I casi di esclusione dalla disciplina delle società di comodo

di Antonino Pernice

Pubblicato il 30 aprile 2012

dato che la disciplina relativa alle società di comodo si è fatta sempre più vincolante e penalizzante dal punto di vista fiscale, ecco un quadro di tutti i casi di esclusione dalla disciplina e le possibilità di disapplicazione

1.- Contribuenti soggetti alle disposizioni sulle c.d. società di comodo e soggetti esclusi.

Si premette che le disposizioni sulle c.d. società di comodo hanno lo scopo di colpire l’utilizzo di società commerciali per la mera intestazione di beni che restano nella disponibilità di persone fisiche.

 

Le disposizioni sulle società di comodo, contenute nell’art.30, c. 1, della L. 724/94, e nel D.L. 138/2011, si applicano tassativamente ai seguenti soggetti:

  • società per azioni,

  • società in accomandita per azioni,

  • società a responsabilità limitata,

  • società in nome collettivo e in accomandita semplice,

  • società e enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

 

Sono soggettivamente escluse:

  • le società semplici, non esercenti attività d’impresa,

  • le società cooperative,

  • le mutue assicurazioni,

  • gli enti commerciali e non commerciali,

  • le società consortili,

  • le società non residenti senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

 

Le società estere per le quali la residenza italiana è presunta ai sensi dell’art.73, c. 5-bis, dpr 917/86 (c.d. esterovestizione), rientrano invece tra i contribuenti che devono applicare la normativa sulle società di comodo, in quanto sono equiparate ai soggetti fiscalmente residenti.

 

2. - Casi di disapplicazione automatica.

L’art. 30, della Legge 724/94, sulle società di comodo, elenca i casi di esclusione, per i quali non occorre fornire la prova contraria.

Secondo il citato art. 30, c. 1. “… Le disposizioni del primo periodo non si applicano:

1) ai soggetti ai quali, per la particolare attività svolta, è fatto obbligo di costituirsi sotto forma di società di capitali;

2) ai soggetti che si trovano nel primo periodo di imposta;

3) alle società in amministrazione controllata o straordinaria;

4) alle società ed enti che controllano società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati italiani ed esteri, nonchè alle stesse società ed enti quotati ed alle società da essi controllate, anche indirettamente;

5) alle società esercenti pubblici servizi di trasporto;

6) alle società con un numero di socinon inferiore a 50.

6-bis) alle società che nei due esercizi precedenti hanno avuto un numero di dipendenti mai inferiore alle dieci unità;

6-ter) alle società in stato di fallimento, assoggettate a procedure di liquidazione giudiziaria, di liquidazione coatta amministrativa ed in concordato preventivo;

6-quater) alle società che presentano un ammontare complessivo del valore della produzione (raggruppamento A del conto economico) superiore al totale attivo dello stato patrimoniale;

6-quinquies) alle società partecipate da enti pubblici almeno nella misura del 20 per cento del capitale sociale;

6-sexies) alle società che risultano congrue e coerenti ai fini degli studi di settore”.

I soggetti che si trovano in tali casi, sono esclusi dalla disciplina delle società di comodo, e, pertanto, non sono tenuti a presentare istanza di disapplicazione dell’art.30, L.724/94 sulle società di comodo (in tal senso Circ. n.5/E del 02.02.2007).

 

La Legge n.244 del 2007 ha introdotto (con decorrenza dal periodo in corso al 31.12.07, come precisato dalla Circ. 9 del 2008 e dal Provvedimento del Direttore Agenzia Entrate del 14.02.08), nuovi casi di esclusione, per i quali non occorre presentare istanza di disapplicazione della norma sulle società di comodo (art. 30, L. 724/94).

 

I nuovi casi di esclusione sono:

  1. società con numero di soci non inferiore a 50 per la maggior parte del periodo d’imposta (la precedente norma richiedeva un numero non inferiore a 100);

  2. società che nei due esercizi precedenti hanno avuto un numero di dipendenti mai inferiore a 10 unità - la Circ. 9 del 14.02.08 ha affermato che il numero minimo di dipendenti richiesto dalla norma debba sussistere per tutti i giorni dell’anno in osservazione. È da ritenere, per coerenza con la ratio della norma, che tale valore debba sussistere anche nell’esercizio in cui si fa il test di operatività, vi rientrano i lavori subordinati con contratto a tempo determinato o indeterminato, invece ne sono esclusi quelli che percepiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente come collaboratori a progetto o amministratori;

  3. società in stato di fallimento, assoggettate a procedure di liquidazione giudiziaria, di liquidazione coatta amministrativa e in concordato preventivo;

  4. società che presentano un ammontare complessivo del valore della produzione (raggruppamento A dello schema di conto economico ai sensi dell’art.2425 c.c.) superiore al totale attivo dello Stato patrimoniale(ex art.2424 c.c.