È legittimo l'accertamento all'odontoiatra basato sul cd. guantometro?

È legittimo l’accertamento all’odontoiatra fondato sul numero di guanti monouso acquistati nel corso dell’anno poiché tale dato può indicare, secondo la comune esperienza, compensi non dichiarati?
Il presente contributo analizza il cd. “guantometro” e le strategie di controllo del Fisco alla luce di recenti interventi del giudice di legittimità.
Analisi di un nuovo caso di accertamento analitico-induttivo, che interessa la categoria dei dentisti

 

Basare l’accertamento sulla quantità di guanti monouso acquistati (cd. guantometro) è legittimo?

 

In base alla logica e alla comune esperienza, è ragionevole ritenere che a determinati consumi corrisponda un certo numero di prestazioni, con possibilità quindi di calcolo di compensi presunti?

Fra gli elementi presuntivi semplici ai fini accertativi, purché gravi precisi e concordanti, rientrano quelli relativi all’impiego di materiale di consumo, ove indicativi di rilevanti incongruenze tra costi e ricavi e, quindi, di attività non dichiarate o di passività dichiarate, secondo canoni di ragionevole probabilità?

Cosa succede se il professionista (es. odontoiatra) usa una quantità notevole di materiali di consumo, insolita rispetto al volume d’affari denunciato al Fisco? Occulta i compensi il dentista che consuma guanti monouso in numero sproporzionato?

Ad un certo numero di guanti monouso devono per forza corrispondere un certo numero di prestazioni sanitarie erogate?

Il presente contributo analizza il cd. “guantometro” e le strategie di controllo del Fisco alla luce di recenti interventi del giudice di legittimità.

 

Il principio espresso dalla Cassazione

 

accertamento basato sul guantometro per odontoiatra

L’amministrazione finanziaria può procedere mediante un accertamento analitico-induttivo (si veda nota 1), verificando il consumo di guanti monouso utilizzati dal professionista per lo svolgimento dell’attività di odontoiatra, considerata la sussistenza di una correlazione tra il materiale di consumo impiegato e gli interventi effettuati sui pazienti.

Il consumo unitario di prodotti monouso così come il numero degli stessi rappresenta un fatto noto in grado di far ragionevolmente presumere la numerosità delle prestazioni effettivamente eseguite dal professionista ai fini della ricostruzione dei compensi percepiti e del supporto, di conseguenza, dell’ accertamento analitico-induttivo.

Risulta, pertanto, legittimo il recupero a tassazione dei compensi ricostruiti induttivamente in capo a un dentista qualora l’impiego in prestazioni d’opera possa desumersi dall’esistenza di documentazione di acquisto in quanto non occorre che, tra il fatto noto e quello ignorato, vi sia un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che la circostanza da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile per un criterio di normalità e, pertanto, che il rapporto di dipendenza logica, tra il fatto noto e quello ignorato, venga accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento a una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi seguendo regole di esperienza.

Tale assunto è stato precisato dalla Cassazione con l’ordinanza 23956/2019 (si veda nota 2).

 

Alcune conclusioni sul cd. guantometro

 

Il dato relativo all’utilizzo del materiale di consumo da parte di un dentista, costituisce elemento legittimamente utilizzabile per la ricostruzione presuntiva dei ricavi.

In base alla logica e alla comune esperienza, è infatti ragionevole ritenere che a determinati consumi corrisponda un certo numero di prestazioni, con possibilità quindi di calcolo dei ricavi presunti.

Costituisce dato assolutamente normale e corrispondente ai canoni di ragionevole probabilità quello secondo cui, per ciascuna prestazione odontoiatrica, si adoperi tendenzialmente una certa quantità di materiale di consumo, onde tale elemento rappresenta un fatto noto capace, anche di per sé solo, di lasciare ragionevolmente e verosimilmente presumere il numero delle prestazioni effettuate ed i relativi compensi (ordinanza n. 4168, depositata il 21 febbraio 2018, Corte di Cassazione) (si veda nota 3).

Sussiste la legittimità di un accertamento basato sul numero di guanti monouso acquistati da un odontoiatra. In sostanza, è possibile desumere il reddito di un professionista da quanti dispositivi igienici in lattice (ma anche bicchieri e tovaglioli in carta)…

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