Come funziona l’incremento occupazionale netto (ULA)

Come funziona l’incremento occupazionale netto (ULA)L’incremento occupazionale netto è un tema che negli ultimi anni riveste sempre più interesse in quanto necessario per la fruizione – oltre il de minimis – di numerosi sgravi in materia di lavoro. Ma spesso è difficile comprendere non solo come si calcola ma anche quali sono i lavoratori che devono essere considerati nel calcolo stesso, ad esempio, quando ci si trova innanzi a delle somministrazioni.

Per comprendere meglio l’argomento e le sue particolarità, ci viene incontro il legislatore ma anche i preziosi chiarimenti di prassi che permettono di dissipare dubbi su casistiche specifiche.

Premessa

Negli ultimi anni le varie disposizioni normative che hanno introdotto benefici per i datori di lavoro in caso di nuove assunzioni, hanno inserito una condizione necessaria per poter “sforare” il limite cd. “de minimis”, senza la quale non è possibile godere dei benefici: essa è la condizione per la quale ai fini della fruizione di sgravi contributivi per nuove assunzioni, si richiede che le stesse determinino un incremento occupazionale netto.

Alcune norme infatti, prevedono espressamente che per fruire di alcune agevolazioni è necessario rispettare le soglie del de minimis (di cui agli artt. 107 e 108 del TFUE, ossia sulla base del quale l’importo totale massimo degli aiuti di tal genere ottenuti da un’impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000 euro), salvo che non si verifichi un incremento occupazionale netto: tale incremento è così una “deroga” al rispetto del de minimis – fermi tutti gli altri requisiti richiesti dalla legge – che avviene se l’assunzione (ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine) determina un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti.

Spesso però, nella pratica giornaliera, tale dicitura risulta essere non chiara, o perlomeno poco “chiarificatrice”, tanto che sia necessario tornare a riguardare la normativa di riferimento per comprendere se l’azienda possa effettivamente godere legittimamente degli sgravi proposti.

La normativa di riferimento

L’incremento occupazionale netto trae la sua origine primariamente nel Regolamento CE del 6 agosto 2008, n. 800, il quale all’art. 40, par. 4, prevede che “Nei casi in cui l’assunzione non rappresenti un aumento netto del numero di dipendenti dell’impresa interessata rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, il posto o i posti occupati sono resi vacanti in seguito a dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario di lavoro o licenziamento per giusta causa e non in seguito a licenziamenti per riduzione del personale”.

Partendo da questo presupposto, una prima definizione recepita dall’INPS, viene fornita con la Circolare n. 111/2013, la quale esplica in maniera chiara cosa si intenda per “incremento occupazionale netto”: ebbene, quando gli incentivi richiedono la citata condizione, spettano quando l’azienda intesa come intera organizzazione del datore di lavoro e non come singola unità produttiva presso cui si svolge il rapporto di lavoro – aumenta il numero dei dipendenti del datore di lavoro interessato rispetto alla media dei dodici mesi precedenti.

A seguito degli interventi normativi citati, è intervenuto sul tema il Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014, con il quale all’art. 32, par. 3, viene riproposto in maniera quasi speculare quanto precedentemente previsto dal Regolamento CE del 6 agosto 2008, n.800 in materia di incremento occupazionale netto.

Tale concetto viene ripreso in seguito dalla normativa nazionale all’interno del D.Lgs. n. 150/2015, il quale prevede espressamente con l’art. 31, comma 1, lett. f), specifiche condizioni con riferimento all’incremento occupazionale netto e conseguentemente al calcolo dell’ULA. 

A questo, oltre ai vari interventi…

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