Il trust liquidatorio

di Ennio Vial

Pubblicato il 6 luglio 2012

la recente prassi di utilizzo del trust ha visto nascere molti trust con fini liquidatori: quali sono le prospettive di tale strumento giuridico nell'ordinamento italiano?

Premessa

Secondo l’art. 2 della Convenzione dell’Aja “per trust s’intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”.

Il trust si sostanzia quindi in un rapporto giuridico complesso che ha un’unica causa fiduciaria.

La struttura essenziale del trust vede la presenza di tre soggetti, non necessariamente persone diverse tra loro, ovvero:

il disponente (o “settlor”);

il “trustee”;

il beneficiario, o i beneficiari.

Il trust è uno strumento particolarmente flessibile che consente di ottenere svariate finalità tra cui, in primis, la protezione del patrimonio del disponente, un passaggio generazionale ordinato dei beni, una gestione professionale della liquidità, un’ottimizzazione fiscale in ipotesi di disposizione, nel trust, di partecipazioni.

Come detto, una delle finalità perseguite attraverso l’istituzione di un trust è quella di far uscire dal patrimonio del disponente beni che potrebbero essere aggrediti dai suoi creditori.

Il trust, in sostanza, se ben predisposto è uno strumento “forte” di protezione e segregazione del patrimonio.

Si sottolinea, tuttavia, come il trust non possa essere utilizzato come una scappatoia per sfuggire ai creditori poiché gli stessi, se sussistono determinate condizioni, possono esperire l’azione revocatoria.

 

I possibili utilizzi del trust

Il Trust è uno strumento versatile che può essere utilizzato per svariate finalità. Generalmente, è istituito con finalità donatorio-familiari con l’obiettivo di proteggere il patrimonio e di realizzare un passaggio ordinato dei beni ai discendenti.

Tuttavia, negli ultimi anni, si è sviluppata una certa casistica di trust istituiti con finalità liquidatorie.

Sul tema, ed in particolare sui rapporti tra trust e diritto delle imprese in crisi, è intervenuto il recente studio del Notariato.

Il Consiglio Nazionale del Notariato nello Studio n. 161-2011I/I esamina, infatti, l’istituto, la giurisprudenza e le criticità dalla stessa evidenziate in relazione alla possibilità di utilizzare il trust come strumento alternativo alla liquidazione.

Nel presente intervento evidenzieremo quindi le criticità e le opportunità del trust liquidatorio; infine esamineremo, con brevi cenni, i profili fiscali dell’istituto.

 

Le caratteristiche essenziali del trust liquidatorio

Si premette come il trust liquidatorio venga costituito da imprese in una fase di crisi che non siano ancora fallite o assoggettate a procedure concorsuali.

In alcuni casi la società si trova già in stato di liquidazione ovvero delibera il proprio scioglimento e messa in liquidazione immediatamente dopo l’istituzione del trust.

Analizzeremo nel proseguo le tesi della giurisprudenza sulla possibilità di costituire il trust quando la società è già insolvente.

Si veda la seguente tabella di sintesi che riassume le caratteristiche essenziali dell’istituto.

 

Tabella n.1: le caratteristiche essenziali del trust liquidatorio

Trust autodichiarato

La figura del disponente è ricoperta dall’impresa (società o imprenditore individuale) la quale assume inoltre il ruolo di Trustee.

Trust con trasferimento di beni

Il trust determina il trasferimento di beni (l’intera azienda) ad un trustee diverso dalla società disponente.

Trust con beneficiari

Nel caso di trust con beneficiari essi vengono individuati (primariamente) nei creditori dell’impresa.

In taluni atti è presente una suddivisione dei creditori in classi (es. privilegiati e chirografari). Nei casi di trust istituiti da società, i soci vengono talvolta individuati come beneficiari “residuali”.

Trust di scopo

Lo scopo del Trust è il soddisfacimento dei creditori dell’impresa.

Il Trustee

Il trustee potrebbe essere un professionista o una banca.

Al trustee è, di regola, attribuito il potere-dovere di liquidare i beni trasferitigli al fine di soddisfare, con il ricavato, i creditori dell'impresa.

Il Guardiano

E’ sempre presente il Guardiano; inoltre, potrebbe essere nominato un guardiano ordinario, quello originariamente nominato, e un possibile guardiano speciale, qualora sopravvenga il fallimento (in tal caso potrebbe essere il curatore fallimentare).

Il guardiano originario potrebbe essere un professionista.

La durata del trust

La durata è stabilita in termine fisso (ad esempio 5 o 6 anni) ovvero nell’avvenuta realizzazione dello scopo quando si tratta di trust configurato come "di scopo", ovvero fino a quando il trustee e il guardiano dichiarino concordemente che lo scopo del trust non è realizzabile o non lo è ulteriormente.

La legge di riferimento

Generalmente la legge di Jersey (Channel Island). La l