Il valore della documentazione reperita presso terzi

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 11 aprile 2012

quale valore può avere ai fini dell'accertamento eventuale documentazione reperita in locali diversi da quelli in cui il contribuente esercita la propria attività?

Cassazione ha confermato che, “secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, inmateria di rettifiche I.V.A., l'uso di elementi acquisiti nell'ambito diprocedure riguardanti altri soggetti non viola le disposizioni che regolanol'accertamento o il principio del contraddittorio, atteso che il D.P.R. n.633 del 1972, art. 63, comma 1, dispone espressamente che, nell'ambito deidoveri di cooperazione con gli uffici, la Guardia di Finanza trasmette aisuddetti uffici tutte le notizie acquisite, anche indirettamente,nell'esercizio dei poteri di polizia giudiziaria, e che l'art. 54, comma 2,del citato D.P.R. dispone che gli Uffici, a loro volta, possono procederealla rettifica sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti,tratte da atti e documenti in loro possesso, anche quando si tratti di"verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti"(v. tra le altre cass. n. 9100 del 2001)”.

 

Brevi considerazioni

La questione affrontata dalla Corte nella sentenza che si annota non è certamente nuova. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2775/2000, ha affermato il principio che “se fosse precluso agli organi verificatori – nel corso di accessi debitamente autorizzati – prendere visione e, se del caso, acquisire atti e dati fiscalmente rilevanti nei confronti di terze persone ( non menzionate nel provvedimento di autorizzazione), sarebbe agevole per il contribuente infedele sottrarre alle verifiche la propria documentazione fiscale, bastando a ciò il semplice accorgimento di conservarla presso un’altra persona 1.

Sul punto la stessa Corte di Cassazione, con sentenza n. 6311 del 5 dicembre 2007, dep. il 10 marzo 2008, dopo aver ribadito che è “pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la inattendibilità della contabilità aziendale e quindi l’accertamento induttivo possono essere fondati su documentazione reperita presso terzi, e sulle annotazioni elaborati da terzi. Purché simile documentazione sia resa nota al contribuente ed esibita in giudizio”, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata ed inviato il giudice di rinvio ad attenersi al seguente principio di diritto: "la Amministrazione Finanziaria può procedere ad accertamento induttivo utilizzando documentazione reperita presso terzi e da costoro elaborata, purché fornisca la prova anche attraverso presunzioni della veridicità di tale documentazione e conseguentemente della inattendibilità della documentazione elaborata dal contribuente". In senso conforme Cass. sent. n. 8255 del 31 gennaio 2008, dep. il 31 marzo 2008, secondo cui “l'uso di elementi acquisiti nell'ambito di procedure riguardanti altri soggetti non viola disposizioni che regolano