Contante e Coronavirus: discussione intorno alle possibilità di contagio

L’uso del contante è da sempre oggetto di discussioni, sia sotto il profilo degli eventuali limiti, sia per il pericolo di evasione fiscale e sia, in questo momento, anche sotto il profilo di eventuale mezzo di diffusione del contagio.

contante e coronavirusContante e Coronavirus: negli scorsi giorni, tra le tante notizie circolate in tema di possibili modalità di contagio da coronavirus, si era sparsa anche quella di un blocco pagamenti in contanti in Francia.

In realtà sembra che la notizia sia una delle tante fake che circolano attualmente sul web.

 

Il contante è un mezzo di trasmissione del Coronavirus?

Secondo un comunicato ufficiale della Banque de France, anzi: “La probabilità di contagio da parte di un virus tramite una banconota è molto bassa rispetto ad altre superfici”

Qualche giorno fa era peraltro circolato anche un falso annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità che parlava dei contanti come possibile vettore di trasmissione del Covid19, ma poi è stata subito fatta una precisazione: «Ce l’hanno chiesto, ma abbiamo solo spiegato, specialmente in questo periodo, di lavare le mani dopo aver toccato i soldi. Il denaro passa di mano con frequenza e può catturare ogni tipo di batterio o di virus. Lavarsi le mani, se si toccano i soldi e soprattutto se si mangia subito dopo, è una buona pratica di igiene non solo adesso ma in generale».

Questo non vuol dire che in altre parti del mondo (Italia compresa) il contante non susciti comunque qualche timore. 

In Cina, ad esempio, il denaro proveniente da città infette (come Wuhan) è stato in gran parte distrutto, mentre il Paese ha urgentemente stampato banconote nuove “sane”, pulendo poi la restante parte di monete e banconote con raggi ultravioletti o ad alta temperatura e ponendola sotto sigillo per sette-quindici giorni.

Ancora più drastica sembra sia stata la Corea del Sud, che ha interrotto la circolazione dei contanti per un periodo di due settimane, imponendo pagamenti solo con moneta elettronica.

Anche Singapore ha, d’altra parte, consigliato di utilizzare metodi di pagamento senza contatto.

Negli Stati Uniti, tutta la liquidità proveniente dall’Asia è stata sistematicamente messa in quarantena prima di essere messa in circolazione.

Altre banche centrali hanno usato precauzioni, fino ad arrivare alla Banca centrale del Kuwait che ha annunciato il ritiro e l’isolamento delle banconote in circolazione nel Paese per almeno quattro settimane.

 

La posizione di Bankitalia

Anche Banca d’Italia ha del resto deciso di tenere da parte presso le filiali per 14 giorni, le banconote e monete ritirate in grossi quantitativi da Banche e società di servizi: «È stato possibile adottare questa cautela perché Bankitalia dispone di un buon numero di banconote nuove che può usare a fronte del ritiro — ha spiegato Palazzo Koch —. Per quanto riguarda invece gli sportelli al pubblico e i bancomat, quindi le operazioni al dettaglio, abbiamo dato indicazione di seguire le misure di igiene richiamate dalle autorità sanitarie e quindi lavarsi e disinfettare le mani o usare guanti monouso».

Sul fronte privato, infine, MasterCard ha promosso i pagamenti senza contatto, aumentando il suo massimale a 50 euro.

Insomma, nel dubbio, qualche precauzione è stata presa.

E, a prescindere dal se effettivamente ci possano essere dei rischi legati all’uso di contante (cosa che sembra improbabile), l’attuale crisi da Covid 19 potrebbe essere, in questo come in molti altri settori del nostro Ordinamento giuridico, l’occasione per introdurre misure strategiche in grado di sfruttare il momento negativo per individuare soluzioni migliorative.

 

Le limitazioni vigenti all’uso del contante

A tal proposito bisogna del resto ricordare come il D.L. fiscale n. 124/2019 abbia disposto nuovi limiti sui pagamenti in contanti, abbassando, a partire dal prossimo 1° luglio 2020, l’attuale soglia di 3000 euro a 2000 Euro, per poi arrivare a 1000 Euro nel 2022.

Le sanzioni per chi violerà i suddetti limiti (per entrambe le parti della transazione), partono da un minimo edittale di 2000 euro, per le violazioni dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

Per le violazioni dal 1° gennaio 2022 il minimo edittale si abbasserà invece a 1000 Euro.

Il limite vale per qualsiasi trasferimento di denaro e dunque sia per donazioni che anche per prestiti in denaro, anche se fra parenti.

E vale anche per i pagamenti frazionati, se tesi appunto ad aggirare i limiti.

Nessuna norma comunitaria affronta del resto esplicitamente se, o in quale misura, possa essere consentito introdurre una limitazione all’obbligo di accettare pagamenti in contanti, laddove anche il considerando 19 del regolamento (CE) n. 974/984 del Consiglio stabilisce che le limitazioni ai pagamenti in contanti non sono incompatibili, a condizione che siano efficaci e proporzionati agli obiettivi perseguiti.

Vero è, del resto, e anche nell’attuale situazione il problema si sta presentando, che la capacità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per alcuni gruppi sociali, che, per vari motivi, anche anagrafici, preferiscono utilizzare contanti piuttosto che altri metodi di pagamento.

E questo, particolare non indifferente in tempi di crisi economica, anche considerato che le transazioni in denaro contante non sono soggette a commissioni, a differenza delle transazioni con POS.

 

Una possibile soluzione: incentivare l’uso di strumenti tracciabili

In un tale contesto, pertanto, per incentivare l’uso di transazioni tracciabili occorre una chiara strategia di medio lungo periodo, che porti anche ad un cambio culturale e all’implementazione della digitalizzazione dei cittadini e della P.A.

Passando anche e soprattutto una effettiva riduzione delle commissioni per utilizzo dei Pos per tutti i negozianti, esercenti e professionisti, eliminando quanto meno i costi delle transazioni digitali sotto i 5 euro e riducendo i costi per quelle sotto i 25 euro, sia in merito ai costi di installazione, sia in merito al canone mensile per il comodato d’uso del POS, sia per il costo fisso per transazione (che può diventare significativo soprattutto per transazioni di minimo importo) e sia infine per il costo percentuale per transazione.

Insomma, non basta dire che il contante può essere pericoloso (per l’evasione fiscale, per il riciclaggio, o, addirittura, per pericoli di contagio da Coronavirus), ma bisogna costruire un adeguata struttura, sociale, economica, giuridica e culturale, affinchè si possa gradualmente transitare verso un semplice, ordinario, ed economico, sistema di transazioni elettroniche.

 

A cura di Giovambattista Palumbo

Sabato 11 aprile 2020

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