Contribuenti minimi e beni ammortizzabili, mediazione tributaria e definizione delle sanzioni, riscadenziazione delle rateizzazioni tributarie, cedolare secca e omesso versamento, IVA sui lavori nella casa di riposo

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 17 settembre 2012



le risposte ai casi dubbi della vita professionale elaborate dal dott. Antonio Gigliotti

QUESITO N. 1: Minimi e calcolo del limite di 15.000

I beni strumentali a uso promiscuo rilevano, ai fini della verifica dei requisiti di accesso al regime per il 50% del costo sostenuto.

Si chiede se nel calcolo del limite si debba tenere conto dell’IVA non detratta. In particolare, si domanda come rileva ai fini della verifica dei requisiti l'acquisto di un autovettura uso promiscuo avente un imponibile di € 13.800,00 + IVA 21% 2.898,00?

 

RISPOSTA

Ai fini dell'applicazione del regime dei minimi i contribuenti nel triennio solare precedente non devono aver effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro (articolo 1, comma 96, lettera b) della legge finanziaria 2008).

Nell'ammontare degli acquisti, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del D.M. 2 gennaio 2008, si assumono i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Occorre fare riferimento, dunque, all'ammontare dei corrispettivi degli acquisti che rilevano secondo le ordinarie regole dell'imposta sul valore aggiunto, laddove, nel sistema dell'IVA, i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi costituiscono la base imponibile cui è commisurata l'imposta.

In definitiva, sia in fase di accesso al regime che durante la sua applicazione, il rispetto del limite degli acquisti di beni strumentali di cui alla lettera b) del comma 96, deve essere verificato con riferimento al costo sostenuto al netto dell'imposta sul valore aggiunto, anche se non è stato esercitato il diritto di detrazione.

Tale procedura è stata prevista dall’Agenzia delle Entrate nella circolari n. 73/E/2007, n. 13/E/2008 e n. 7/E/2008 nella quale è stato affermato che “i beni strumentali ad uso promiscuo (autovetture e telefonini) rileveranno ai fini della determinazione del valore complessivo degli acquisti di beni strumentali (15.000 euro) in misura pari al 50 per cento dei relativi corrispettivi, al netto dell'eventuale Iva indetraibile”.

Per il caso indicato nel quesito l’IVA di 2.898,00 risulta irrilevante, pertanto il costo dell’autovettura ai fini del superamento del limite di 15.000,00 € rileva per € 6.900,00 (50% di 13.800,00).

 

QUESITO N. 2:Mediazione tributaria: definizione sanzioni prima del reclamo

Il reclamo obbligatorio, previsto e disciplinato dall’art. 17–bis del D.Lgs. 546/1992, preclude al contribuente la definizione in via agevolata delle sole sanzioni?

 

RISPOSTA

L’istituto deflattivo “parziale” della definizione agevolata delle sanzioni, disciplinato dall'articolo 16, comma 3, del D.Lgs 472/1997, consente al contribuente di pagare entro 60 giorni dalla notifica dell'atto di accertamento solamente 1/3 delle sanzioni tributarie (non penali) irrogate, riservandosi la possibilità di instaurare il contenzioso presso la competente Commissione Provinciale, con riferimento alle sole maggiore imposte accertate.

Una simile scelta può rivelarsi utile allorquando il contribuente, pur ritenendo di essere nel giusto, nutra comunque incertezze sul buon esito del giudizio. Così, infatti, si va a ridurre il dovuto in caso di soccombenza.

Giova, tuttavia, precisare che il perfezionamento della definizione agevolata estingue irrevocabilmente l’obbligazione tributaria. Ciò si traduce nell’impossibilità per il contribuente di pretendere l’eventuale rimborso delle sanzioni versate, qualora intervenga una sentenza favorevole che accerta la non debenza del tributo.

