Depositi IVA: le modifiche sull'estrazione dei beni

Contrasto ai fenomeni di elusione ed evasione posti in essere attraverso un utilizzo distorto dei depositi iva. Con circolare numero 34 del 23 dicembre scorso, l’Associazione italiana tra le società per azioni analizza le recenti modifiche normative che hanno interessato l’istituto del deposito iva. In questa sede di intende riassumere le novità riguardanti le estrazioni dei beni dai depositi medesimi.
 
Disciplina di riferimento
La cosiddetta “Manovra di ferragosto” di cui all’art. 2, comma 36-vicies quater, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 ha introdotto rilevanti modifiche alle disposizioni che regolano l’estrazione dei beni dal deposito.
In tema di depositi fiscali il comma 6 dell’articolo 50-bis del decreto-legge n. 331 del 1993 stabilisce che l’estrazione dei beni da un deposito IVA, ai fini della loro utilizzazione o in esecuzione di atti di commercializzazione nello Stato, può essere effettuata solo da soggetti passivi d’imposta e comporta il pagamento dell’IVA; in questo caso, il soggetto IVA che procede all’estrazione dei beni precedentemente introdotti nel deposito stesso è tenuto all’assolvimento dell’imposta mediante emissione di una autofattura, ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972.
Tuttavia, se i beni estratti sono stati oggetto di precedente acquisto, anche intracomunitario, senza pagamento dell’imposta, da parte del soggetto che procede all’estrazione, questi deve provvedere alla integrazione della relativa fattura, con le modalità e gli adempimenti indicati nella seconda parte del comma 6 in esame.
 
La novella normativa
Per contrastare fenomeni di elusione ed evasione posti in essere attraverso un’applicazione distorta del regime dei depositi IVA, la legge n. 148 del 2011 – modificando il comma 6 dell’art. 50-bis – ha previsto che l’estrazione dei beni dal deposito può essere effettuata solo da soggetti passivi IVA “iscritti alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura da almeno un anno, che dimostrino una effettiva operatività e attestino la regolarità dei versamenti IVA” con le modalità che saranno definite con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.
Fino all’adozione del previsto provvedimento da parte dell’Agenzia delle entrate – ad oggi non ancora emanato – l’estrazione dei beni da un deposito IVA, ai fini della loro utilizzazione o in esecuzione di atti di commercializzazione nello Stato, continua ad essere effettuata secondo le modalità attuali.
I requisiti prescritti in capo al soggetto passivo che estrae i beni dal deposito sono elementi ritenuti idonei dal legislatore ad attestare l’effettiva operatività del soggetto medesimo, al fine di contrastare possibili fenomeni evasivi, atteso che l’applicazione dell’imposta tramite il sistema del “reverse charge” (sia esso attuato mediante emissione di autofattura, che attraverso l’integrazione della fattura intracomunitaria) non dà luogo al materiale pagamento dell’IVA, e da ciò potrebbe conseguire il mancato versamento dell’IVA nella successiva fase di vendita dei beni estratti.
 
Soggetti esclusi
Rimangono, dunque, esclusi dal novero degli operatori, che possono procedere all’estrazione dei beni dal deposito:

i soggetti di più recente costituzione (iscritti, cioè, alla Camera di commercio da meno di un anno), a prescindere da qualsiasi ulteriore accertamento in merito alla loro effettiva operatività e regolarità dei versamenti agli effetti dell’IVA;

i soggetti non residenti che operano in Italia con identificazione diretta (art. 35…

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