Si conferma l’accertamento anticipato in caso di fallimento

Si conferma l’accertamento anticipato in caso di fallimentoL’ordinanza della Corte di Cassazione n. 3294 del 5 febbraio 2019, conferma la legittimità dell’emissione dell’avviso di accertamento, senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, in caso di dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica.

Il principio affermato

“Questa Corte ha avuto modo di affermare il condivisibile principio, che in questa sede va ribadito, secondo cui la dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della l. n. 212 del 2000. Ciò da un lato in ragione dell’urgenza correlata alla necessità dell’Erario di intervenire nella procedura concorsuale, senza che rilevi la possibilità di un’insinuazione tempestiva al passivo, poiché detto intervento può essere funzionale a proporre opposizioni volte a contestare le posizioni di altri creditori; d’altro lato perché il contribuente fallito perde la capacità di gestire il proprio patrimonio, sicché il detto termine per la presentazione di osservazioni e richieste risulta incompatibile con l’attività del curatore, che è svolta sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, stante l’onere informativo nei confronti di tali soggetti (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 8892 del 11/04/2018; Sez. 5, Sentenza n. 13294 del 28/06/2016)”.

E pertanto, osserva la Corte, “la sentenza impugnata ha quindi falsamente applicato l’art. 12, comma 7, della l. n. 212 del 2000, poiché è pacifico che l’invito a produrre documenti è stato rivolto già al curatore fallimentare; essendo quindi la società già fallita all’inizio della fase amministrativa di verifica, nessuna necessità di attendere la decorrenza del termine dilatorio di sessanta giorni sussisteva nella specie, del tutto a prescindere dalla necessità di motivare o meno le ragioni dell’urgenza della notificazione dell’avviso di accertamento, che in tale ipotesi è in re ipsa e deriva dall’accertata insolvenza della contribuente”.

L’accertamento anticipato per fallimento

La pronuncia che si annota si inserisce nel solco delle precedenti pronunce che toccano il mondo del fallimento.

Già con la sentenza n. 8892 dell’11 aprile 2018, la Corte di Cassazione aveva legittimato l’accertamento anticipato nei confronti di una società fallita, per la necessità dell’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare.

I supremi giudici richiamano una precedente pronuncia – sentenza n. 13294/2016 – secondo cui “In materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’intervenuta dichiarazione di fallimento di quest’ultimo giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della I. n. 212 del 2000, a prescindere dalla sua esternazione all’interno dell’atto impositivo, non richiesta dallo Statuto del contribuente, né da altra specifica disposizione, discendendo l’urgenza dalla necessità dell’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare”.

Per la Corte “la legge 2012 del 2000, art. 12, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvi i casi “di particolare e motivata urgenza” impone un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa piuttosto che un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza nell’emissione, anticipata, dell’atto impositivo, (cfr. Cass. n. 11944 del 2012, cui hanno fatto seguito Cass. S.U., n. 18184 del 2013; Sez. V, n. 24316 del 2014). Quindi, in presenza di casi di urgenza, l’effetto derogatorio opera a prescindere dalla sua esternazione all’interno dell’atto impositivo, che non è richiesto né dallo Statuto dei diritti del contribuente (posto che l’art. 7…

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