Le problematiche relative all’accertamento del reddito d’impresa in presenza di fatture per operazioni inesistenti

di Francesco Buetto

Pubblicato il 12 aprile 2012

in seguito ad un accertamento basato su fatture emesse per operazioni inesistenti, quali sono le opzioni a disposizione del Fisco per la ricostruzione del reddito del contribuente?

La problematica relativa alle modalità con cui l’ufficio deve procedere all’accertamento in presenza di fatture per operazioni inesistenti è stata oggetto di specifico intervento del Se.C.I.T., con le delibere n. 78/1982, n. 101/1982 e n. 10/1988, e di esame da parte della Conferenza degli Ispettori compartimentali delle imposte dirette (verbale del 13-14 aprile 1984).

Gli orientamenti all'epoca assunti, sulla base del parere reso dall'Avvocatura generale dello Stato, sono contenuti nella circolare n. 271/E del 21 ottobre 2007, e possono così sintetizzarsi:

  • indeducibilità dei costi ed oneri non imputati a conto economico;

  • concorrenza alla formazione della base imponibile dei ricavi fatturati ma inesistenti, nella considerazione che il potere di rettifica è conferito al Fisco per recuperare a tassazione i ricavi non evidenziati e non già per procedere a correzioni della dichiarazione nell'interesse del contribuente, talché la contabilizzazione di oneri inesistenti impone la rettifica mentre la dichiarazione di ricavi fittizi non è presupposto di tale potere 1”.

 

La citata circolare n. 271/97, inoltre, distingue due ipotesi:

a) soggetti emittenti fatture per operazioni inesistenti (cosiddette cartiere);

b) soggetti utilizzatori di fatture per operazioni inesistenti.

 

Nella prima ipotesi - fatturazione eseguite da imprese esistenti sotto il profilo formale ma non sotto il profilo sostanziale, in quanto prive della struttura operativa idonea a produrre, fornire o prestare i relativi beni e servizi - si è in presenza di un'organizzazione criminosa diretta a frodare il Fisco.

In tale ipotesi occorre procedere nei confronti della cosiddetta cartiera utilizzando lo strumento dell'accertamento induttivo, prescindendo dalle risultanze contabili che rappresentano delle mere finzioni e mirando all'individuazione dell'effettivo profitto tratto dagli organizzatori dell'attività illecita. Ciò in quanto il procedimento induttivo consente un'approssimazione più realistica al reddito conseguito, che normalmente non coincide con l'ammontare dei ricavi rilevati”.

Ai fini dell'imputazione del reddito, “in conformità al principio fissato dall'art. 37, comma 3, del D.P.R. n. 600/1973, non si farà riferimento ai responsabili legali dell'impresa ma a coloro che hanno effettivamente gestito il traffico delle fatture