L’abrogazione dello spesometro e la reintroduzione degli elenchi clienti-fornitori

Aspetti generali
La rilevazione e comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA, cessioni di beni e prestazioni di servizi, in epoca recente introdotta come obbligo – al di sopra di una determinata soglia di ammontare – dopo che erano stati abrogati gli elenchi dei clienti e dei fornitori, veniva a inserirsi in un reticolo di disposizioni intese a contrastare i fenomeni di evasione, da un lato impegnando alla trasparenza i soggetti passivi IVA, e dall’altro rendendo «tracciabili» gli acquisti effettuati dai contribuenti «persone fisiche», nella prospettiva di un possibile impiego nel contesto del nuovo accertamento sintetico.
Occorre a tale riguardo rammentare che la disciplina dell’accertamento sintetico è stata oggetto di rivisitazione nel 2010, prevedendo – con riguardo agli accertamenti relativi ai periodi di imposta dal 2009 in poi – che il «sintetico puro» potesse essere fondato su ogni tipologia di spesa riscontrata, mentre il «sintetico» di tipo «redditometrico» (fondato su specifici indicatori di capacità contributiva standard) ancora attende l’emanazione del decreto attuativo, attualmente in fase di sperimentazione.
Nel corrente anno 2012, si registra l’intervento con decreto legge sulla materia, che ha determinato il sostanziale superamento del c.d. «spesometro» nella prima versione, in un certo modo ripristinando l’obbligo generalizzato di comunicazione già conosciuto agli operatori ai tempi degli elenchi clienti / fornitori, ma al contempo attenuandone l’onerosità giacché la comunicazione è ora prevista cumulativamente per ciascun cliente e per ciascun fornitore.
 
Lo «spesometro»
Secondo le previsioni dell’art. 21, D.L. n. 78/2010 («spesometro»), tutti i soggetti passivi IVA erano tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali i corrispettivi dovuti risultassero di importo pari o superiore a 3.000 euro, al netto dell’imposta.
Le indicazioni attuative sono contenute nel provvedimento direttoriale 22.12.2010 (modificato dal provvedimento direttoriale del 16.09.2011 che aveva spostato il termine e aveva integralmente sostituito le specifiche tecniche)
In base alla procedura in rassegna, per le operazioni per le quali non ricorreva l’obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino e ricevuta fiscale), il limite veniva posto a 3.600 euro al lordo dell’IVA; per il solo 2010, il limite era elevato a 25.000 euro e riguardava esclusivamente le operazioni soggette a obbligo di fattura (e quindi non quelle effettuate nei confronti dei privati «consumatori finali»).
Per le operazioni relative al 2010, le comunicazioni dovevano essere inviate entro il 31 dicembre 2011; a regime, l’invio doveva invece essere effettuato entro il 30 aprile di ogni anno.
Il nuovo adempimento aveva lo scopo di contrastare i comportamenti fraudolenti in materia di IVA, nonché di individuare spese e consumi di particolare rilevanza ai fini della ricostruzione della capacità contributiva ai fini dell’accertamento sintetico.
Per i privati consumatori, lo «spesometro» andava a incrementare le informazioni a disposizione del Fisco ai fini della ricostruzione presuntivo-sintetica della base imponibile IRPEF.
A proposito degli obblighi di comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini IVA, la circolare n. 24/E del 30.5.2011 – rileggendo il provvedimento attuativo – aveva osservato che, in sede di prima applicazione, dovevano essere comunicate:

entro il 31.10.2011, le operazioni di importo pari o superiore ai 25.000 euro al netto dell’IVA rese e ricevute nel periodo d’imposta 2010, limitatamente a quelle per le quali era previsto l’obbligo di emissione della …

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