Se il dipendente si fa licenziare, restituisce le spese per il ticket NASpI

Se il dipendente decide di porre in essere comportamenti tali da provocare il licenziamento allo scopo di interrompere il rapporto di lavoro e così ottenere il diritto alla NASpI, rischia di dover restituire al datore di lavoro l’importo del cd. ticket licenziamento: così stabilisce una recente pronuncia giurisprudenziale.

Il contributo NASpI, necessario quando si licenzia

dipendente liccenziamento naspiIl ticket NASpI è il contributo, previsto dalla L. n. 92/2012, relativo al licenziamento nei confronti del dipendente, e si versa nel momento in cui l’azienda licenzia il lavoratore, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga per responsabilità del dipendente oppure per condizioni aziendali che non permettono la prosecuzione del rapporto.

L’onere del versamento è interamente a carico del datore di lavoro, e ciò permette al dipendente che ha visto interrompere unilateralmente il rapporto di lavoro di ottenere la NASpI, proporzionalmente alla retribuzione percepita e alla durata del rapporto di lavoro.

Il contributo suddetto spetta però solamente in caso di recesso unilaterale di parte datoriale, e quindi esclude la possibilità di accedere alla disoccupazione in caso di recesso da parte del dipendente (ossia nel caso di dimissioni).

L’unica eccezione riguarda il caso delle dimissioni per giusta causa, caso nel quale il dipendente si vede in quale modo “costretto” a recedere dal rapporto di lavoro per una grave violazione o inadempienza del datore di lavoro.

Infatti, il principio che regola la NASpI è proprio la situazione di involontaria disoccupazione, che sussiste sia nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, giustificato motivo soggettivo e giusta causa, sia nel caso delle dimissioni per giusta causa.

Non sussiste l’involontarietà della disoccupazione quando la scelta del recesso è quindi del lavoratore, ossia nel caso delle dimissioni volontarie.


Per approfondire l’argomento potresti consultare anche:

“Il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo tra il DL 18 e il DL 34 del 2020”

“Licenziamento per GMO durante l’emergenza: spetta la NASpI, ma attenzione agli obblighi”

“Licenziamento del lavoratore per giustificato motivo oggettivo nonostante il divieto previsto dal Decreto Rilancio”

“Dimissioni: quando interviene la giusta causa e come presentare la domanda”

 

La questione del licenziamento “obbligato” per il dipendente che vuole ottenere la NASpI

Tale premessa è importante per approfondire un tema particolare, che ha generato più di una problematica a molti datori di lavoro, ossia il caso del dipendente che “si fa licenziare” per ottenere l’indennità di disoccupazione.

Infatti in alcune circostanze, il dipendente che intendeva risolvere il rapporto di lavoro, ben conscio del fatto che rassegnando le dimissioni non avrebbe percepito la NASpI, ha preferito porre in essere dei comportamenti che avrebbero comunque portato a un licenziamento disciplinare (per giustificato motivo soggettivo o giusta causa) da parte del datore di lavoro, che – anche in tale circostanza – si sarebbe trovato costretto al versamento del contributo NASpI nei confronti del lavoratore “in malafede”.

Ciò avviene maggiormente con assenze non giustificate dal luogo di lavoro, la cui prosecuzione nel corso del tempo non lascia al datore di lavoro altra strada che procedere al licenziamento per giusta causa, nel quale la “giusta causa” è proprio l’assenza ingiustificata del lavoratore.

Tale comportamento, per il lavoratore che intende comunque concludere il rapporto di lavoro, non avrebbe (finora almeno) ripercussioni negative, ma solo quella di ottenere al termine del rapporto di lavoro l’indennità di disoccupazione.

Tale meccanismo, finora usato da molti, potrebbe però essere arrivato al capolinea, grazie a una sentenza del Tribunale di Udine, che riconosce la pretestuosità del comportamento del lavoratore, obbligandolo a rifondere al datore di lavoro le spese sostenute per il cd. “Ticket NASpI”.

 

La decisione della Giurisprudenza

Il Tribunale di Udine, sez. lavoro, con la Sentenza del 30 settembre 2020, n. 106, è destinata a far scuola.

Infatti, che il datore di lavoro in caso di licenziamento sia tenuto a pagare il ticket licenziamento resta pacifico; quel che…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it