Le masse plurime: aspetti fiscali

In questo articolo trattiamo di un aspetto particolare, legato alle comunioni, e cioè del trattamento fiscale di una divisione in caso di masse plurime.
Ricordiamo che per masse plurime si intendono le comunioni di diritti originate da titoli diversi, tante quante sono i titoli di provenienza.
La questione ha particolare rilevanza nel momento in cui i comproprietari (comunisti) intendano sciogliere la comunione.
Essendo ciascuna massa autonoma, non si potrà ricorrere ad una unica divisione, bensì a tante divisioni quanti sono i titoli di acquisto. 
Poi, a seconda dei beni che si intende attribuire in proprietà esclusiva, si procederà ad atti di permuta. Qui ne analizziamo l’aspetto fiscale

masse plurimeMasse plurime: aspetti fiscali

Qualora si dovesse ricorrere ad un unico atto per dividere le diverse comunioni, assegnando ad alcuni condividenti i beni di una massa e ad altri i beni di altre masse, tale atto non avrebbe natura divisoria in senso proprio, ma darebbe luogo a permute di quote relative a masse diverse, conseguentemente tassabili.

Infatti il negozio acquisirebbe natura traslativa.

Ricordiamo che la divisione è soggetta all’imposta di registro dell’1%, mentre le permute  alle normali imposte di trasferimento, oggi al 9% per gli immobili. 

E relativamente alle imposte dirette potrebbe anche generarsi una plusvalenza tassabile ex art. 67, c.1, lett. B) del TUIR, limitatamente alle quote pertoccanti.

Ma una speciale deroga  è prevista dall’art. 34, c.4 del TUR (D.P.R. 26 aprile 1986, n.131).

In un’ottica di semplificazione, e per evitare che l’atto di divisione assuma natura traslativa, dispone infatti che “Agli effetti del presente articolo le comunioni tra i medesimi soggetti, che trovano origine in più titoli, sono considerate come una sola comunione se l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte“.

Ne  consegue pertanto  che, qualora l’ultimo titolo di acquisto sia stato una successione, gli acquisti precedenti o i precedenti titoli generativi della comunione, indipendentemente che siano derivati da successione, compravendita o donazione, e si riferiscano  alle stesse persone, le diverse masse possono considerarsi una unica comunione e la relativa divisione assumerà natura dichiarativa, con conseguente assoggettamento ad imposta di registro nella misura dell’1%, in luogo dell’imposta di trasferimento.

Una integrazione si rende dovuta, relativamente alla natura dichiarativa o traslativa della divisione ereditaria, in generale.

La Cassazione è intervenuta a Sezioni Unite (n. 25021 del 2019) con un nuovo orientamento, dichiarando  avente natura traslativa una divisione ereditaria, al contrario della prevalente precedente giurisprudenza (da ultimo, Cassazione n. 20736/2019  e n. 7604/2018) secondo la quale la divisione ha natura dichiarativa.

E questo con i conseguenti effetti fiscali. 

Ma probabilmente la citata sentenza a sezioni unite risentiva del caso trattato, relativo a immobili abusivi .

 

Le circolari ministeriali

Riportiamo due diversi interventi dell’amministrazione finanziaria, sul punto.

Circolare Ministeriale n. 37/1986

La Circolare  Ministeriale  n. 37 del 10 giugno 1986  ha precisato due cose, e precisamente che:

  1.  la successione a causa di morte dalla quale deriva l’ultimo acquisto di quote deve riguardare tutti i condividenti e non soltanto alcuni di essi;
     
  2. gli acquisti precedenti devono sempre riferirsi a tutti i condividenti.

Si tratta di una norma di semplificazione , che evita il concorso di plurimi criteri di tassazione , qualora l’ultimo acquisto  non dipenda dalla volontà delle parti , e quindi manchi l’intento   elusivo .

 

Circolare Ministeriale n. 18/2013

Questa Circolare del 29 maggio 2013 , al punto  2.2.3 così specifica:

“L’articolo 34, comma 4, del TUR disciplina, infine, il fenomeno delle c,d, massime plurime, che ricorre quando gli stessi soggetti risultano comprprietari di più beni derivanti da titoli originari diversi ( ad esempio, Tizio, Caio e Sempronio sono comproprietari di tre fabbricati acquistati, in comunione pro indiviso e per  quote uguali , con tre negozi giuridici diversi).

In questo caso, ogni titolo di acquisto genera una comunione e, perciò, ogni bene è oggetto di autonoma comunione.

Qualora si proceda alla divisione di questi beni, non si avrà un unico negozio giuridico ma tanti quanti sono i titoli originari.

Nella divisione simultanea della comunione plurima, le assegnazioni ai condividenti non possono essere considerate dichiarative qualora non corrispondano esattamente alle quote spettanti a ciascun condividente sulla singola massa…

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