Accertamento con adesione: il contraddittorio si fa solo una volta

Con sentenza n. 43 la quindicesima sezione della CTR di Milano del 28 novembre 2011, depositata in segreteria il 2 aprile 2012, i giudici meneghini hanno sbarrato la strada al doppio contraddittorio.
 
Il fatto
In esito ai controlli eseguiti sugli elementi indicati nel modello Unico 2004 presentato da un contribuente, esercente l’attività di trasporto di merci su strada, l’Agenzia delle entrate riscontrava che l’ammontare dei ricavi dichiarati (9.265,00) per il periodo di imposta 2003 risultava inferiore a quello (59.888,00) derivante dall’applicazione dello studio di settore SG68U applicabile all’attività considerata.
Prima di procedere all’emissione dell’avviso di rettifica, con atto notificato in data 22 aprile 2008, l’Ufficio invitava il contribuente al contraddittorio, specificando tutti gli elementi considerati per determinare i maggiori ricavi accertabili ai fini fiscali e previdenziali.
Nel corso del contraddittorio, l’interessato contestava l’applicazione degli studi di settore alla propria realtà economica, sostenendo di aver dichiarato i ricavi percepiti e che lo scostamento rispetto al cluster era imputabile a problemi di salute (infarto) che nel corso del 2003 lo avevano costretto a ridurre le prestazioni lavorative.
L’Ufficio non ravvisava nelle motivazioni fornite dal contribuente la presenza di elementi idonei a giustificare lo scostamento dei ricavi, anche tenuto conto che il contribuente non aveva offerto alcuna documentazione in merito alle dichiarate condizioni di salute. Pertanto, con verbale in data 5 maggio 2008, sottoscritto dalle parti, il contraddittorio veniva chiuso con esito negativo.
Dopo aver esperito il rituale contraddittorio con il contribuente, l’Ufficio notificava in data 12 giugno 2008 avviso di accertamento con il quale accertava per l’anno d’imposta 2003 il reddito imponibile di impresa in Euro 54.742,00 da cui scaturiva una maggiore IRPEF per Euro 17.118,00, maggiore addizionale regionale IRPEF per Euro 720,00, maggiori contributi I.N.P.S. per Euro 8.175,00, maggiore IRAP per Euro 2.137,00 e maggiore IVA per Euro 10.053,00, con relativi interessi e con sanzioni per Euro 25.677,00.
In data 5 settembre 2008 il contribuente presentava, ai sensi dell’art. 6 D.Lgs. n. 218/97, istanza di accertamento per adesione, che l’Agenzia delle entrate dichiarava inammissibile con atto in data 30 settembre 2008 (consegnato al richiedente il 2 ottobre 2008), in ragione del già infruttuoso esperimento della fase in contraddittorio.
Con ricorso spedito per la notifica in data 15 dicembre 2008 e consegnato all’ufficio il giorno successivo, il contribuente adiva la Commissione Tributaria Provinciale per chiedere l’annullamento dell’avviso di accertamento.
I ricorrente, dopo aver premesso che la presentazione della domanda di accertamento con adesione aveva prodotto la sospensione del termine di 90 giorni per cui l’impugnazione era stata proposta nel rispetto del termine di 60 giorni (anche considerando l’ulteriore periodo di sospensione feriale), lamentava che l’avviso di accertamento era stato emesso senza attendere il decorso del termine di 60 giorni previsti dall’art. 12, settimo comma, L. n. 212/2000; deduceva inoltre che, per ragioni di salute, nell’anno 2003 si era avvalso di altro trasportatore i cui costi erano pari ai ricavi, con conseguente difetto di riscontro probatorio e di motivazione dell’accertamento in quanto basato esclusivamente su presunzioni semplici, senza individuare il legame tra la situazione teorica e quella specifica del contribuente, non potendosi ammettere un automatico rinvio alle risultanze degli studi di settore che possono costituire soltanto un criterio guida per l’accertamento, fermo l’onere dell’ufficio di fornire la prova dei maggiori ricavi conseguiti nel periodo considerato e di precisare con adeguata motivazione gli elementi specifici e le ragioni del ritenuto grave scostamento tra ricavi dichiarati e presunti; contestava, …

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