In ogni caso, si segnala che l'articolo 19, comma 6, del D.Lgs 472/1997, in tema di esecuzione delle sanzioni, prevede che “se in esito alle sentenze di primo o di secondo grado la somma corrisposta eccede quella dovuta, l'ufficio deve provvedere al rimborso”.

Tanto premesso, la risposta al quesito è la seguente: sì, il contribuente che lo ritenga opportuno, prima della presentazione del reclamo obbligatorio, può definire in via agevolata le sole sanzioni.

 

QUESITO N. 3:Dilazione del debito tributario: ritardo nel pagamento di una rata

Il ritardo nel pagamento di una rata di avviso bonario diversa dalla prima, comporta la decadenza dalla dilazione di pagamento del debito tributario? Preciso che trattasi di dilazione concessa a febbraio 2012

 

RISPOSTA

Dal 28 dicembre 2011 sono entrate in vigore le nuove norme relative alla rateazione degli avvisi bonari, contenute nel Decreto legge cosiddetto “Salva Italia” (D.L. 201/2011).

La novella interessa le comunicazioni di irregolarità emesse dall’Agenzia delle Entrate a seguito di:

  • controlli automatici eseguiti in sede di controllo formale delle dichiarazioni, ex artt. 36-bis del D.P.R. 600/73 e 54-bis del D.P.R. 633/72;

  • controlli formali di cui all’art.36-ter del D.P.R. 600/73, che evidenzino delle incongruenze tra i dati in possesso dal Fisco e quelli dichiarati dal contribuente.

Ebbene, in virtù delle nuove disposizioni, il tardivo pagamento di una rata diversa dalla prima, non comporta l’immediata decadenza dal piano di ammortamento del debito, in quanto la revoca del beneficio si configurerà solamente nel caso in cui il contribuente non paghi il dovuto entro il termine per il versamento della rata immediatamente successiva e non definisca l'omissione attraverso l'istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. 472/97.

Si segnala, a tal proposito, che con la risoluzione n. 132/E/11 sono stati istituiti i codici tributo per il ravvedimento della rata.

Qualora intervenisse la revoca, una volta emesso il ruolo, è fatta salva la possibilità di ottenere una dilazione di pagamento rispetto all’importo della cartella. L’art. 1 del D.L. 16/2012 (semplificazioni fiscali) ha infatti disposto l’abrogazione, a partire dal 2 marzo 2012, dell’art. 3 bis del D.Lgs. 464/97, che impediva l’accesso del contribuente resosi inadempiente una prima volta alla dilazione del pagamento delle somme iscritte successivamente a ruolo.

 

QUESITO N. 4: Cedolare secca omesso versamento

Ho optato per la cedolare secca, ma non ho versato il secondo acconto il 30 novembre scorso; posso versarlo ora o sono destinato a decadere dal regime sostitutivo?

 

RISPOSTA

Il contribuente che ha omesso il versamento del secondo acconto della cedolare secca può avvalersi dello strumento del ravvedimento operoso previsto dall’art.13 del D.Lgs. 472/97.

La Circolare n.20/E del 4 giugno 2012 al punto 2 ha precisato che l'omesso versamento dell'acconto della cedolare secca per l’anno 2011 alle date previste non preclude la possibilità di assoggettare i canoni di locazione a imposta sostitutiva.

Il contribuente interessato può avvalersi a tal fine dell'istituto del ravvedimento c.d. operoso di cui all'articolo 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, applicabile alla cedolare secca per effetto del rinvio operato dall'articolo 3 del D.Lgs. n. 23 del 2011 alle disposizioni in materia di imposte sui redditi per regolarizzare gli omessi versamenti, effettuando il pagamento delle imposte dovute, unitamente agli interessi e la sanzione nella misura ridotta stabilita dal citato articolo 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997. A tal fine devono essere utilizzati i codici tributo “1992”, denominato "Interessi sul ravvedimento - Imposte sostitutive" (1,5% fino al 31.12.2011 e 2,5% dal 01.01.2012), e “8913”, denominato “Sanzioni pecuniarie imposte sostitutive delle imposte sui redditi” (3,75%).

