Definizione delle liti pendenti: non giocano gli accordi non conclusi

Nel corso di TeleFisco 2019 l’Amministrazione finanziaria aveva avuto modo di affermare che dall’effettivo valore della controversia – ai fini della definizione delle liti pendenti – vanno comunque esclusi gli importi che eventualmente non formano oggetto della materia del contendere, in particolare in caso di contestazione parziale dell’atto impugnato, di giudicato interno o di parziale annullamento in autotutela dell’atto impugnato.
Ora L’agenzia delle Entrate fornisce ulteriori spunti di riflessione.

definizione agevolata delle liti pendentiNel corso di TeleFisco 2019 l’Amministrazione finanziaria aveva avuto modo di affermare che dall’effettivo valore della controversia – ai fini della definizione delle liti pendenti – vanno comunque esclusi gli importi che eventualmente non formano oggetto della materia del contendere, in particolare in caso di contestazione parziale dell’atto impugnato, di giudicato interno o di parziale annullamento in autotutela dell’atto impugnato.

Oggi, con la circolare n.6/E del 1° aprile 2019, nel confermare la propria posizione, ha offerto ulteriori spunti di riflessione.

La chiusura delle liti pendenti

L’art.6, del D.L.119/2018, conv. con modif. in L.136/2018, consente la definizione delle liti pendenti, dietro presentazione di apposita istanza e pagamento di un importo variabile legato al valore della controversia, determinato a norma dell’art.12, comma 2, del D.Lgs. 546/1992, e allo stato del contenzioso, al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato.

La definizione può avvenire con il pagamento di una somma pari al valore della controversia qualora, alla data del 24 ottobre 2018, il ricorso in primo grado sia stato notificato all’Agenzia delle entrate, ma non ancora depositato o trasmesso alla segreteria della Commissione tributaria provinciale, oppure il contribuente sia rimasto soccombente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata e non ancora definitiva alla medesima data; con il pagamento del novanta per cento del valore della controversia, in caso di ricorso pendente in primo grado per il quale il contribuente si sia costituito in giudizio alla data del 24 ottobre 2018, ma non abbia ancora ottenuto, alla stessa data, una decisione giurisdizionale non cautelare; con il pagamento di un importo percentuale del valore della controversia diversificato in relazione allo stato del giudizio, nelle ipotesi in cui l’Agenzia delle entrate sia risultata soccombente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata al 24 ottobre 2018 (le controversie possono essere definite con il pagamento:

a) del 40 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;

b) del 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado); con il pagamento del cinque per cento del valore della controversia, nel caso in cui la stessa sia pendente innanzi alla Corte di cassazione alla data del 19 dicembre 2018 e l’Agenzia delle entrate sia risultata integralmente soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio.

Il valore della controversia

Il comma 1 dell’art.6 del DL n. 119 del 2018 prevede che “Il valore della controversia è stabilito ai sensi del comma 2 dell’articolo 12” del D.Lgs. n. 546 del 1992, secondo cui per valore della controversia si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversia relativa esclusivamente all’irrogazione di sanzioni il valore è costituito dalla somma di queste.

TeleFisco 2019

Nel corso di Telefisco 2019 le Entrate hanno precisato che “per la determinazione dell’effettivo valore della controversia vanno comunque esclusi gli importi che eventualmente non formano oggetto della materia del contendere, in particolare in caso di contestazione parziale dell’atto impugnato, di giudicato interno o di parziale annullamento in autotutela dell’atto impugnato”, richiamando la circolare 22/E del 28 luglio 2017, par. 4.

Con detta circolare l’Amministrazione finanziaria ha fornito precisi chiarimenti in relazione alla definizione agevolata delle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria, nelle quali è parte l’Agenzia delle entrate, prevista dall’art. 11, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ritenendo non più pendente la parte del rapporto controverso…

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