Le perdite delle società di persone

Nel sistema del reddito di impresa, le perdite sono componenti reddituali negativi che consentono di attribuire rilevanza al risultato sfavorevole della gestione a fronte di un’attività economica concretamente esercitata.
In un sistema analitico di determinazione del reddito imponibile, che tassa il saldo tra i costi e i ricavi di ogni singolo periodo di imposta, è infatti necessario riconoscere anche l’“imposta negativa” (generata appunto dalla perdita): in questo intervento analizziamo in modo estremamente analitico il regime fiscale delle perdite nelle società di persone

perditeNel sistema del reddito di impresa, le perdite sono componenti reddituali negativi che consentono di attribuire rilevanza al risultato sfavorevole della gestione a fronte di un’attività economica concretamente esercitata. In un sistema analitico di determinazione del reddito imponibile, che tassa il saldo tra i costi e i ricavi di ogni singolo periodo di imposta, è infatti necessario riconoscere anche l’“imposta negativa” (generata appunto dalla perdita).

Le perdite ricevono un trattamento differente a seconda della natura del soggetto, o per meglio dire della sua collocazione fiscale tra le imprese soggette a IRES o a IRPEF e, tra queste ultime, tra quelle che adottano la contabilità ordinaria e quelle in contabilità semplificata.

Dal punto di vista dell’amministrazione finanziaria, inoltre, le perdite sono “attributi fiscali” da vigilare, in quanto (come accade nell’ipotesi delle “bare fiscali”), ancorché non associate a un’effettiva attività economica, possono costituire uno strumento per abbattere od azzerare l’imponibile (e quindi il carico impositivo) di soggetti vitali.

La materia viene di seguito esaminata alla luce delle ultime innovazioni normative, che hanno interessato, in particolare, le perdite dei soggetti IRPEF imprenditori (con particolare attenzione alle società di persone).

Indice

Aspetti generali

Le imprese soggette ad IRPEF (società commerciali e imprese individuali) possono adottare la contabilità ordinaria o quella semplificata.

Per le imprese del primo tipo (in contabilità ordinaria), le perdite sono computate in diminuzione dai redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trova capienza in essi.

Per le imprese del secondo tipo (in contabilità semplificata), non trova applicazione la regola del riporto delle perdite nei periodi di imposta successivi (art. 8, comma 3, TUIR): esse possono quindi essere utilizzate in tale regime solamente all’interno del periodo di imposta in cui si generano, riducendo il relativo reddito.

La breve vita dell’IRI

Con art. 1, commi 547-553, della legge 11.12.2016, n. 232, era stata introdotta, per le imprese soggette ad IRPEF e limitatamente al reddito imprenditoriale, la possibilità di optare per la tassazione ad aliquota fissa che contraddistingue il “mondo IRES”.

Nell’ambito delle disposizioni sull’opzione IRI, anche il trattamento delle perdite era interessato da un’importante novità.

Esse infatti – derogando all’art. 8, comma 3, del TUIR -, se maturate durante l’applicazione del regime (anche dovute ai prelievi da parte dell’imprenditore / collaboratore / socio), si sarebbero computate in diminuzione del reddito dei periodi successivi:

  • per l’intero importo che trovava capienza in essi;
  • senza la limitazione temporale del quinquennio.

In dettaglio, il comma 1 dell’art. 55-bis del TUIR, disposizione normativa di riferimento, stabiliva che il reddito di impresa degli imprenditori individuali e delle s.n.c. e s.a.s. in regime di contabilità ordinaria poteva essere escluso dalla formazione del reddito complessivo e assoggettato a tassazione separata con l’aliquota prevista dall’art. 77 (ossia con l’aliquota IRES, del 24% a partire dal 1° gennaio 2017).

Tale possibilità era concessa tramite una specifica opzione (rinnovabile), con durata pari a 5 periodi di imposta.

L’IRI avrebbe dovuto applicarsi dal 2017, ma l’art. 1, comma 1063, della legge 27.12.2017, n. 205, ne aveva differito la decorrenza al 2018.

In deroga allo Statuto del contribuente, l’art. 1, comma 1055, lett. a), n. 2, della legge…

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