Motivazione per relationem e documentazione allegata: le ultime dalla Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato il principio, reiteratamente affermato, secondo cui, in tema di motivazione “per relationem” degli atti d’imposizione tributaria, l’art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza.

attività e-commerce gioca fiscalmenteL’ordinanza della Corte di Cassazione n. 26107 del 18 ottobre 2018, ha confermato il principio, reiteratamente affermato, secondo cui in tema di motivazione “per relationem” degli atti d’imposizione tributaria, l’art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza.

Il caso di specie trae origine dall’impugnazione degli avvisi di accertamento relativi a IRPEF, IRAP e IVA anni dal 2004 al 2007 – emessi a seguito di PVC della Guardia di Finanza che aveva rilevato la mancata tenuta di contabilità fiscale in presenza di attività imprenditoriale di e-commerce su piattaforma E. E. sarl -.

Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 7 L. n. 212/2000, per avere la CTR ritenuto motivati gli atti impositivi relativi agli anni 2005 e 2006, nonostante la mancata allegazione della documentazione, richiamata solo per relationem nel P.V.C, ma non allegata a quest’ultimo.

Per la Corte il motivo è infondato. “Dalla sentenza impugnata e dagli stralci degli atti impugnati riportati in ricorso, risulta che al processo verbale di contestazione era stato allegato l’elenco delle operazioni trasmesso in file da E.E. sarl, e quindi riprodotto in uno schema redatto dalla Guardia di Finanza, con il dettaglio di ciascuna di esse (data, oggetto, importo, acquirente), mettendo così il contribuente in condizione di contestare – ma ciò la CTR ha accertato che non abbia fatto, essendosi limitato a negare genericamente di svolgere attività imprenditoriale – in modo specifico le singole operazioni. Va pertanto confermato il principio, reiteratamente affermato da questa Corte, secondo cui in tema di motivazione “per relationem” degli atti d’imposizione tributaria, l’art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza (Cass. 15327/2014; cfr. n. 9323 del 11/04/2017, n. 28060 del 24/11/2017)”.

Brevi riflessioni

La Corte di Cassazione ha da tempo ammesso la possibilità di motivare l’atto di accertamento per relationem ad un p.v.c. della Guardia di Finanza o di altri organi verificatori.

Sul punto, di recente, con l’ordinanza n. 20416 del 1° agosto 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che i files relativi a presunte cessioni in nero non vanno allegati, essendo sufficiente che l’avviso di accertamento ne riproduca il contenuto essenziale.

Detta sentenza rileva l’insussistenza dell’eccezione di parte, una volta che il contenuto dei files sia stato trascritto nell’avviso di accertamento.

Il Collegio ritiene, infatti, che la tesi sostenuta dai giudici di appello – secondo la quale, ai fini della motivazione di un avviso di accertamento, sarebbe necessaria l’allegazione della documentazione (nella specie, i files informatici rinvenuti ed acquisiti dalla G.d.F.) su cui si basa «l’impianto accertativo», non bastando la riproduzione del suo contenuto essenziale nel corpo dell’avviso – contrasta con l’art. 42, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, e non può quindi essere accolta, dovendosi affermare l’opposto principio che la motivazione per relationem di un avviso di accertamento è legittima non solo quando l’atto richiamato sia allegato all’avviso, ma anche quando di tale atto sia riprodotto nell’avviso il contenuto essenziale (Cass. n. 10085 del 2012), nonché con il regime introdotto dalla legge 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, in base al quale «l’obbligo di motivazione degli atti tributati può essere adempiuto anche “per relationem”, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da…

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