Il trattamento di fine mandato: le ultime dalla Cassazione

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 5 gennaio 2023

Analisi di una recente sentenza di Cassazione che, in tema di trattamento di fine mandato, fa chiarezza sulle regole di deducibilità delle quote accantonate dalla società al fine di erogare tale indennità agli amministratori il cui mandato sia in scadenza.

Il trattamento di fine mandato è l’oggetto di un'ordinanza della Cassazione del 29 agosto 2022, confermativa del principio secondo cui:

“in tema di redditi di impresa, in base al combinato disposto degli artt. 17, comma 1, lett. c), e 105 del d.P.R. n. 917 del 1986, possono essere dedotte in ciascun esercizio, secondo il principio di competenza, le quote accantonate per il trattamento di fine mandato, previsto in favore degli amministratori delle società, purché la previsione di detto trattamento risulti da un atto scritto avente data certa anteriore all'inizio del rapporto, che ne specifichi anche l'importo: in mancanza di tali presupposti trova applicazione il principio di cassa, come disposto dall'art. 95, comma 5, del medesimo d.P.R., che stabilisce la deducibilità dei compensi spettanti agli amministratori delle società nell'esercizio nel quale sono corrisposti” (Cassazione sez. V, 19.10.2018, n. 26431; Cass. n. 24848 del 2020).

Inquadriamo, quindi, la questione.

 

Il Trattamento di Fine Mandato

trattamento fine mandatoIl trattamento di fine mandato (TFM) è un'indennità, non disciplinata in modo specifico dalla normativa civilistica, che la società può corrispondere agli amministratori alla scadenza del loro mandato, il cui ammontare è determinato