Indebita compensazione negli appalti: i chiarimenti su somministrazione di lavoro e utilizzo di manodopera

Facciamo il punto sulla disciplina introdotta con la Legge di Bilancio in materia di contrasto all’indebita compensazione e omesso o insufficiente versamento di ritenute durante lo svolgimento di appalti.
Tra le tante informazioni che il Fisco ha fornito, sono presenti chiarimenti sul caso della somministrazione di lavoro e dei contratti nei quali c’è un prevalente utilizzo di manodopera.

indebita compensazione appaltiIndebita compensazione negli appalti: chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

L’articolo 4 del Decreto Legge n. 124 del 26 ottobre 2019 (cd. “Decreto Fiscale 2019”), convertito con modificazioni, dalla L. 19 dicembre 2019, n. 157, ha introdotto l’articolo 17-bis nell’ambito del D.Lgs. n. 241/1997, con una “articolata disciplina volta a contrastare l’omesso o insufficiente versamento, anche mediante l’indebita compensazione, di ritenute fiscali, nonché l’utilizzo della compensazione per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi assicurativi obbligatori”.

Tale novità ha recato con sé anche numerosi dubbi e problematiche, alle quali sopperisce con i primi chiarimenti l’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 1/E del 12 febbraio 2020.

 

Indebita compensazione negli appalti: la norma

L’articolo 17-bis reca una serie di misure volte a contrastare l’omesso o insufficiente versamento, effettuato anche mediante indebita compensazione delle ritenute fiscali, con nuovi adempimenti a carico di committenti, appaltatori, subappaltatori, affidatari e altri soggetti che abbiano rapporti negoziali comunque denominati.

In particolare il comma 1 della norma citata prevede che i soggetti che rivestono la qualifica di sostituti d’imposta sui redditi di lavoro dipendente e assimilati i quali affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000 a un’impresa per il tramite di un contratto di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati e rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute, trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio.

Ai sensi del successivo comma 2, le imprese appaltatrici/affidatarie/subappaltatrici devono fornire anche il dettaglio del nominativo, codice fiscale e ore lavorate da ciascun lavoratore impiegato nell’attività.

Inoltre, il Decreto in questione introduce il “DURF”, ossia un documento simile al DURC, ma riguardante le questioni fiscali.

Le disposizioni citate sono in vigore dal 1° gennaio 2020.

La Circolare n. 1/E/2020 si inserisce in tale contesto e specifica la finalità che tale norma intende raggiungere, ossia il contrasto all’omesso versamento IVA e l’utilizzo di false compensazioni allo scopo di pagare ritenute fiscali e contributi previdenziali e assistenziali sui redditi da lavoro dipendente, con i quali gli appaltatori ottengono risparmi fiscali violando la libera concorrenza (in quanto riescono a ottenere prezzi più competitivi) mentre il committente riesce a “garantirsi” risorse umane con un costo del lavoro notevolmente più basso di quello che applicherebbe direttamente.

 

Indebita compensazione appalti: i primi chiarimenti dall’Agenzia Entrate

Le regole introdotte con l’art. 17-bis sono di notevole portata, e altrettanto notevoli sono stati i chiarimenti forniti da parte dell’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 1/E/2020.

Senza poter entrare nel dettaglio di tutti i chiarimenti forniti dalla lunga Circolare citata, è però possibile soffermarsi su alcuni aspetti.

In particolare, l’Agenzia tra le altre cose ha segnalato che:

 

Soggetti interessati dalla normativa

Sono quelli residenti nel territorio dello Stato, che rientrano in tali categorie:

  1. enti e società di cui all’art. 73, comma 1, TUIR che esercitano imprese commerciali o imprese agricole; 
     
  2. società e associazioni di cui all’art. 5 TUIR che esercitano imprese commerciali o imprese agricole; 
     
  3. persone fisiche che esercitano imprese commerciali ai sensi dell’articolo 55 del TUIR o imprese agricole;
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