Indici di sfruttamento sul lavoro e confisca dei beni per il datore colpevole

Con recenti approfondimenti la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro tratta i temi dello sfruttamento del lavoro e della confisca dei beni del datore di lavoro colpevole, e passa in rassegna una serie di opinioni della più recente giurisprudenza con riferimento a entrambi i temi.

Indici di sfruttamento sul lavoro: premessa

indici sfruttamento lavoroNumerosi sono i comportamenti illeciti che il datore di lavoro (o comunque chi ha posizioni di gestione e coordinamento) può mettere in atto nei confronti del prestatore di lavoro.

Per scongiurare questo rischio, la normativa italiana in materia di diritto del lavoro e legislazione sociale ha nel corso del tempo cercato di limitare e disciplinare alcuni comportamenti del datore di lavoro.

Pensiamo ad esempio alle disposizioni contenute nello Statuto dei Lavoratori, volte a tutelare i diritti dei prestatori di lavoro durante l’esperimento dell’attività lavorativa.

A discolpa della parte datoriale bisogna precisare che però non sempre è facile individuare il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è; sappiamo però per certo che alcuni comportamenti sono sicuramente errati, oltre che illeciti, e oltre al buonsenso, lo specifica la legge.

Ad esempio, è certamente illecito mettere in atto comportamenti che generano lo sfruttamento del lavoratore.

Alla luce di recenti sentenze di Corte di Cassazione, oltre che dell’integrazione dell’art. 603-bis del Codice penale, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con due recenti approfondimenti (del 18/09/2020 e del 23/09/2020) va ad analizzare alcuni indici che possono rivelare se effettivamente durante il rapporto di lavoro si rinviene lo sfruttamento del lavoratore medesimo.

Infatti, la Corte di Cassazione ha evidenziato in diverse sentenze alcuni indici che devono essere considerati rivelatori dello sfruttamento: tale operazione, definita “interpretativa”, si compie nel momento in cui i giudici di legittimità devono andare ad individuare se sussistono i gravi indizi di colpevolezza oppure se la condotta del datore di lavoro è da considerarsi corretta e adeguata.

(Per approfondire…“Caporalato: quando si configura lo sfruttamento del lavoratore”)

 

L’art. 603-bis Codice penale

L’approfondimento della Fondazione studi prende in considerazione, prima di andare ad elencare le sentenze che si occupano di tale argomento, le condizioni che in astratto possono rappresentare indici rivelatori di sfruttamento, che rinveniamo nell’articolo 603-bis del Codice penale.

Tale articolo, rubricato proprio “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, prevede che costituiscono indici di sfruttamento:

  • reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
     
  • reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
     
  • sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
     
  • sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

Tali indici, ai sensi della norma penale, possono sussistere singolarmente o anche congiuntamente.

Elencati gli indici di sfruttamento, l’articolo in esame dispone che chi:

  1. recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
     
  2. utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno;

è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

Inoltre, la norma prevede anche delle aggravanti specifiche, che aumentano la pena da un terzo alla metà, le quali si ravvisano quando:

  • il numero di lavoratori reclutati è superiore a tre;
     
  • uno o più dei soggetti reclutati sono minori in età…
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