Il rimborso IVA si prescrive in 10 anni

La domanda di rimborso Iva, se il credito è stato indicato in dichiarazione, è soggetta al termine decennale di prescrizione.
Ai fini del rimborso è sufficiente aver indicato il credito in dichiarazione e per l’esigibilità dello stesso non vale il termine biennale di decadenza ex art. 21, comma 2, D Lgs n. 546/1992, ma quello ordinario di prescrizione decennale ai sensi dell’art. 2946 c.c. (vedi Cassazione n. 26650/2017). (In caso di mancata dichiarazione si veda QUI–>)
Procedura rimborso IVA 
Il decreto legge. 193/2016, convertito dalla legge 225/2016, modificativo dell’art. 38-bis Dpr n. 633/1972, ha previsto norme più semplici per i contribuenti per richiedere il rimborso Iva 2017.
Per i rimborsi da 15.000 euro a 30.000 euro l’importo dell’imposta non è necessario presentare garanzie e visti di conformità; il recupero del credito Iva, ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. 633/1972, può essere anche utilizzato anche in compensazione per il pagamento di debiti e imposte.
Il rimborso Iva annuale, effettuato entro tre mesi dalla data di presentazione della dichiarazione Iva 2017, non richiede eventuali garanzie fino al nuovo limite di 30.000 euro e i medesimi limiti valgono anche per il rimborso dell’imposta infrannuale.
Per quanto attiene i rimborsi superiori ai 30.000 euro, la nuova normativa si applica ai soggetti cd virtuosi ossia ai soggetti che esercitano l’attività d’impresa da almeno 2 anni; ai soggetti che non hanno ricevuto avvisi di accertamento o rettifica per determinati importi; ai soggetti che non richiedono il rimborso del credito IVA per cessazione dell’attività.
In favore dei predetti contribuenti cd virtuosi, per i quali non sarà obbligatoria la presentazione della garanzia fideiussoria, è prevista la possibilità di richiedere il rimborso Iva oltre 30.000 presentando, in sostituzione della garanzia, dichiarazione Iva annuale o domanda di rimborso Iva da cui emerge il credito Iva, corredata da visto di conformità.
Nella fattispecie in esame il contribuente ha impugnato il diniego al rimborso Iva richiesto per la cessazione dell’attività in base alla mancata maturazione del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 cc. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno respinto il ricorso dell’amministrazione finanziaria che ha poi proposto ricorso per Cassazione per una serie di motivazioni.
La Cassazione, non accogliendo il ricorso dell’amministrazione, ha ritenuto che in tema di Iva e ai fini del rimborso dell’eccedenza di imposta è sufficiente averlo indicarlo nella dichiarazione annuale (quadro “RXA”), sebbene quest’ultima non sia accompagnata dalla presentazione del modello “VR”. Quest’ultimo costituisce solo un presupposto per l’esigibilità del credito, sicché, anche in caso di cessazione d’attività, nella quale non è possibile portare in detrazione l’eccedenza l’anno successivo, allorchè esercitato il diritto al rimborso in modo tempestivo, non è applicabile il termine biennale ex art. 21 D lgs n. 546/1992, ma solo quello ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. (cfr. Cass. nn. 4559 e 2922/2017; n. 19115/2016).
Per il diritto al rimborso dell’Iva è sufficiente riportare il credito nella dichiarazione, senza dover presentare il modello VR. In altri termini, laddove il contribuente eserciti “tempestivamente” il diritto al rimborso con la compilazione della dichiarazione annuale, “la presentazione del modello VR non può considerarsi assoggettata al termine biennale di decadenza previsto dall’art. 21, c. 2, del D. Lgs. n. 546/92, ma solo a quello ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c (CTR, Emilia Romagna, sez. XI, n. 136/2017).
 
Sul tema in esame la giurisprudenza di legittimità (SS.UU. n. 17757/2016) ha ritenuto che la neutralità dell’Iva armonizzata comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale, il credito d’imposta (risultante da …

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