Omesso versamento contributi previdenziali: penalmente rilevante anche se l’azienda è in crisi finanziaria

Si richiama una sentenza della Cassazione che escluderebbe l’ipotesi di reato per l’azienda, seppure in crisi, che non abbia provveduto al versamento dei contributi previdenziali.

In attesa di ulteriori proroghe, anticipate dal Governo ma ancora non ufficializzate, il mese di Luglio 2020 sarà dedicato al calcolo delle dichiarazioni dei redditi (con possibilità di pagare entro il 20 agosto) e all'invio dei bilanci approvati durante il mese di giugno.  Sono anche altre le scadenze fiscali e amministrative: presentiamo una rassegna di quelle più importanti.E’ di particolare interesse – in questo particolare difficile momento – la sentenza della Corte di Cassazione n.11258 del 2 aprile 2020, secondo cui l’oggettiva impossibilità di provvedere al versamento delle ritenute contributive non rileva ai fini del reato.

(Per approfondire…“Omesso versamento contributi: per l’applicazione della sanzione vale il criterio di competenza” di Antonella Madia)

Omesso versamento contributi previdenziali: il fatto

La Corte d’appello di Trento – sez. dist. di Bolzano -, accogliendo in parte il gravame proposto, per quanto qui interessa, ha confermato la dichiarazione di responsabilità dell’imputato, in ordine ad alcuni episodi, non ancora prescritti, di omesso versamento delle ritenute contributive e previdenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti della società di cui egli era legale rappresentante.

Avverso la sentenza di appello, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l’erronea applicazione degli artt. 42 codice penale e 533, comma 1, 546, comma 1, lett. c), 238 bis e 236 codice procedura penale, nonché il vizio di motivazione.

 

Il pensiero della Cassazione: ricorso ammissibile

Per la Corte, il ricorso è inammissibile perché generico e manifestamente infondato.

Diversamente da quanto osserva il ricorrente:

la Corte territoriale ha dato esaustiva e logica motivazione circa l’irrilevanza della crisi economica della società di cui l’imputato era legale rappresentante in ordine alla sussistenza del dolo richiesto dalla norma incriminatrice che punisce il mancato versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali, senza che inducesse in contrario avviso l’apparentemente diverso accertamento compiuto con la sentenza passata in giudicato invocata dall’appellante.

La situazione di crisi economica rappresentata dal ricorrente – trascinatasi per anni – non potrebbe infatti integrare gli estremi della forza maggiore, né escludere l’elemento soggettivo, a nulla peraltro rilevando, rispetto al giudizio sulla consumazione del reato, le successive condotte volte a dilazionare il debito contributivo”.

 

Il richiamo ai principi della giurisprudenza di legittimità

Per gli Ermellini, in particolare, la sentenza impugnata richiama e correttamente applica i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità:

essendo pacifico che il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti (art. 2 d.l. n. 463 del 1983, conv. nella legge n. 638 del 1983) è integrato, siccome è a dolo generico, dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, sicché non rileva, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti (Sez. 3, n. 3705 del 19/12/2013, dep. 2014, Casella, Rv. 258056).

Né rileva il fatto che il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti e di pretermettere il versamento delle ritenute all’erario, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare (Sez. 3, n. 43811 del 10/04/2017, Agozzino, Rv. 271189).

Questi principi sono stati anche di recente più volte ribaditi (cfr., ex multis: Sez. 3, n. 51660 del 09/10/2019, Moretti Cuseri; Sez. 3, n. 24147 del 14/03/2019, Petrocco; Sez. 3, n. 6934 del 23/11/2017, dep. 2018, Locatelli; Sez. 3, n. 57868 del 25/10/2017, Brundo)”.

Prosegue la pronuncia in esame rilevando che:

l’obbligazione nei confronti dell’istituto previdenziale penalmente sanzionata dal reato in esame è funzionale al soddisfacimento di interessi della…

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