Rafforzamento patrimoniale imprese di medie dimensioni aperto anche alle società in concordato preventivo di continuità

Il Decreto Rilancio è intervenuto in favore del rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni con crediti d’imposta da rapportare agli investimenti effettuati nell’anno 2020 e alle perdite riscontrate in sede di approvazione del bilancio sempre per l’anno 2020.
Con la conversione in legge del Decreto tale agevolazione è stata estesa anche alle società in concordato preventivo di continuità: vediamo gli effetti pratici

Rafforzamento patrimoniale di imprese di medie dimensioni: premessa

rafforzamento patrimoniale imprese concordatoL’art. 26, del D.L. n. 34/2020 è intervenuto normativamente per assicurare il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, che non operano nei settori bancario, finanziario o assicurativo, riconoscendo, per i conferimenti in denaro effettuati nel 2020 per l’aumento del capitale sociale, un credito d’imposta del 20%, da calcolare su un investimento massimo di due milioni di euro.

Inoltre, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, spetta un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale.

Le perdite fiscali riportabili nei periodi d’imposta successivi sono ridotte dell’ammontare del credito riconosciuto.

In sede di conversione in legge, il beneficio è stato esteso anche alle società in concordato preventivo di continuità, con omologa già emessa, in situazione di regolarità contributiva e fiscale all’interno di piani di rientro e rateizzazione già esistenti alla data di entrata in vigore del “decreto Rilancio” (19 maggio 2020).

Sinteticamente, rileviamo le diverse regole previste.

(Puoi approfondire con…“Contributi a fondo perduto per le micro e PMI, cooperative, imprenditori agricoli e lavoratori autonomi” di Cinzia De Stefanis)

 

Rafforzamento patrimoniale imprese: la norma primaria

Ai sensi del comma 1, dell’art. 26, del D.L. n. 34/2020, le misure previste trovano applicazione, fatta salva la conformità a tutti i criteri e alle condizioni ivi previste, agli aumenti di capitale che riguardano: le società per azioni; le società in accomandita per azioni; società a responsabilità limitata, anche semplificata; le società cooperative; le società europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001; società cooperative europee di cui al regolamento (CE) n. 1435/2003.

Dette società devono avere sede legale in Italia.

Sono escluse le società di cui all’art. 162-bis del T.U. n. 917/86 (intermediari finanziari e società di partecipazione e quelle che esercitano attività assicurative).

 

I requisiti

Le condizioni da soddisfare per avere accesso alle misure introdotte sono:

  1. ammontare di ricavi di cui all’art.85, comma 1, lettere a) e b), del T.U. n. 917/86, relativo al periodo d’imposta 2019, superiore a cinque milioni di euro, ovvero dieci milioni di euro nel caso dell’agevolazione prevista al comma 12[1], e fino a cinquanta milioni di euro; nel caso in cui la società appartenga ad un gruppo, si fa riferimento al valore dei citati ricavi su base consolidata, al più elevato grado di consolidamento, non tenendo conto dei ricavi conseguiti all’interno del gruppo;
     
  2. abbia subito, a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nei mesi di marzo e aprile 2020, una riduzione complessiva dell’ammontare dei ricavi di cui all’art.85, comma 1, lett.a) e b), del T.U.n.917/86, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in misura non inferiore al 33%;
     
  3. abbia deliberato ed eseguito dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 34/2020 – 19 maggio 2020 – ed entro il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato; per l’accesso al Fondo Patrimonio PMI, l’aumento di capitale non è inferiore a 250.000 euro.

 

La misura dell’agevolazione

Soddisfatte le condizioni, il legislatore riconosce ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro, in una o più società, in esecuzione dell’aumento del capitale sociale di cui al comma 1, lettera c), un credito d’imposta pari al 20 %.

L’investimento massimo del conferimento in denaro sul quale calcolare il credito d’imposta non può eccedere euro 2.000.000.

La partecipazione riveniente dal conferimento deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

La distribuzione di riserve, di qualsiasi tipo, prima di tale data da parte della società oggetto del conferimento in denaro comporta la decadenza dal beneficio e…

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