Nell’ipotesi in cui il contribuente abbia tenuto conto del reddito derivante dalla locazione dell’immobile abitativo ai fini del versamento dell’acconto IRPEF 2011, non è comunque preclusa la possibilità di assoggettare i canoni di locazione a imposta sostitutiva, sempreché ne ricorrano tutte le condizioni previste, qualora il contribuente presenti istanza per la correzione del codice tributo indicando l’importo versato a titolo di acconto IRPEF da considerare versato a titolo di acconto per la cedolare secca per il 2011.

Una volta effettuato il versamento o la correzione dell’F24, gli importi andranno indicati al rigo RB11 colonna 4 in Unico PF 2012. Alla colonna 4 del modello Unico PF 2012 va indicato l’ammontare degli acconti della cedolare secca versati dal contribuente per l’anno 2011 con il Modello F24. In pratica, nella colonna 4 rigo RB11 si deve indicare l’importo di eventuali versamenti in acconto (85%) eseguiti autonomamente con modello F24 a titolo di prima rata di acconto della cedolare secca 2011 con codice tributo 1840 e anno di riferimento 2011 e di seconda o unica rata di acconto della cedolare secca 2011, con codice tributo 1841 e anno di riferimento 2011. L’acconto 2011 della seconda rata della cedolare secca poteva tener conto del differimento di 17 punti percentuali previsto dal D.P.C.M. del 21 novembre 2011 (acconto dovuto nella misura del 68% in luogo del 85% con cui era stata versata la prima rata). 

 

QUESITO N. 5: Lavori nella casa di riposo: Iva al 10%

A seguito di lavori per la realizzazione di una copertura di una terrazza per una casa di riposo (da adibire a ritrovo degli ospiti), si chiede di sapere se è possibile applicare l’aliquota Iva ridotta del 10%.

 

RISPOSTA

Si ritenere che l'aliquota del 10% sia applicabile ai lavori di manutenzione effettuati sui cosiddetti edifici "assimilati" alle case di abitazione non di lusso (ai sensi dell'articolo 1 della Legge 659 del 19 luglio 1961), a condizione che costituiscano stabile residenza di collettività. E’ il caso, ad esempio, di orfanotrofi, case di riposo e dei conventi, dal momento che si tratta di strutture destinate a essere residenza stabile delle persone che vi alloggiano.

Ai sensi dell’art. 1, della Legge 19.7.1961, n. 659, sono assimilati alle abitazioni non di lusso gli edifici idonei a ospitare collettività, tra i quali rientrano:

  • gli edifici scolastici (R.M. 24.5.1986, n. 321536);

  • le caserme;

  • gli ospedali, case di cura, sanatori, ricoveri e case di riposo;

  • le colonie climatiche;

  • i collegi, educanti, pensionati, asili infantili, orfanotrofi;

  • le carceri;

  • i monasteri, conventi, edifici di culto cattolico (chiese, santuari e oratori);

  • i fabbricati simili ai precedenti, anche se non destinati in via principale a ospitare collettività, sono utilizzati per finalità di istruzione, assistenza, beneficenza e cura.

Ai sensi dell’art. 36, co. 3, lett. c), D.L. 331/1993, conv. con la Legge 427/1993, i fabbricati sopra elencati sono stati inseriti nel n. 127-quinquies, Tab. A, Parte III, del D.P.R. 633/1972, che prevede l’applicazione dell’aliquota Iva ridotta pari al 10%.

Sarà così possibile applicare l’aliquota ridotta del 10% sia per la costruzione che per l’ampliamento e il completamento degli edifici già costruiti o in corso di costruzione.

Con riferimento alla casa di riposo si ritiene che per gli interventi citati nella domanda (intervento di copertura della terrazza) sia possibile applicare l’Iva agevolata del 10%.

 

17 settembre 2012

Antonio Gigliotti