Costi di impianto

La costituzione di un impresa provoca, in via accessoria, il sostenimento di costi, che proprio perché legati alla fase iniziale, hanno un’utilità che si protrarrà per più anni. Tali sono i costi di impianto o di costituzione, che avendo natura di costo ad utilità pluriennale, devono essere sistematicamente ammortizzati in ogni esercizio.

In questa voce confluiscono, di norma, le spese di registrazione degli atti quali:
1) i compensi notarili per la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto di una società;
2) le spese di denuncia ed iscrizione degli atti presso il Registro delle Imprese e altri Uffici Pubblici;
3) i compensi al dottore o al ragioniere commercialista che ha partecipato allo studio delle clausole statutarie o che ha organizzato l’impianto iniziale della contabilità aziendale formulando pareri e fornendo suggerimenti sull’impostazione del piano dei conti utilizzato nella Co.Ge.;
4) le spese per le indagini di mercato commissionate a società specializzate del settore, volte a conoscere il possibile posizionamento commerciale della nostra impresa.

Queste spese sono definite dal documento n. 24 dell’O.I.C. ( Organismo Italiano di Contabilità ) – organismo che ha sostituito, di recente, la Commissione Nazionale per la statuizione del corretti Principi Contabili – costi preoperativi o costi di start – up. Queste immobilizzazioni immateriali, vanno ammortizzate in ragione del 20% l’anno. Infatti l’art. 2426 n. 5 del Cod. Civ. stabilisce che i costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca e di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale, possono essere iscritti nell’attivo con il consenso, ove esistente, del Collegio Sindacale e devono essere ammortizzati in un periodo non superiore a 5 anni.

Fino a che l’ammortamento non è completato, possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire i costi non ancora ammortizzati. In sostanza, la norma significa che fino a quando queste immobilizzazioni presentano un residuo da ammortizzare, non è possibile distribuire utili della società, se non utilizzando le riserve libere iscritte in bilancio o la parte dei dividendi che eccede l’ammontare dei costi residui da ammortizzare per costi di impianto. Quindi se ad esempio dal bilancio risultassero costi di impianto per € 1.000, già ammortizzati per il 40%, con ammortamenti già stanziati per € 400 e ammortamenti ancora da eseguire per la differenza di € 600, fino a concorrenza di € 600, non sarebbe possibile distribuire utili nella società, tranne che la società non possegga riserve liberamente utilizzabili.

La costituzione della società comporta anche la stipula di una serie di contratti per utenze quali: Enel , Italgas, Telecom, ecc. per le quali, gli enti o le società interessate, pretendono il pagamento di cauzioni iniziali che rappresentano, per tutta la durata dell’utenza, un credito verso la società o l’ente che le ha riscosse.

Le scritture a P.D. relative alla rilevazione dei costi di impianto, avranno un conto comune denominato “Costi di Impianto e di Ampliamento” con qualche differenza a seconda della
tipologia di costo. Alcuni di essi saranno assoggettati ad I.V.A. e a ritenuta fiscale d’acconto. Ci riferiamo ai compensi dei professionisti quali il notaio o il commercialista che hanno partecipato in vario modo alla costituzione dell’impresa. Mentre i costi di natura tributaria – in particolare le tasse di registrazione – non avranno rilevanza agli effetti dell’applicazione dell’I.V.A. e della ritenuta fiscale d’acconto. 

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