Rimborso IVA beni in leasing


Oggetto:
Istanza di interpello – art. 11, legge 27 luglio 2000, n.212. ALFA – acquisto contratto di leasing – art. 38-bis, secondo comma, ult. periodo, del d.P.R. n. 633 del 1972 – rimborso infrannuale IVA per acquisto beni
ammortizzabili

QUESITO

La societa’ ALFA, che svolge attivita’ di compravendita e gestione di
immobili urbani e rustici, in data 1? febbraio 2007 e’ subentrata, dietro
corrispettivo pari a 338.462 euro (di cui 56.410 euro per IVA), alla BETA
come utilizzatore in un contratto di locazione finanziaria avente ad oggetto
un laboratorio artigianale con uffici, servizi, accessori e relative
pertinenze, ossia un bene immobile strumentale appartenente alla categoria
catastale D7.

Cio’ premesso, l’istante chiede se, nel caso concreto, sussistano i
presupposti di cui all’art. 38-bis, secondo comma, ult. periodo, del d.P.R.
n. 633 del 1972 per il rimborso infrannuale dell’IVA.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DALL’ISTANTE

Secondo la societa’ ALFA, “l’acquisto del contratto di leasing e’ da
considerarsi equiparabile all’acquisto diretto del bene” che ne e’ oggetto.

L’istante, pertanto, avendo effettuato un acquisto di un bene
ammortizzabile per un ammontare superiore ai due terzi dell’ammontare
complessivo degli acquisti di beni imponibili ai fini dell’imposta sul
valore aggiunto, ritiene di avere diritto al rimborso infrannuale dell’IVA
ai sensi del citato art. 38-bis, secondo comma, ult. periodo, del d.P.R. n.
633 del 1972.

PARERE DELL’AGENZIA DELL’ENTRATE

In via preliminare, si evidenzia che ai sensi dell’art. 1, comma 2,
del decreto ministeriale 26 aprile 2001, n. 209, “il contribuente dovra’
presentare l’istanza di cui al comma 1, prima di porre in essere il
comportamento o dare attuazione alla norma oggetto di interpello”.

Nel caso di specie, l’istante ha gia’ presentato istanza di rimborso
ai sensi dell’art. 38-bis, secondo comma, ult. periodo, del d.P.R. n. 633
del 1972, cosicche’ l’interpello, privo del carattere preventivo rispetto al
comportamento adottato dal contribuente, deve considerarsi inammissibile.

Cio’ nondimeno, si reputa opportuno esaminare nel merito la questione
prospettata, rappresentando qui di seguito un parere che non e’ produttivo
degli effetti tipici dell’interpello di cui all’art. 11, commi 2 e 3, della
legge n. 212 del 2000, ma rientra nell’attivita’ di consulenza giuridica
secondo le modalita’ illustrate con la circolare del 18 maggio 2000, n. 99.

Cio’ premesso, con riferimento al quesito posto si osserva quanto
segue.

Come e’ noto, il credito IVA di fine anno puo’ essere chiesto,
totalmente o parzialmente, a rimborso solo qualora sussista almeno uno dei
presupposti indicati nell’art. 30, comma 3, del d.P.R. n. 633 del 1972 o in
altre disposizioni dello stesso decreto, peraltro puntualmente delineati dal
legislatore al fine di circoscrivere la platea dei contribuenti che possono
utilizzare tale strumento.

In particolare, l’art. 30, comma 3, lett. c) del d.P.R. n. 633 del
1972, prevede, tra l’altro, che il contribuente puo’ chiedere in tutto o in
parte il rimborso dell’eccedenza detraibile, se di importo superiore a
2.582,28, all’atto della presentazione della dichiarazione “limitatamente
all’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di beni
ammortizzabili…”

L’art. 38-bis, secondo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, che
individua i requisiti per ottenere il rimborso in relazione a periodi
inferiori all’anno, prestando le garanzie previste, cosi’ come integrato
dall’art. 52 della legge 21 novembre 2000, n. 342, ha esteso il rimborso
infrannuale dell’IVA anche all’ipotesi in cui il contribuente “effettua
acquisti ed importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore
ai due terzi dell’ammontare complessivo degli acquisti e delle importazioni
di beni e servizi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto”.

La ratio sottostante alla previsione in esame – comune a tutte le
ipotesi in cui e’ consentito ottenere l’IVA a rimborso – e’ quella di
consentire a quegli operatori economici che effettuano operazioni di
investimento in beni ammortizzabili un piu’ sollecito recupero dell’IVA
assolta sui beni acquistati, evitando, in tal modo, un aggravio
dell’esposizione finanziaria del contribuente.

Con riferimento al contratto di leasing, questa Agenzia ha gia’ avuto
modo di precisare che “il rimborso e’ ammissibile quando il relativo
ammontare riguarda l’IVA afferente l’acquisizione di tali beni, anche in
esecuzione di contratti di appalto o di locazione finanziaria” (cfr.
circolare 12 gennaio 1990, n. 2) e che “ricorrono i presupposti per
l’esecuzione del rimborso dell’IVA afferente i beni acquistati dalle imprese
di leasing, sempreche’, ovviamente le relative disposizioni in materia di
imposizione diretta prevedano la deduzione del costo per quote di
ammortamento” (cfr. risoluzione del 2 dicembre 1991, prot. 445585).

