La produzione delle cartelle notificate non costituisce nuova eccezione

Con ordinanza n.10567 del 25 giugno 2012 la Corte di Cassazione, sez. VI, ha confermato che “nel giudizio tributario è ammessa la produzione in appello di nuovi documenti (Cass.n.3611 del 2006) e, dall’altro, la produzione in appello, come nel caso di specie, delle cartelle notificate (e delle quali era contestata dal contribuente l’avvenuta notifica) costituisce una mera difesa consentita alla parte rimasta contumace in prime cure, concernendo il divieto di cui al D.Lgs.n.546 del 1992, art. 57, solo le eccezioni in senso stretto (Sez. 5, Sentenza n.12008 del 2011; Cass.n.14020 del 2007)”.
 
Brevi note
Per domanda nuova si intende quella che contiene una richiesta diversa o ulteriore rispetto a quella proposta davanti alla Commissione Tributaria provinciale.
Al di là dei diversi pronunciamenti citati nel corpo della sentenza in commento, ricordiamo che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 10864 del 23.06.2005, ha ritenuto che non possa parlarsi di domanda nuova nell’ipotesi in cui il contribuente invochi, in sede di appello, l’applicazione di norme diverse ed ulteriori rispetto a quelle dedotte nel giudizio di primo grado, dal momento che spetta sempre al giudice la qualificazione giuridica dei fatti di causa.
Il comma 2, dell’art. 57, del D.Lgs.n.546/92 prevede che possano proporsi eccezioni nuove soltanto se rilevabili anche d’ufficio. L’eccezione è il mezzo di cu la parte si avvale per contrastare le domande della controparte. La proposizione delle eccezioni di merito comporta un ampliamento dell’oggetto del giudizio e, di conseguenza, ciò è vietato in quanto la nuova eccezione comporta un ampliamento del thema decidendum.
Si rileva, ancora, che il comma 2, dell’articolo 58, del D.Lgs.n.546/92 dà facoltà alle parti di produrre liberamente nuova documentazione, sostanzialmente corrispondente a quella portata alla cognizione della Commissione provinciale, a norma del comma 4 dell’articolo 22.
Sul punto, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 20086 del 17.10.2005, ha affermato che “dal confronto tra l’art. 58 del D.Lgs. n. 546/1992, e l’art. 345 c.p.c., emerge immediatamente che per il processo tributario il regime delle prove è modellato su quello del processo civile, con l’unica eccezione … delle prove documentali, per le quali non opera di divieto della novità”.
Peraltro, precedentemente la stessa Corte di Cassazione, con sentenza n. 2027 dell’11.02.2003, aveva avuto modo di rilevare che l’art. 58, secondo comma, “fa salva la facoltà delle parti di produrre in appello nuovi documenti indipendentemente dall’impossibilità dell’interessato di produrli in prima istanza, per causa a lui non imputabile, requisito quest’ultimo richiesto dall’art. 345 c.p.c., ma non dall’art. 58”.
Il principio oggi espresso dalla Corte di Cassazione va sulla scia di un importante pronunciamento: la sentenza n. 6921 del 25 marzo 2011 (ud. del 19 gennaio 2011) con cui la Corte di Cassazione aveva già ritenuto che non costituisce nuova eccezione bensì mera difesal’allegazione della documentazione in ordine alla tempestività della notificazione degli attiimpositivi.Come ripetutamente affermato “il giudizio tributario, anche in base alla disciplina dettata dal D.Lgs. n. 546 de 1992, art. 18, comma 2, art. 19, e art. 24, comma 2, è caratterizzato da un meccanismo di instaurazione di tipo impugnatorio, circoscritto alla verifica della legittimità della pretesa effettivamente avanzata con l’atto impugnato, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso atto indicati, ed ha un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente con i motivi specificamente dedotti nel ricorso introduttivo, in primo grado, onde delimitare sin dalla …

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