Accertamento sintetico: la valenza dell’acquisto simulato di quote azionarie

In tema di accertamento sintetico resta salva la possibilità di prova contraria da parte del contribuente. Tra le prove contrarie è ammessa anche quella che il versamento degli importi contestati non è avvenuto e che, quindi, non sussiste una reale disponibilità economica, essendo questa meramente apparente, per avere l’atto in questione natura simulata. Spetta comunque al giudice tributario verificare la prova della simulazione, anche attraverso l’interpretazione del negozio o dei negozi giuridici ritenuti simulati, laddove, comunque, il negozio simulato produce effetti nei confronti dei terzi e la simulazione non può essere opposta dalle parti contraenti ai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione.

Accertamento TributarioIn tema di accertamento sintetico resta salva la possibilità di prova contraria da parte del contribuente. Tra le prove contrarie è ammessa anche quella che il versamento degli importi contestati non è avvenuto e che, quindi, non sussiste una reale disponibilità economica, essendo questa meramente apparente, per avere l’atto in questione natura simulata. Spetta comunque al giudice tributario verificare la prova della simulazione, anche attraverso l’interpretazione del negozio o dei negozi giuridici ritenuti simulati, laddove, comunque, il negozio simulato produce effetti nei confronti dei terzi e la simulazione non può essere opposta dalle parti contraenti ai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione.

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 872 del 16/01/2019, ha risolto un contenzioso in tema di accertamento sintetico, evidenziando la valenza dell’acquisto simulato di quote azionario, ai fini del computo delle spese per incrementi patrimoniali.

Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia aveva respinto l’appello proposto dal contribuente avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Udine, che ne aveva respinto il ricorso avverso gli avvisi di accertamento con cui erano state recuperate, per gli anni 2002 e 2003, maggiori imposte IRPEF e comunali all’esito di un accertamento sintetico del reddito ex art. 38 Dpr n. 600/1973.

In particolare, l’avviso di accertamento aveva ricostruito il maggior reddito in capo al ricorrente conseguente alla spesa per incrementi patrimoniali sostenuta per l’acquisto di quote di una società e di una quota indivisa di un immobile.

Il contribuente proponeva infine ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, denunciando, tra le altre, violazione e falsa applicazione dell’art. 1415 c.c. e insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza.

In particolare, con il primo motivo di ricorso, il contribuente lamentava che il giudice di secondo grado aveva erroneamente applicato l’art. 1415 c.c. laddove era stata ritenuta fondata l’eccezione, sollevata dall’Ufficio, di inopponibilità al Fisco della simulazione dell’acquisto delle quote societarie.

La Suprema Corte, nel ritenere infondata la censura, rileva, a tal proposito, di aver già avuto modo di chiarire (cfr. Cass. nn. 12782/2016, 1549/2007) che l’ufficio finanziario ha il potere di accertare la sussistenza dell’eventuale simulazione relativa in grado di pregiudicare il diritto dell’amministrazione alla percezione dell’esatto tributo, senza la necessità di un preventivo giudizio di simulazione, spettando poi al giudice tributario, in caso di contestazione, il potere di controllare incidenter tantum, attraverso l’interpretazione del negozio ritenuto simulato, l’esattezza di tale accertamento.

Nella specie la Commissione Tributaria Regionale non aveva in alcun modo escluso che il contribuente potesse opporre al Fisco l’inconsistenza del fatto della presunta capacità di spesa, provando che, a fronte di un trasferimento di beni, non aveva in realtà pagato alcun prezzo.

Al contrario, nella sentenza impugnata i giudici di merito avevano espressamente condiviso il giudizio della CTP, che aveva «correttamente vagliato la rilevanza degli elementi probatori offerti dalla Contribuente a sostegno del proprio assunto …(ritenendo)… che la giustificazione in quei termini rappresentata non …(aveva)… trovato riscontri probatori tali da far ritenere univocamente dimostrata la inesistenza in capo alla Contribuente di quei redditi imponibili necessari per sostenere la spesa relativa agli incrementi patrimoniali, la cui acquisizione trova(va)… invece pacifica attestazione negli atti pubblici di trasferimento individuati dalla Agenzia delle Entrate».

Il motivo di ricorso risultava quindi infondato, risultando la motivazione della sentenza impugnata giuridicamente corretta e conforme ai principi di…

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