In proposito, e’ utile ricordare, che il contratto di leasing o
locazione finanziaria, pur non avendo una disciplina legale, e’ definito dal
legislatore, seppure in uno specifico contesto, nell’art. 17 della legge 2
maggio 1976, n. 183, secondo cui “Per operazioni di locazione finanziaria si
intendono le operazioni di locazione di beni mobili e immobili, acquistati o
fatti costruire dal locatore, su scelta e indicazione del conduttore, che ne
assume tutti i rischi, e con facolta’ per quest’ultimo di divenire
proprietario dei beni locati al termine della locazione, dietro versamento
di un prezzo prestabilito”.

Sotto il profilo fiscale, si ricorda che ai sensi dell’art. 102, comma
7, del d.P.R n. 917 del 1986 “Per i beni concessi in locazione finanziaria
l’impresa concedente che imputa a conto economico i relativi canoni deduce
quote di ammortamento…indipendentemente dai criteri di contabilizzazione,
per l’impresa utilizzatrice e’ ammessa la deduzione dei canoni di locazione”.

E’, quindi, il concedente, come titolare del diritto di proprieta’ del
bene oggetto del contratto di leasing ad ammortizzare il bene e a realizzare
ricavi pari ai canoni che vengono via via a maturazione, mentre l’impresa
utilizzatrice deduce i canoni di competenza di ciascun periodo qualora
ricorrano i presupposti del sopra citato art. 102, comma 7, del Tuir.

E’ la posizione del concedente, in definitiva, che la norma intende
tutelare, riconoscendo allo stesso il diritto di avere a rimborso l’IVA
assolta sull’acquisto o costruzione dei beni ammortizzabili, in tal modo
ponendo rimedio alla necessita’ di sostenere un ingente onere tributario
correlato ad operazioni imponibili di non immediata manifestazione
finanziaria.

Cio’ indipendentemente dal criterio di contabilizzazione dei cespiti
in leasing adottato dal soggetto utilizzatore, e quindi anche nel caso in
cui questi abbia utilizzato il cosiddetto “metodo finanziario” secondo il
principio di contabilita’ internazionale IAS n. 17, trattando contabilmente
il bene come se fosse acquisito in proprieta’.

Come evidenziato dalla Corte di Cassazione con sentenza del 26 maggio
2003 n. 8292 (seppure in relazione al previgente art. 67, comma 8, del
Tuir), la norma “riconosce la possibilita’ di dedurre le quote di
ammortamento alla sola impresa concedente del bene”, come formale
proprietario del bene e non all’impresa utilizzatrice.

Il medesimo principio e’ stato peraltro ribadito di recente dalla
Commissione tributaria regionale del Lazio con sentenza del 10 luglio 2006,
n. 70, secondo cui “i beni acquistati in leasing, fino a quando non sono
riscattati al termine del relativo contratto, non possono annoverarsi tra i
beni di proprieta’ di chi li utilizza …e di conseguenza non possono dare
diritto al rimborso quali beni ammortizzabili”.

Con risoluzione del 27 dicembre 2005, n. 179, si e’ escluso che l’IVA
assolta sull’acconto del corrispettivo versato in sede di preliminare di
vendita di un bene ammortizzabile possa essere chiesta a rimborso, in quanto
in tale sede, appunto, non si e’ ancora verificato l’effetto traslativo e
dunque non si e’ realizzato il presupposto dell’acquisto del bene di cui al
citato art. 30, comma 3, lett. c) del d.P.R. n. 633 del 1972.

Cio’ premesso, con riferimento alla fattispecie prospettata, si
osserva che l’istante non e’ concedente del bene oggetto del contratto di
leasing, bensi’ ha acquisito il contratto di leasing subentrando nella
posizione dell’utilizzatore, ne’ come utilizzatore ha esercitato il relativo
diritto di riscatto, acquistando cosi’ la proprieta’ del bene.

In capo alla ALFA., quindi, non si e’ realizzato il presupposto
dell’acquisto del bene di cui all’art. 30, comma 3, lett. c) del d.P.R. n.
633 del 1972.

Nel contratto di cessione del contratto di leasing, infatti, allegato
all’istanza (seppure in copia parziale), e’ tra le parti convenuto che la
BETA cede alla ALFA che accetta, il contratto con tutti i relativi obblighi
e diritti (opzione inclusa)… la ALFA riconosce la proprieta’ dei beni
oggetto del contratto in capo alla GAMMA, e per effetto della predetta
cessione, si impegna a pagare alla GAMMA tutti i canoni…”

Pertanto, in base alle considerazioni sopra esposte, si e’ del parere
che l’istante, per l’IVA assolta sul corrispettivo relativo all’acquisto,
come utilizzatore, del contratto di leasing avente ad oggetto un bene
ammortizzabile, non abbia diritto al rimborso infrannuale ai sensi dell’art.
38-bis, secondo comma, ult. periodo, del d.P.R. n. 633 del 1972.

La risposta di cui alla presente nota, sollecitata con istanza
d’interpello presentata alla Direzione regionale e’ resa dalla scrivente ai
sensi dell’art. 4, comma 1, ultimo periodo, del D.M. 26 aprile 2001, n. 209.


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