La merce non rinvenuta è venduta

di Francesco Buetto

Pubblicato il 12 gennaio 2012

se, durante una verifica, la merce contabilmente dichiarata in magazzino non è presente nella sede aziendale scatta la presunzione di vendita e la possibilità di accertamento induttivo

Con sentenza n. 27195 del 16 dicembre 2011 (ud 10 novembre 2011) la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto dall’amministrazione finanziaria, non avendo la C.T.R. considerato “che l'incongruenza tra quantità di merce (alluminio) contabilizzata in carico e quella rinvenuta in sede di verifica era stata rilevata a seguito di un accertamento, fondato sia sull'analisi delle schede di magazzino e delle annotazioni in esse contenute sia a seguito della materiale verifica dell'effettiva giacenza dell'alluminio in pani; il risultato di tale procedimento ha fatto legittimamente presumere che la merce non rinvenuta nei locali aziendali era stata venduta senza l'osservanza dell'obbligo di fatturazione delle operazioni. In tal caso, infatti, secondo l'orientamento di questa Corte al quale si intende dare continuità (Cass. n. 10947 del 2002; n. 3226 del 2007), non trova applicazione l'ultimo inciso del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, che legittima il ricorso al metodo induttivo anche sulla base di presunzioni semplici, purchè "siano gravi, precise e concordanti", bensì il medesimo D.P.R. n. 633 del 1972, art. 53, comma 1, alla cui stregua la cessione dei beni non rinvenuti nei luoghi in cui il contribuente esercita la sua attività è presunta per disposto di legge, salvo che il contribuente, cui incombe la prova contraria, fornisca spiegazioni in merito all'assenza, in sede di verifica, del materiale che pacificamente risultava in carico all'azienda e che, quindi, avrebbe dovuto essere rinvenuto nei relativi