L’emissione e la circolazione dei titoli di debito nelle SRL

di Salvatore Dammacco

Pubblicato il 27 maggio 2022

L’emissione dei titoli di debito tende, nelle SRL, ad ampliare le modalità di accesso alle fonti di finanziamento, ma l’assunzione della responsabilità ne contiene la diffusione.
Inoltre, è escluso l’appello diretto al pubblico risparmio, essendo la loro sottoscrizione riservata esclusivamente agli investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale.

Emissione e la circolazione dei titoli di debito nelle SRL: la disposizione civilistica ed i suoi precedenti

emissione titoli debito srlCon la Riforma del Diritto societario del 2003, il Legislatore civilistico ha voluto rendere lecita, per la SRL (per la SPA, la possibilità di emettere obbligazioni, era già scontata nell’art. 2410 codice civile), la possibilità di emettere titoli di debito, per consentire alla società di capitali minore di rifornirsi di capitali ovvero di finanziarsi sul mercato, ad un costo più modesto.

In precedenza, l’ultimo comma dell’art. 2486 codice civile, stabiliva che:

“Alla società a responsabilità limitata non è consentita l’emissione di obbligazioni”.

La nozione di "titolo di debito" si trae, la prima volta, dall’art. 1, comma 1 bis, lett. b), del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, dove si definiscono, per “valori mobiliari”, categorie di valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali, tra i quali si annoverano le "obbligazioni e gli altri titoli di debito, compresi i certificati di deposito relativi a tali titoli".

Questa nozione, poi, è stata ripresa nell’art. 2483 codice civile, che dispone che la SRL può emettere titoli di debito:

  • a condizione che lo statuto lo preveda;
     
  • verificandosi detta ipotesi, lo statuto deve precisare a chi spetta assumere la relativa decisione: ai soci o agli amministratori.
    Quindi, deve fissare gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie per l’assunzione della decisione;
     
  • tenendo presente che detti titoli possono essere sottoscritti unicamente da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali;
     
  • che, in caso di successiva loro circolazione, colui che li trasferisce risponde della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali ovvero soci della società medesima.

La decisione di emettere i titoli – a cura dell’assemblea dei soci o dell’organo amministrativo, come previsto dallo statuto – deve stabilire le condizioni del prestito e le modalità del rimborso; la stessa è iscritta, indipendentemente da quale organo della SRL l’abbia assunta, a cura degli amministratori presso il Registro delle imprese.

E’ data facoltà, all’organo deliberante, di prevedere che, dopo aver raccolto il consenso della maggioranza dei possessori dei titoli, la società possa modificare sia le condizioni del prestito che le modalità del rimborso.

Non solo, il Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle tre Venezie, Orientamenti in materia di atti societari, Massima I.J.3 (convertibilità dei titoli di debito) pubbl. 9/19 – motivato 9/19, ha affermato che è legittimo che la società possa deliberare un aumento di capitale riservato ai titolari di titoli di debito, aumento da liberarsi tramite conversione di detti titoli, vale a dire attraverso compensazione del debito da finanziamento portato dai titoli che vengono conseguentemente estinti con il credito da sottoscrizione delle nuove quote emesse.

Trattandosi di un’ipotesi in cui le quote di nuova emissione verranno offerte a terzi, essa si potrà realizzare unicamente nel caso in cui lo statuto lo consenta (Art. 2481-bis, comma 1, codice civile), ovvero se consti il consenso unanime dei soci (nella SPA, la possibilità di emettere obbligazioni convertibili in azioni è disciplinato dall’art. 2420-bis codice civile).

 

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Secondo il Documento di studio Il finanziamento delle società a responsabilità limitata: i titoli di debito, del 2019, a cura della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, (