La fatturazione di prestazioni di manodopera

non è infrequente la verifica di vizi (non solo formali) nella fatturazione di prestazioni di manodopera, vuoi per problematiche squisitamente fiscali (imponibilità I.V.A., effetti ai fini delle Imposte sui redditi con particolare riferimento all’Irap e relativa applicazione del “cuneo fiscale”) vuoi per derivazioni di tipo giuridico e diritti dei soggetti coinvolti

Quando una tematica giurislavoristica s’interseca con una fiscale, non v’è dubbio che la pluralità di implicazioni e di variabili da considerare possa portare a commettere qualche errore di valutazione. Nell’argomento in trattazione, non è infrequente la verifica di vizi (non solo formali) nella fatturazione di prestazioni di manodopera, vuoi per problematiche squisitamente fiscali (imponibilità I.V.A., effetti ai fini delle Imposte sui redditi con particolare riferimento all’Irap e relativa applicazione del “cuneo fiscale”) vuoi per derivazioni di tipo giuridico e diritti dei soggetti coinvolti.

Questa breve trattazione vuol esser di spunto per l’analisi di aspetti spesso sottovalutati ma potenzialmente in grado di generare effetti decisamente deleteri, senza avere alcuna pretesa di esaustività data la complessità della materia.
La prima domanda da porsi: è possibile mettere a disposizione di terzi il proprio personale?
Per molti anni il ns. ordinamento ha fissato un divieto assoluto (sancito dalla L. 1369/60) di “prestare” manodopera, e ha tentato di arginare i fenomeni elusivi mirati alla simulazione di contratti di appalto (stipulati ai sensi dell’art. 1655 del C.C.) tendenti a celare un effettivo “mercato di manodopera”. Nel 1997, ad opera della Legge 196 del 24/06/1997, il legislatore detta una svolta regolamentando l’esercizio in forma imprenditoriale dell’attività di interposizione di manodopera ad opera di soggetti preventivamente autorizzati (le c.d. agenzie “interinali”).
Più recentemente, il D.Lgs.276/2003 (c.d. “riforma Biagi”) ha disciplinato in maniera più strutturata la materia, contemplando tre tipologie di interposizione di manodopera lecite: la somministrazione, il distacco e l’appalto.
La somministrazione di lavoro può essere esercitata esclusivamente da soggetti legittimati dal Ministero del Lavoro, che rilascia tale autorizzazione a fronte di requisiti giuridici e finanziari ben definiti normativamente (assetto societario consentito esclusivamente nella forma di società di capitali, di cooperative o di consorzio di cooperative, capitale versato non inferiore ad Euro 350.000,00, cauzione iniziale di Euro 200.000,00 ecc.). 

 

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