Stabile organizzazione in Italia di soggetti non residenti: normativa, direttive Ocse e giurisprudenza

Come potere individuare una stabile organizzazione in Italia di soggetti non residenti. Nella pratica l’applicazione dei principi di fondo restano alquanto complessi, sia pure tali principi possano risultare chiari nella loro enunciazione.
E’ questa una delle osservazioni conclusive elevate dalla Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro all’interno della circolare n. 16 del 08 agosto 2012, che ha colto l’occasione  per illustrare gli aspetti normativi, le direttive Ocse e le decisioni della massima giurisprudenza.
Stabile organizzazione in Italia di soggetti non residenti: circolare dei Consulenti del lavoro
Cosa si intende  con stabile organizzazione? E come viene considerata ai fini delle imposte sui redditi? La circolare n. 16 del 08 agosto 2012 della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro analizza questo importante concetto alla luce della normativa nazionale, delle Direttive Ocse e della giurisprudenza (stabile organizzazione in Italia di soggetti non  residenti. Normativa nazionale, direttive OCSE e giurisprudenza).
Estrema difficoltà a potere individuare una stabile organizzazione in Italia di soggetti non residenti
A parere della citata Fondazione studi, se i principi di fondo che stabiliscono i criteri in base ai quali individuare la presenza di una stabile organizzazione sono sufficientemente chiari, occorre riconoscere che l’applicazione pratica dei medesimi resta assai complessa e affidata ad una analisi caso per caso. Nell’ipotesi, ad es., in cui vi sia una rete di agenti l’individuazione della possibile stabile organizzazione passa attraverso una puntuale analisi dei rapporti contrattuali tra casa madre, eventuali capi area e agenti. Tale fattispecie risulta essere oggettivamente complessa poiché occorre tenere, peraltro, in considerazioni la normativa nazionale, quella OCSE, nonché gli spunti della giurisprudenza (Cassazione nn. 10925/2002 e 6799/2004) anche comunitaria.
Ad es., nella Causa sottoposta alla Corte di giustizia UE C-190/95 è stato affrontato il problema di una società di leasing che prendeva contatti con i clienti residenti in un altro Paese della Comunità tramite agenti.
Altri spunti sono rinvenibili dalla sentenza della Corte di giustizia UE del 23 marzo 2006, causa 210/04 – nella quale è stato chiarito che un “centro di attività stabile” che non goda di indipendenza economica dalla casa madre, non può essere considerato un soggetto autonomo ma costituisce con essa un soggetto passivo unico e, dunque, si configura una stabile organizzazione.
E prima ancora le sentenze della Cassazione sul cd. “caso Philip Morris” (Cass. 7.3.2002 n. 3367 e n. 3368, Cass. 25.5.2002 n. 7682 e Cass. 25.7.2002 n. 10925)386.
Con tali pronunce la Suprema Corte ha fornito indicazioni operative circa l’individuazione delle caratteristiche essenziali delle stabili organizzazioni occulte” e delle stabili organizzazioni “plurime” di società non residenti facenti parte di gruppi multi- nazionali.
Nel caso di specie la Cassazione ha precisato che la qualificazione di stabile organizzazione sussiste qualora:
– un’impresa abbia legami “talmente penetranti” con la società madre tali da far diventare le società controllate, pur dotate di uno status di soggetti autonomi, “vere e proprie strutture di gestione dell’impresa esercitata da altre società”;
– i rapporti di dipendenza o di compartecipazione siano tali da poter essere assimilati a quelli che intercorrono con un agente dipendente.
Di recente la Corte di Cassazione, con sentenza n. 20678 del 29 maggio 2012, ha stabilito che la nozione di stabile organizzazione di una società straniera in Italia va desunta dall’art. 5 del modello di convenzione OCSE contro la doppia imposizione e dal suo …

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