Un doppio binario per l’indice di allerta Debt Service Coverage Ratio (DSCR)

Si avvicina la campagna bilanci 2020 relativamente all’esercizio che si chiuderà il 31/12/2019 e il tema della continuità aziendale torna alla ribalta, dovendo gli organi amministrativi delle società di capitali stabilire se è possibile continuare ad applicare criteri di funzionamento oppure virare su criteri di cessione ove la gestione aziendale mostra evidenti segni di profonda crisi economico-finanziaria.

Vediamo come alcuni indici (in particolare il Debt Service Coverage Ratio, o DSCR), utili in sede di controllo revisionale, potrebbero essere utilizzati in fase preventiva dalla governance societaria, per scegliere consapevolmente i criteri di valutazione da applicare al bilancio riferito all’esercizio 2019.

Prima di passare all’analisi e al calcolo dell’indice di allerta Debt Service Coverage Ratio (DSCR), introduciamo innanzitutto la riforma del Codice della Crisi di Impresa.

 

Il nuovo Codice della Crisi di Impresa influenzerà i bilanci d’esercizio 2019?

 

Una domanda preliminare che appare utile porsi in relazione alla fase di approntamento del bilancio d’esercizio chiuso al 31/12/2019 e se le norme contenute nel Codice della Crisi di impresa (in sigla Cci) emanato con il D.Lgs. n. 14/2019, possano impattare sui comportamenti che gli organi societari dovranno adottare in sede di stesura dei progetti di bilancio 2019 o se, invece, gli indici ed indicatori di allerta contenuti nel Cci abbiamo una valenza esclusivamente in campo revisionale.

 

Questa domanda parte dalla constatazione che il riformato art. 2086 del codice civile pone, per gli organismi collettivi, la necessità di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, in ragione della loro natura e dimensione, anche in funzione della rilevazione puntuale delle situazioni di crisi di impresa e della perdita della continuità aziendale, anche e soprattutto in fase prognostica [1].

Se uno degli obiettivi dell’istituzione di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile è misurare l’eventuale perdita della continuità aziendale, è altrettanto evidente che le misure poste a salvaguardia del mantenimento delle condizioni di funzionamento dell’impresa, riguardano anche la fase preparatoria del bilancio d’esercizio, dove gli organi societari devono scegliere quali criteri valutativi applicare alle voci del bilancio in corso di formazione.

 

La novità apportata dal Cci è il cambio di prospettiva nella verifica della continuità aziendale, in quanto prima dell’entrata in vigore della riforma la continuità aziendale veniva monitorata nei casi di imprese già in condizioni di crisi.

L’interlocuzione tra management e organi di controllo era svolta in prospettiva storica, su accadimenti già avvenuti.

Adesso la riforma apportata dal Cci cambia la prospettiva temporale, richiedendo il monitoraggio avvenga nel continuum temporale e non solamente una volta l’anno [2].

 

Problematiche operative sulla continuità aziendale

 

Ci chiediamo: quando e come misurare la permanenza della continuità aziendale?

Il tema della continuità è disciplinato nel Codice della Crisi d’impresa all’art. 14 che implicitamente fa riferimento sia ad OIC 11 [3] (Principio contabile che si occupa delle Finalità e postulati del bilancio d’esercizio) sia ad ISA Italia 570 (principio di revisione contabile).

E allora sgombrato il campo dall’ipotesi che la continuità aziendale abbia una prospettiva diversa a seconda della norma di riferimento, vediamo che il nuovo codice della Crisi di impresa pone al redattore del bilancio, la necessità di stabilire se continuano ad esistere le condizioni di continuità dell’impresa, ossia se esiste ancora la possibilità di definire l’impresa ancora in condizioni di funzionamento.

La verifica della persistenza delle condizioni di funzionamento è la condizione necessaria per continuare ad applicare i criteri di valutazione di cui all’art. 2426 del codice civile; in assenza delle condizioni di funzionamento, le valutazioni di bilancio dovrebbero essere orientate ai criteri di “cessione”.

Certo, gli organi amministrativi delle società di capitali non obbligate al bilancio in forma ordinaria, potrebbero incontrare qualche difficoltà nel rilevare l’assenza di condizioni di allerta che suggerirebbero il cambio dei criteri di valutazione, proprio a causa dell’assenza dell’obbligo di redigere il documento posto a base della misurazione dei flussi di cassa, vale a dire il Rendiconto Finanziario.

Ricordiamo che la misurazione dei flussi di cassa in sede di bilancio ha una valenza sia storica sia prospettica, poiché il dato esprime nel “Cash Flow Statement” il saldo…

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