione della comunicazione o l’assolvimento dell’adempimento fiscale richiesto.

Occorre anche che il contribuente possieda i requisiti sostanziali richiesti dalle norme.

Tali requisiti, in particolare, devono essere posseduti alla data originaria di scadenza del termine previsto per la trasmissione della comunicazione o per l’assolvimento dell’adempimento di natura formale propedeutici alla fruizione di benefici di natura fiscale o all’accesso a regimi fiscali opzionali.

Inoltre, il contribuente deve effettuare la comunicazione o eseguire l’adempimento richiesto “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, da intendersi come la prima dichiarazione dei redditi il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione ovvero eseguire l’adempimento stesso.

Qualora l’adempimento omesso rilevi esclusivamente ai fini dell’IVA, il termine cui occorre fare riferimento è quello di presentazione della prima dichiarazione IVA che scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione ovvero eseguire l’adempimento stesso.

A tal proposito, viene precisato che per “termine di presentazione” si intende quello ordinario di presentazione del Modello Unico a nulla rilevando il “periodo di tolleranza” di 90 giorni (infatti, come è noto, “sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo”.

Ebbene, quindi, la scadenza ulteriore dei 90 giorni da quella di presentazione della…

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