I profili giuridici della rete d’impresa

In termini generali, la rete d’impresa può essere definita come un’architettura di cooperazione, basata sullo sviluppo di relazioni e connessioni, orientate alla continuità ed affidabilità, tra due o più soggetti-attori tra loro autonomi, i quali – in modo interdipendente, complementare e coordinato, e sulla base di aspettative reciproche e framework condivisi – operano e condividono risorse per poter raggiungere obiettivi e finalità comuni (o sinergici). Le imprese che scelgono di partecipare ad una rete possono dar vita a collaborazioni tecnologiche e commerciali con aziende della stessa filiera produttiva, acquisendo maggiore forza contrattuale, agevolazioni amministrative, finanziarie per la ricerca e lo sviluppo.
Le reti d’impresa stanno assumendo, ormai da diversi anni, un ruolo progressivamente rilevante, a fronte di contesti economici sempre più fondati sulla conoscenza e sull’innovazione, che impongono alle singole imprese lo sviluppo di rapporti di cooperazione con altre realtà, per far fronte alle emergenti carenze di competenze, flessibilità e risorse in genere. Analogamente, l’evoluzione tecnologica e la crescente interconnessione hanno contribuito ad incrementare nelle imprese la consapevolezza dell’importanza e della necessità dello sviluppo di dinamiche reticolari. Conseguentemente, riveste una crescente rilevanza la forma contrattuale adottata dagli aderenti alla rete, destinata a regolare i relativi effetti patrimoniali e gestionali, da cui possono discendere eventuali profili di responsabilità.
 
Il contratto di rete
L’aggregazione in commento può assumere forme giuridiche differenti, distinguibili essenzialmente in tre categorie: reti contrattuali, organizzative e miste. Queste ultime consistono nella combinazione di forme di collaborazione contrattuale e societaria, che coordinano lo svolgimento dell’attività economica ed il governo delle imprese. In ambito contrattuale, si sono distinti due macro modelli: uno fondato sull’impiego del contratto plurilaterale, e l’altro sul collegamento tra diversi contratti di collaborazione. Il primo modello si è configurato come rete di imprese, il secondo come network di contratti tra le stesse: ferme restando le differenze funzionali, entrambi i modelli sono riconducibili al genere della rete contrattuale tra imprese al quale fa riferimento la normativa vigente, contenuta nell’attuale formulazione dell’art. 3, comma 4-ter e seguenti, del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 aprile 2009, n. 33), quale risultante dalle sostituzioni ed integrazioni operate dall’art. 1, comma 1, della Legge 23 luglio 2009, n. 99, prima, e dall’art. 42, comma 2-bis e successivi, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n .122). Le disposizioni in parola hanno introdotto nell’ordinamento nazionale la disciplina giuridica del contratto di rete, senza, tuttavia, intaccarne il contenuto economico di libera aggregazione avente l’obiettivo di accrescere la competitività e capacità di innovazione dei partecipanti. Si segnala che, fino all’entrata in vigore della disciplina in commento, gli strumenti giuridici utilizzati dalle imprese per dare vita a tali aggregazioni erano rappresentati, ad esempio, dal contratto di società, consorzio o franchsing, dall’associazione temporanea d’impresa e dalla joint venture.
Il contratto di rete, in virtù delle modifiche operate dal D.L. n. 78/2010, è applicabile a tutte le forme di organizzazione aziendale (imprenditori individuali, società di persone e capitali, ecc.), e deve fornire evidenza degli obiettivi strategici e delle attività comuni funzionali al miglioramento della capacità competitiva …

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