Studio associato, nessun obbligo di tutela INAIL

Lo studio associato, composto da diversi professionisti, non è tenuto a effettuare il versamento di contributi INAIL per la tutela antinfortunistica.
E’ quanto specificato recentemente dalla Corte di Cassazione che, nella sua valutazione, tiene conto del ruolo dell’attività manuale o intellettuale di vigilanza sul lavoro altrui in regime di subordinazione.

Lo Studio associato ha l’obbligo di iscrizione all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro?
 

Studio associato obbligo tutela INAIL

Il D.P.R. n. 1124/1965 (Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) prevede l’obbligo di iscrizione all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per specifiche categorie di lavoratori.

L’art. 4, primo comma, n. 7), prevede espressamente che devono essere compresi nell’assicurazione anche i soci delle cooperative e di ogni altro tipo di società, anche di fatto, comunque denominata, costituita od esercitata, i quali prestino:

  • opera manuale;
  • opera non manuale, anche senza partecipare materialmente al lavoro, ma sovraintendendo al lavoro di altri.

 

Il dubbio sorge però in relazione all’impostazione dello studio associato, e in particolare, se i professionisti che ne fanno parte hanno anche l’obbligo di ricorrere all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro.

 

Il caso: studio associato di architetti non iscritto all’INAIL

 

Il caso muove da una verifica ad opera degli ispettori dell’INAIL risalente al 2012 presso uno studio associato tra architetti, a seguito del quale l’Istituto ha contestato la mancata iscrizione all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sulla base dello statuto dell’associazione, che – a dire dell’INAIL – comportava un’assimilazione a quella dei soci lavoratori della società semplice, per i quali vige quanto previsto dall’art. 4, comma 1, n. 7) del D.P.R. n. 1124/1965 (ossia l’iscrizione all’INAIL).

A supporto della propria tesi l’INAIL considerava che lo statuto della società prevedeva che i singoli architetti fossero gli unici a garantire lo svolgimento delle attività facenti capo allo studio associato, riconducendo tale organizzazione a quella dei soci lavoratori nelle società semplici.

 

L’opinione della Giurisprudenza

 

Come peraltro confermato da parte della Corte d’Appello di Milano in secondo grado, l’opinione dell’INAIL sarebbe da respingere.

Dal quadro normativo di riferimento si evince che il libero professionista nello svolgimento di un’attività non manuale è soggetto all’assicurazione obbligatoria solo se svolga la sua attività alle dipendenze e sotto la direzione altrui.

Nel caso specifico infatti gli architetti componenti dello studio associato non svolgono attività manuale, non si trovano in posizione di lavoro subordinato e non svolgono la propria attività sovraintendendo al lavoro di altri.

 

Non sussiste inoltre il “rischio di scopertura assicurativa dell’attività svolta in ipotesi di dipendenza funzionale” in quanto:
 

  • non viene svolta alcuna attività manuale che pone i professionisti in una condizione di dipendenza funzionale;
     
  • il dubbio sull’incostituzionalità derivante da scopertura assicurativa dell’attività svolta in ipotesi di dipendenza cd. “funzionale” è stato giudicato infondato dall’Ordinanza n. 25/2016 della Corte Costituzionale.

 

Al fine di dirimere i dubbi, la Cassazione con la sentenza in esame sottolinea come tale principio sia già stato espresso dalla Sentenza della Cass. n. 15971 del 2017.

Con tale sentenza è stato affermato che, in tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali non sussiste l’obbligo assicurativo nei confronti di studi professionali associati,

La tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare sul piano soggettivo solo nel rispetto e nell’ambito delle norme vigenti, che – come per il libero professionista – in nessun luogo ne contemplano l’assoggettamento per le associazioni professionali.

Rientrerebbe nella discrezionalità del Legislatore la scelta in ordine alle categorie di lavoratori autonomi ai quali estendere la disciplina di tutela riservata ai prestatori di lavoro subordinati.

Ciò avverrebbe sulla base della maggiore gravità del pregiudizio economico subìto da tali soggetti a causa…

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