Cassazione: accertamento induttivo in caso di saldo negativo di cassa

La sussistenza di un saldo negativo di cassa, implicando che le voci di spesa siano di entità superiore a quella degli introiti registrati, oltre a costituire un’anomalia contabile, fa presumere l’esistenza di ricavi non contabilizzati in misura almeno pari al disavanzo.

In presenza di un’anomalia di così rilevante entità deve ritenersi che sussistano gli elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, che consentono all’Amministrazione finanziaria di ricorrere all’accertamento induttivo, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

 

movimenti contanti 10mila euroSaldo negativo di cassa: presupposto valido per l’accertamento induttivo

 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 22698 del 11/09/2019, ha chiarito che in caso di saldo negativo di cassa vi sono i presupposti affinchè l’Agenzia delle Entrate possa procedere ad accertamento induttivo.

 

Il caso

 

Nel caso di specie, una Snc ed i suoi due soci, ricevevano separati avvisi di accertamento, relativi ad Iva, Irap ed Irpef, avendo l’Agenzia delle Entrate ritenuto, ai sensi dell’art. 39 del Dpr n. 600 del 1973, che vi fosse un maggior reddito d’impresa conseguito dalla società nell’anno 2007, recuperando a tassazione ricavi, non dichiarati e non contabilizzati, corrispondenti al disavanzo di cassa di massimo scoperto giornaliero rilevato dalle scritture contabili.

Gli avvisi di accertamento erano separatamente impugnati dai verificati, innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, che procedeva a riunire i ricorsi, accogliendo poi l’impugnativa ed affermando che, a fronte dell’anomalia evidenziata dall’Ufficio finanziario, e costituita dal saldo negativo di cassa, i ricorrenti avevano comunque controdedotto con valide argomentazioni, evidenziando di essere stati beneficiari di un finanziamento da parte della Regione, che era stato poi revocato, con la conseguenza che i soci erano stati costretti a ripianare, con fondi propri, la cassa dell’impresa.

La decisione assunta dalla CTP era impugnata innanzi alla Commissione Tributaria Regionale dall’Agenzia delle Entrate, la quale insisteva sul rilievo indiziario della percezione di un reddito non dichiarato da parte della società, dipendente dal prolungato saldo negativo di cassa.

I contribuenti replicavano che l’anomalia dipendeva dalla difficoltà di contabilizzare apporti di capitale personale dei soci a seguito della vicenda del finanziamento prima concesso e poi revocato dalla Regione, e che comunque la dichiarazione dei redditi presentata dalla società risultava in linea con gli studi di settore.

La CTR accoglieva l’appello proposto dall’Ente impositore ed osservava che “se il mastro di cassa presenta un saldo negativo, vuol dire che è uscito più denaro di quanto ne sia entrato, il che è possibile solo se non siano stati registrati tutti gli incassi […] una volta riscontrata tale anomalia contabile l’onere della prova si inverte“, ed i contribuenti, nella specie, non avevano fornito la prova di cui pure erano onerati.

Evidenziava inoltre la CTR che i contribuenti affermavano di avere incontrato difficoltà di contabilizzazione dei versamenti operati dai soci, ma non chiarivano quale fosse l’ostacolo incontrato nel far emergere in contabilità l’operazione di finanziamento da parte dei soci.

Infine, soci e società non avevano fornito la prova di come si fosse provveduto ad effettuare i pagamenti registrati in contabilità, nel mentre che il saldo di cassa risultava negativo.

Il giudice dell’appello negava poi rilievo al dato costituito dalla affermata coerenza del reddito conseguito con le risultanze degli studi di settore.

Avverso la decisione assunta dalla CTR proponevano infine ricorso per cassazione la società ed i soci, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 39, comma primo, lett. d), del Dpr n. 600 del 1973, nonché degli artt. 2729 cod. civ. e 54, comma secondo, del Dpr n. 633 del 1972, per avere la CTR erroneamente ritenuto che sussistessero le condizioni per l’operare dell’inversione dell’onere della prova.

Diversamente, secondo i ricorrenti, la sussistenza dei presupposti di legge per la sua applicabilità non risultava dimostrata, laddove, peraltro, pur in presenza di anomalie contabili, essi avevano provveduto a chiarirne adeguatamente le cause.

I contribuenti affermavano, in sostanza, che non sussistevano gli elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, che avrebbero permesso di ritenere operante l’inversione dell’onere della prova.

 

Il parere della Cassazione

 

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