IVA indebitamente pagata e termine ultimo per il rimborso

La cessazione dell’attività ai fini dell’IVA comporta l’assolvimento di tutte le procedure amministrative e fiscali ivi compreso, evidentemente, la compilazione ed invio del modello di dichiarazione annuale della relativa Imposta.

A fronte, di una fattispecie concreta e consistente nella chiusura di un attività con successiva richiesta del rimborso dell’Imposta a credito, ovvero circa quattro anni dopo la cessazione, la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta sancendo tre punti essenziali, verso i quali il contribuente deve uniformare il proprio comportamento:

  1. l’istanza di rimborso dell’IVA soggiace al termine prescrizionale di 2 anni con applicazione analogica di quanto sancito dall’art. 21, c. 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992;

  2. in materia di Imposta sul Valore Aggiunto il rimborso dell’eccedenza è giustificato solo se risultante dal modello legale della Dichiarazione IVA con espressa compilazione del quadro VR;

  3. la materia attinente il rimborso dell’imposta, nel caso di cessazione di attività, deve conformarsi sia dall’art. 30 del D.P.R. n. 633 del 1972 che dall’art. 21 del D.Lgs. n. 546/1992.


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