Come comportarsi in caso di fattura elettronica errata?

Nel caso in cui un soggetto riceva una fattura elettronica non corretta, quali sono i comportamenti da adottare?
Analisi di alcuni casi particolari: fattura per operazioni inesistenti, il caso di errata applicazione del regime impositivo, il caso di errori che non incidono sul calcolo dell’imposta.

Fattura elettronica errata: quali rimedi

fattura elettronica errata

Nel caso in cui, non di rado, un soggetto riceva una fattura elettronica errata, è necessario rimediare a tale errore con obblighi che coinvolgono sia l’emittente sia il destinatario della fattura.

La prima regola è che il ricevente la fattura errata deve avvisare l’emittente per permettergli di apportare le dovute correzioni ai sensi dell’articolo 26 del DPR. 633/1972.

Nel caso in cui l’emittente non collabori, il committente deve, come suggerito dall’articolo 6, comma 8, lett. b) del D.lgs. 471/1997, presentare “all’ufficio indicato nella lettera a), entro il trentesimo giorno successivo a quello della sua registrazione, un documento integrativo in duplice esemplare recante le indicazioni medesime, previo versamento della maggior imposta eventualmente dovuta”.

In poche parole deve emettere un’autofattura.

Il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 89757/2018, ha chiarito che, con l’avvento della fattura elettronica, è possibile emettere l’autofattura precisando nel documento integrativo il codice “TD20” e avendo cura di indicare nei dati del cedente quelli del fornitore e i propri nella sezione del cessionario.

Si rende necessario correggere la fattura, ai sensi dell’articolo 21 del DPR. 633/1972, se gli errori riguardano i dati che identificano le parti o se riguardano i dati propri dell’operazione, come ad esempio la quantità dei beni o la determinazione dell’imposta.

La risposta all’istanza di interpello n. 133/2020 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, ha comunque suggerito che prima di intraprendere la soluzione dell’autofattura, è opportuno che il cessionario inviti l’emittente a rettificare/annullare la fattura trasmettendo alla SDI l’opportuna nota di variazione.

Su questo argomento, anche i dottori commercialisti, con la norma di comportamento n. 209/2020, hanno espresso il loro parere.

La norma analizza, a seconda dei casi, in che modo debba comportarsi il committente nel caso in cui il cedente non rettifichi la fattura sbagliata.

Si distinguono tre diversi casi: fattura ricevuta relativa ad operazioni inesistenti, fattura con indicato l’errato regime impositivo e infine la fattura che presenta errori che non incidono nella determinazione dell’imposta.

 

Fattura elettronica errata in quanto relativa ad operazioni inesistenti

In questo primo caso, colui che riceve la fattura non deve registrare la fattura e quindi nemmeno detrarre l’imposta, avvisando il cessionario affinché venga emessa la relativa nota di credito.

Si ricorda infatti che utilizzare fatture per operazioni inesistenti è un comportamento che rileva sotto il profilo della responsabilità penale tributaria.

 

Fattura con errata applicazione del regime impositivo

In questo secondo caso, trattandosi comunque di un’operazione esistente, è consentito al cessionario di registrare la fattura tenendo comunque presente che l’errata applicazione dell’imposta può comportare un minore o maggiore addebito a titolo di rivalsa dell’Iva.

Nel primo caso (fattura con imposta inferiore), il destinatario della fattura può detrarre l’imposta, avvertendo comunque l’emittente.

Deve comunque essere emessa la nota di rettifica. In caso contrario, entro 30 giorni dalla registrazione contabile, il cessionario deve trasmettere allo SDI l’autofattura e versare la differente imposta riscontrata.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26183/2014, ha comunque escluso la responsabilità per mancato auto assolvimento dell’imposta nel caso in cui la correzione riguardi elementi sostanziali relativi alla qualificazione della prestazione da un punto di vista giuridico-fiscale.

Se invece l’imposta non è dovuta, se si riferisce quindi a operazioni escluse o non imponibili o è stata applicata un’aliquota maggiore, la detrazione spetterebbe anche se è consigliato di evitare la detrazione dell’Iva per non incorrere nelle sanzioni…

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