Documenti già in possesso della Pubblica Amministrazione, prova al contribuente

L’obbligo di acquisizione della documentazione diventa inesigibile nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate non sia messa a conoscenza dell’esistenza della documentazione che ha richiesto al contribuente. Tale principio è stato confermato da una recente ordinanza della Cassazione.

Spetta al contribuente informare l’Amministrazione finanziaria che i documenti richiesti sono in possesso di altra amministrazione

Documenti in possesso dell'amministrazione finanziaria

 

L’obbligo di acquisizione della documentazione diventa inesigibile nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate non viene messa a conoscenza dell’esistenza della documentazione che ha richiesto al contribuente.

Tale principio è contenuto nella recente ordinanza n. 15147/2019 emanata dalla sesta sezione della Cassazione.

 

La normativa:
Statuto e autocertificazione 
del contribuente in caso di documenti già in possesso della PA

 

L’art. 6 della legge n. 212/2000 (c.d. Statuto del contribuente), recante norme in materia di conoscenza degli atti e semplificazione, stabilisce al comma 4 che al contribuente non possono essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell’amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente, in quanto tali documenti devono essere acquisiti ai sensi dell’art. 18, commi 2 e 3, legge n. 241/1990 (c.d. autocertificazione).

Tale norma contiene un principio di carattere generale che risulta applicabile anche al processo tributario e presuppone che la documentazione sia già in possesso dell’amministrazione finanziaria o che, comunque, il contribuente, dichiari o provi di averla già trasmesso alla medesima amministrazione.

Pertanto l’amministrazione può pronunciarsi specificamente su documenti in possesso della stessa, purché sia il contribuente a provare che una circostanza a lui favorevole emerga dalla documentazione detenuta da un amministrazione pubblica.

 

L’obiettivo del processo tributario

Il processo tributario non è diretto alla eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma ad una decisione di merito, sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio.

Conseguentemente il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale (e non meramente formali), è tenuto ad esaminare nel merito la pretesa tributaria e a ricondurla, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte.

 

Il caso affrontato dall’ordinanza delle Cassazione

 

Nella fattispecie in esame l’Agenzia delle Entrate emetteva avviso di accertamento relativo al recupero Iva a carico di una società, chiedendo preventivamente la documentazione che quest’ultima non produceva.

La società eccepiva in giudizio che l’ufficio non poteva richiedere i documenti in quanto gli stessi erano già stati consegnati all’Agenzia delle Dogane in occasione di un precedente controllo.

La Commissione tributaria provinciale ha annullato l’accertamento relativo al recupero Iva e la sentenza è stata confermata dai giudici di appello, i quali hanno ritenuto che non si può contestare che sia l’Agenzia delle Dogane che delle entrate fanno parte della stessa amministrazione, non potendo l’autonomia delle due articolazioni eliminare la loro unitarietà.

L’Agenzia proponeva ricorso per cassazione eccependo la violazione dell’art. 6, comma 4, legge n. 212/2000 atteso che l’obbligo di acquisizione della documentazione presso una distinta Amministrazione poteva profilarsi solo se il contribuente avesse comunicato il controllo presso l’Agenzia delle Dogane.

 

La decisione della Cassazione:
il contribuente deve dimostrare che i documenti sono già in possesso di altra PA

 

La Suprema Corte ha ritenuto che l’amministrazione finanziaria è tenuta a pronunciarsi in modo specifico e motivato su documenti in possesso della medesima, purché sia il contribuente a dimostrare che la prova di una determinata situazione a lui favorevole sia contenuta nella documentazione detenuta da altra amministrazione.

I giudici del merito hanno fondato il proprio convincimento circa la presunta violazione dell’art. 6, comma 4, legge n. 212/2000, valutando che la documentazione richiesta…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it