Il nuovo regime dei minimi (prima parte)

di Gianfranco Ferranti

Pubblicato il 16 giugno 2012

dopo i chiarimenti offerti dall'Agenzia è finalmente possibile fare un quadro completo del nuovo regime dei contribuenti minimi: in questa prima puntata analizziamo le caratteristiche di tale regime ed il confronto con altri regimi agevolati

A partire dal 2012 sono aumentati i regimi contabili semplificati per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa o un’arte o professione, per effetto della riforma introdotta dall’art. 27 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Al tradizionale regime di contabilità semplificata si aggiungono, infatti:

  • il nuovo regime dei minimi, fruibile soltanto da chi avvia l’attività dal 2012 o l’ha già avviata a partire dal 1° gennaio 2008 e che si applica nell’anno di inizio dell’attività e nei quattro anni successivi;

  • il nuovo regime semplificato “agevolato”, del quale potranno fruire i contribuenti in possesso dei requisiti per fruire del “vecchio” regime dei minimi ma non di quelli necessari per accedere a quello “nuovo”.

 

  1. IL NUOVO REGIME DEI MINIMI

L’Agenzia delle entrate ha fornito i primi chiarimenti interpretativi in merito al nuovo regime dei minimi nella circolare del 30 maggio 2012, n. 17/E, nella quale è stato fatto rinvio, per quanto già disposto dalla previgente normativa, alle precisazioni fornite con i documenti di prassi già emanati ed allegati alla stessa circolare.

 

1.1. Le caratteristiche del regime

Per fruire del nuovo regime dei minimi non è richiesta un’età minima o massima. I giovani sono stati, però, agevolati, prevedendo l’applicazione di tale regime anche oltre il quarto anno successivo, fino al periodo di compimento del 35° anno di età. Se, ad esempio, un professionista inizia l’attività nel 2012, all’età di 25 anni, potrà fruire del regime fino al 2022 (anziché fino al 2016). Al riguardo è stato precisato, nel provvedimento n.185820 del 2011, che i soggetti che non hanno ancora compiuto il trentacinquesimo anno di età possono continuare ad applicare il regime in esame fino al periodo d’imposta di compimento di tale anno di età, senza dover esercitare alcuna opzione espressa.

Le nuove condizioni previste per l’accesso al regime sono sostanzialmente analoghe a quelle precedentemente previste per il regime delle nuove iniziative produttive e l’Agenzia delle entrate ha affermato, nella circolare n. 17/E del 2012, che restano validi i chiarimenti forniti con i precedenti documenti di prassi, salvo quanto precisato nella stessa circolare. E’ stato, in particolare, stabilito che è necessario:

  • non aver esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’arte o professione o un’attività d’impresa, anche nell’ambito di imprese familiari, società o associazioni professionali;

  • non proseguire l’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta salva la pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

  • non proseguire un’attività d’impresa svolta da un altro soggetto che abbia realizzato, nell’anno precedente a quello di partenza del nuovo regime, ricavi superiori a 30.000 euro.

L’art. 27 richiama espressamente l’intera normativa che disciplina il regime dei minimi. Nel punto 2.1. del detto provvedimento n. 185820 è stato ribadito che le persone fisiche che intraprendono un’attività dal 1° gennaio 2012, ovvero che l’hanno intrapresa successivamente al 31 dicembre 2007, possono accedere al detto regime dei minimi a condizione che siano in possesso sia dei requisiti previsti all’articolo 1, commi da 96 a 99 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dall’art. 2 del relativo decreto di attuazione del 2 gennaio 2008, sia di quelli stabiliti dal comma 2 dell’art. 27 del D.L. n. 98 del 2011.

Restano, pertanto, applicabili anche gli altri requisiti previsti per il precedente regime, che vanno rispettati nel corso della vigenza di quello nuovo.

Chi fruisce del nuovo regime può applicare al reddito prodotto l’imposta sostitutiva con l’aliquota del 5%. Nella relazione tecnica è stimato che soltanto il 4% dei soggetti che hanno aderito al precedente regime dei minimi potrà continuare ad applicarlo. Per tale motivo dalla riforma si attende un incremento di gettito, nonostante la riduzione dell’aliquota dal 20 al 4%. A fronte della notevole “stretta” operata sarebbe, però, opportuno almeno rimuovere l’esclusione dal detto regime per i contribuenti che corrispondono canoni di locazione per l’immobile in cui svolgono l’attività di importo superiore a 15.000 euro nell’arco di un triennio, che risulta eccessivamente penalizzante.

La limitazione del regime dei minimi appare motivata dall’esigenza di contrastare possibili “forzature” dello stesso da parte dei contribuenti interessati a fruire delle connesse agevolazioni1, in presenza di un forte incremento, registrato nel 2009, dei soggetti che si sono avvalsi di tale regime. Dai dati del censimento dell’Osservatorio sulle partite IVA promosso dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia2 è, peraltro, emerso che:

  • nel periodo da gennaio ad agosto 2011 sono stati 389.372 i soggetti che hanno avviato una nuova attività d’impresa o di lavoro autonomo3e il 50 per cento delle nuove partite IVA ha riguardato persone fisiche con meno di 35 anni. Tale dato, unitamente alla circostanza che il “picco” delle aperture si è verificato nel mese di agosto4, induce a ritenere che il trend positivo sia l’effetto dell’introduzione del nuovo regime in esame;

  • nel corso dell’intero anno 2011 le nuove partite IVA aperte sono risultate in calo del 4,8% rispetto all’anno precedente, ma gli under 35 sono stati più attivi rispetto al 2010, con 186.000 aperture.

Sono confermate le semplificazioni contabili, consistenti nell’esonero: dalla tenuta delle scritture ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA; dagli obblighi di rivalsa e detrazione, di liquidazione, versamento e presentazione delle dichiarazioni e comunicazioni annuali ai fini dell’IVA. Vanno, però, conservati i documenti ricevuti ed emessi e certificati i corrispettivi. I contribuenti sono, inoltre, esclusi dall’IRAP e dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri. L’Agenzia delle entrate ha precisato, nella circolare 24/E del 30 maggio 2011, che i contribuenti minimi non sono tenuti ad effettuare le comunicazioni ai fini del cosiddetto “spesometro”.

Nel punto 1 del provvedimento n. 185820 è stabilito che, per quanto non espressamente previsto dallo stesso, si applica, laddove compatibile, quanto disposto da