Autoriciclaggio: un parere della Cassazione

Una volta che la fattispecie criminosa di autoriciclaggio sia integrata in tutti i suoi requisiti, è del tutto indifferente che, alla fine delle operazioni di autoriciclaggio, l’agente abbia meramente utilizzato o goduto personalmente dei beni a titolo personale, essendo quindi punibile qualsiasi prelievo o trasferimento di fondi operato dal soggetto autore del delitto presupposto, successivo a precedenti versamenti, ivi compreso il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario ad un altro diversamente intestato e acceso presso un diverso istituto di credito, essendo il delitto in esame a forma libera.

Ai fini della ravvisabilità della fattispecie rileva qualsiasi condotta di manipolazione, trasformazione, trasferimento di denaro, quando concretamente idonea ad ostacolare gli accertamenti sulla provenienza del denaro.

cassazione su autoriciclaggioI chiarimenti della Cassazione su alcuni rilevanti aspetti dell’autoriciclaggio

 

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 5719 dell’11/12/2018, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di autoriciclaggio.

Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva confermato l’ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari.

Il G.I.P. aveva applicato la misura cautelare personale della custodia in carcere, per avere l’imputato, tra le altre, promosso un sodalizio criminale costituito allo scopo di realizzare un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio e l’economia – segnatamente specificamente organizzato, con apposita predisposizione di strutture e suddivisione di compiti tra gli associati, allo scopo di acquisire compagini imprenditoriali in crisi, per lo più operanti nel settore dell’erogazione di servizi sanitari, per drenarne le risorse patrimoniali in direzione di altre società, così depauperandole dei beni destinati alla garanzia dei creditori ed impiegando le risorse così distratte in attività economiche ed imprenditoriali riconducibili alla sua sfera di interessi, o, comunque, del sodalizio criminale che aveva contribuito a promuovere, così da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delle dette risorse.

Il ricorso per cassazione presentato nell’interesse dell’imputato denunciava, tra le altre, per quanto qui di interesse, il vizio di motivazione in punto di delibazione circa la gravità indiziaria in relazione ai delitti contestati, censurandosi gli errores in iudicando in cui era incappato il Tribunale con il ritenere che le condotte qualificate come distrattive integrassero anche quelle di autoriciclaggio, posto che, invece, si trattava di operazioni materiali destinate unicamente a distogliere risorse patrimoniali dalla finalità loro propria di garanzia delle obbligazioni e, comunque, in parte destinate al godimento personale, perché utilizzate per soddisfare debiti contratti in proprio dall’imputato.

Il ricorrente censurava inoltre anche la carenza argomentativa in ordine al profilo della concreta idoneità dissimulatoria delle manovre di reimpiego delle somme distratte.

 

Reato di autoriciclaggio: secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato

 

Evidenziano i giudici di legittimità che le censure, che si appuntavano sulla ritenuta doppia incriminazione delle condotte a titolo di bancarotta fraudolenta per distrazione e a titolo di autoriciclaggio, non coglievano nel segno, in quanto, come correttamente argomentato dal giudice di merito e salve le precisazioni relative alle somme utilizzate per estinguere posizioni debitorie personali, sminuivano impropriamente il ruolo che le operazioni addebitate all’indagato avevano avuto nell’ostacolare la ricostruzione della provenienza delittuosa delle somme oggetto materiale dei delitti.

Queste, dapprima, erano state distaccate dal patrimonio societario ed erano confluite nel patrimonio della controllante e di altre società riconducibili alla detta società in posizione dominate, e poi, in assenza di un’effettiva giustificazione economica, erano state reimmesse nel circuito economico a vantaggio di altre iniziative imprenditoriali attraverso multiformi strumenti negoziali, quali l’emissione di assegni circolari a favore di altre società, la costituzione di pegni a garanzia di finanziamenti erogati per l’acquisto di beni, l’accensione di garanzie personali o reali, il pagamento di ratei di mutuo.

La Cassazione ricorda del resto che, in tal senso, depone l’elaborazione ermeneutica sinora compiuta intorno alla norma di cui all’art. 648-ter.1 cod.pen., che punisce le attività di impiego, sostituzione o trasferimento di beni od altre utilità commesse dallo stesso autore del delitto presupposto, che abbiano la caratteristica specifica di essere idonee ad ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa, laddove, ai fini dell’integrazione del delitto di autoriciclaggio, è…

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