Documenti esibiti in ritardo a causa della condotta del terzo: sono utilizzabili

La legge, nel disciplinare gli effetti derivanti dal rifiuto di esibire la documentazione richiesta dagli uffici nel corso dell’accesso o nelle indagini a tavolino, stabilisce che, tutto ciò che il contribuente non ha prodotto, non può essere utilizzato, né nel prosieguo dell’indagine, né in fase contenziosa. In pratica, l’ordinamento tende a scongiurare che l’attività del controllo sia compressa o ostacolata da condotte omissive o artificiose del contribuente. In linea generale, sul piano delle conseguenze, si evince che, se il contribuente non si attiva per la produzione di dati o notizie, tale mancato riscontro legittima, da un lato, l’ufficio a procedere con l’affilata lama dell’accertamento induttivo e, dall’altro, dovrebbe impedire l’utilizzo dei documenti non prodotti nella fase contenziosa. Ma se la documentazione deve provenire da un soggetto terzo?

Documenti esibiti in ritardo a causa della condotta del terzo: sono utilizzabiliDocumenti esibiti in ritardo: premessa

Gli articoli 32 del Dpr 600/1973 e 52 del Dpr 633/1972, nel disciplinare gli effetti sul piano probatorio derivanti dal rifiuto di esibire i documenti richiesti dagli uffici nel corso dell’accesso o nelle indagini «a tavolino», stabiliscono che, tutto ciò che il contribuente non ha prodotto, non può essere utilizzato, né nel prosieguo dell’indagine, né nella fase contenziosa.

Si tratta, in tutta evidenza, di un divieto che è finalizzato a punire, legittimamente, tutti quei comportamenti caratterizzati dal rifiuto esplicito di consegnare la documentazione richiesta o l’occultamento della stessa in sede di verifica, per poi farla “apparire a gioco fatto”, quindi solo nella fase successiva all’emissione dell’atto accertativo, o in sede di accertamento con adesione o in sede contenziosa.

In pratica, l’ordinamento tende a scongiurare che l’attività del controllo sia “compressa” o ostacolata da condotte omissive o artificiose del contribuente, intese sostanzialmente a celare eventuali elementi di prova documentale a suo sfavore, ed a ciò si aggiunge una certa diffidenza nei confronti della verosimiglianza e della genuinità dei documenti, potenzialmente contraffabili o “confezionabili” in un secondo momento ed a proprio vantaggio.

In linea generale, sul piano delle conseguenze, si evince che, se il contribuente (sollecitato dall’ufficio)  non si attiva per la produzione di dati o notizie, tale mancato riscontro legittima, da un lato,  l’ufficio a procedere con l’ “affilata lama” dell’accertamento induttivo (in luogo di quello analitico) e, dall’altro, dovrebbe impedire l’utilizzo dei documenti non prodotti nella fase contenziosa.

Documenti esibiti in ritardo: la posizione della Cassazione

La Suprema Corte ha precisato, molto spesso, che la preclusione di utilizzo dei documenti non prodotti deve essere letto alla luce del principio di collaborazione e buona fede statuito dall’articolo io dello Statuto del contribuente (legge 212/2000), gravante sia in capo al contribuente che in capo all’amministrazione finanziaria.

Ciò si traduce nell’obbligo, in capo ai verificatori, della formulazione di una specifica richiesta di informazioni e documenti e dell’ avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza, cui corrisponde – stavolta in capo al contribuente – il dovere di assumere un comportamento collaborativo e trasparente, rispettoso dei canoni di correttezza e diligenza.

Corollario di questo contesto è che la preclusione all’utilizzo dei documenti in via contenziosa si prefigura quando al contribuente sia stato richiesto uno specifico documento e che allo stesso soggetto siano stati resi noti gli effetti derivanti dalla mancata presentazione.

Per questa ultima ipotesi, tra l’altro, è previsto che l’inutilizzabilità non scatta se il contribuente deposita in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile, quali forza maggiore, fatto del terzo, caso fortuito  (Cass. civ. Sez. V Sent., 02-12-2015, n. 24503; Cass. Civ., 11-8-2016, n. 16960).

Se la documentazione proviene da un terzo

Deve poi osservarsi che l’eventuale idoneità della documentazione a reggere la prova dell’inconsistenza dell’azione dell’amministrazione finanziaria può essere svilita ovvero, incolpevolmente, può essere inutilizzabile nell’ipotesi che la documentazione richiesta provenga non già dal contribuente ma da un terzo, e sia quindi (oltre ad essere maggiormente contestabile sul piano della sua genuinità) reperibile tardivamente.

Su questo precipuo aspetto vi è stato un recentissimo intervento della Corte di Cassazione in un giudizio vertente sulla rettifica induttiva, ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, del  reddito di un contribuente, che aveva…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it