La remissione in bonis: una particolare forma di ravvedimento operoso

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 6 ottobre 2012

sulla speciale forma di ravvedimento operoso per i contribuenti in buona fede, che è la c.d. rimessione in bonis, l'Agenzia delle entrate ha, finalmente, fornito i primi chiarimenti necessari all'applicazione di tale tipologia di ravvedimento


Come è noto, il D.L. n. 16 del 2 marzo 2012, convertito dalla Legge n. 44  del 26 aprile 2012 ha introdotto talune disposizioni di semplificazione degli adempimenti tributari, volte a ridurre le continue problematiche che attanagliano, su tutti i fronti, i cittadini e le imprese.

Adesso, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 38/E del 28 settembre 2012, ha fornito i primi chiarimenti riguardo alcune di tali semplificazioni introdotte dal Legislatore, in particolare con l’art. 2 del neo Decreto n. 16/2012 (articolo, peraltro, relativo alle comunicazioni ed adempimenti fiscali).

E’ stata, dunque, introdotta una particolare forma di ravvedimento operoso (c.d. remissione in bonis) al fine di evitare che mere dimenticanze relative a comunicazioni o, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.

 

 

 

 

La particolare norma (remissione in bonis) “intende salvaguardare il contribuente in buona fede”

L’esistenza della buona fede presuppone che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con il regime opzionale prescelto ovvero con il beneficio fiscale di cui intende usufruire (c.d. comportamento concludente), ed abbia soltanto omesso l’adempimento formale normativamente richiesto, che viene posto in essere solo successivamente.

Pertanto, secondo le Entrate, il particolare beneficio non spetta nei casi in cui il tardivo assolvimento dell’obbligo di comunicazione o dell’adempimento di natura formale rappresenti un mero ripensamento, ovvero una scelta a posteriori basata su ragioni di opportunità.

 

 

Condizioni per la regolarizzazione

Soltanto in assenza di attività di accertamento avviate da parte dell’Amministrazione finanziaria e conosciute dal contribuente è possibile porre in essere, ancorché tardivamente, gli adempimenti necessari al fine di fruire del beneficio o del regime fiscale prescelto.

L’Agenzia, comunque, ritiene che l’inizio di un’attività di accesso, ispezione, verifica o di altra attività amministrativa di accertamento che abbia ad oggetto comparti impositivi diversi da quello cui si riferisce il beneficio fiscale o il regime opzionale non sia ostativo alla possibilità di avvalersi dell’istituto in esame attraverso la successiva trasmissione della comunicazione o l’assolvimento dell’adempimento fiscale richiesto.

Occorre anche che il contribuente possieda i requisiti sostanziali richiesti dalle norme.

Tali requisiti, in particolare, devono essere posseduti alla data originaria di scadenza del termine previsto per la trasmissione della comunicazione o per l’assolvimento dell’adempimento di natura formale propedeutici alla fruizione di benefici di natura fiscale o all’accesso a regimi fiscali opzionali.

Inoltre, il contribuente deve effettuare la comunicazione o eseguire l’adempimento richiesto “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, da intendersi come la prima dichiarazione dei redditi il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione ovvero eseguire l’adempimento stesso.

Qualora l’adempimento omesso rilevi esclusivamente ai fini dell’IVA, il termine cui occorre fare riferimento è quello di presentazione della prima dichiarazione IVA che scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione ovvero eseguire l’adempimento stesso.

A tal proposito, viene precisato che per “termine di presentazione” si intende quello ordinario di presentazione del Modello Unico a nulla rilevando il “periodo di tolleranza” di 90 giorni (infatti, come è noto, “sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo”.

Ebbene, quindi, la scadenza ulteriore dei 90 giorni da quella di presentazione della dichiarazione fiscale, in questo caso, non rileva.

Inoltre, contestualmente alla presentazione tardiva della comunicazione o all’adempimento tardivo occorre versare la sanzione in misura pari a € 258,00, ossia l’importo minimo previsto dall’art. 11, comma 1, del decreto legislativo n. 471 del 1997.

Detta sanzione:

- deve essere versata tramite modello F24 senza possibilità di effettuare la compensazione con crediti eventualmente disponibili;

- non può essere oggetto di ulteriore ravvedimento ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, dal momento che la sanzione rappresenta l’onere da assolvere per aver diritto al riconoscimento dei benefici concessi dalla norma in esame.

 

 

Ambito oggettivo di applicazione

La norma circoscrive l’ambito di applicazione del nuovo istituto alla fruizione di benefici di natura fiscale e all’accesso ai regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione o di altro adempimento di carattere formale.

Sia l’obbligo di comunicazione sia l’adempimento formale devono essere previsti a pena di decadenza dal beneficio o dal regime opzionale.

Ne consegue che la cd. remissione in bonis non si applica riguardo alle comunicazioni o agli adempimenti fiscali la cui non tempestiva esecuzione assume natura di mera irregolarità (e dal cui mancato o tardivo adempimento discenda la sola irrogazione di sanzioni).

Si pensi, ad es., alla comunicazione che, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2008, deve essere inviata all’Agenzia delle entra