Contabilità parallela e accertamento induttivo vanno a braccetto

E’ legittimo l’accertamento induttivo basato sul rinvenimento di contabilità parallela, in quanto la contabilità in nero, costituita da appunti personali e da informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario

Contabilità parallela e induttivo vanno a braccettoContabilità parallela e accertamento induttivo: fatti di causa

 

La Commissione Tributaria Regionale della Puglia, riformando la sentenza di primo grado, in tema di contabilità parallela e accertamento induttivo, ha dichiarato legittimi gli avvisi di accertamento relativi Iva, Irpef, Irap e relative ritenute alla fonte per l’anno di imposta 2003, impugnati dal contribuente.

Ha rilevato il giudice di appello che:

l’accertamento induttivo era legittimamente basato sul contenuto di una contabilità parallela rinvenuta in un’agenda acquisita presso la sede dell’attività; da tanto discendeva che era onere del contribuente dimostrare che le indicazioni contenute nel citato documento non avevano alcun rapporto con l’attività esercitata.

Il contribuente, nel caso di specie, si era invece limitato a dichiarare che i dati riportati sulla stessa non erano relativi alla sua attività, ma non ne aveva mai disconosciuto l’appartenenza, né aveva fornito alcuna prova per attestare che i dati indicati nell’agenda si riferissero a qualcosa di diverso dall’attività imprenditoriale verificata”.

 

Per la Cassazione, come da ordinanza n. 28695 del 7 novembre 2019, il contribuente ricorre lamentando l’illegittimità della sentenza, in quanto affetta da un doppio vizio di motivazione:

il primo, relativo alla mancanza assoluta di esplicitazione dell’iter logico con cui sarebbero stati conteggiati i capi prodotti e venduti in nero dall’azienda sulla base degli incomprensibili dati riportati su un’agenda; il secondo, relativo alla contraddittorietà e carenza della motivazione in relazione all’assoluto conflitto fra gli esiti dell’applicazione delle presunzioni per la determinazione dei ricavi – partendo dai dati individuati nell’agenda con quelli certi e verificati – con erronea applicazione del ragionamento presuntivo”.

 

La sentenza

 

La Corte respinge il ricorso di parte. Per gli Ermellini, “la sentenza impugnata, con motivazione perfettamente intellegibile e come tale riconoscibile, argomenta la soccombenza del contribuente sulla base della mancata prova, di cui lo dichiara onerato, della irriconducibilità delle annotazioni rinvenute nell’agenda rinvenuta nei locali aziendali con l’attività di impresa esercitata”.

Tale affermazione “è coerente con la giurisprudenza di questa Corte, che, da un canto, ha dichiarato legittimo l’accertamento induttivo basato sul rinvenimento di contabilità parallela (Sez. 5, Ordinanza n. 29543 del 16/11/2018; Sez. 5, Sentenza n. 19598 del 20/12/2003), dall’altro ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la “contabilità in nero”, costituita da appunti personali e da informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, prescritti dall’art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973, perché nella nozione di scritture contabili, disciplinate dagli artt. 2709 e ss. c.c., devono ricomprendersi tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta, spettando poi al contribuente l’onere di fornire adeguata prova contraria (Sez. 5 -, Ordinanza n. 27622 del 30/10/2018; Sez. 5, Ordinanza n. 12680 del 23/05/2018)”.

 

Le nostre riflessioni

 

La sentenza che si annota, in pratica, conferma, ancora una volta, il valore della contabilità nera.

Sul punto, infatti, la Corte di Cassazione, ancora di recente, ha assunto una precisa presa di posizione.

Riportiamo i pronunciamenti più recenti e i principi fissati:

 

Sentenza n. 19424 del 30 settembre 2015 (ud. 23 giugno 2015)

 

La Corte di Cassazione ha ribadito in merito alla cd. “contabilità in nero” (nel caso di specie, un quadernone) che:

è da ricomprendersi tra le scritture contabili dell’impresa disciplinate dall’ 2709 e seguenti c.c., che essa fa conseguentemente…

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