Come funziona l’incremento occupazionale netto (ULA)

di Antonella Madia

Pubblicato il 20 marzo 2019

L’incremento occupazionale netto è un tema che negli ultimi anni riveste sempre più interesse in quanto necessario per la fruizione – oltre il de minimis – di numerosi sgravi in materia di lavoro. Ma spesso è difficile comprendere non solo come si calcola ma anche quali sono i lavoratori che devono essere considerati nel calcolo stesso, ad esempio, quando ci si trova innanzi a delle somministrazioni. Per comprendere meglio l’argomento e le sue particolarità, ci viene incontro il legislatore ma anche i preziosi chiarimenti di prassi che permettono di dissipare dubbi su casistiche specifiche

Come funziona l’incremento occupazionale netto (ULA)L’incremento occupazionale netto è un tema che negli ultimi anni riveste sempre più interesse in quanto necessario per la fruizione – oltre il de minimis – di numerosi sgravi in materia di lavoro. Ma spesso è difficile comprendere non solo come si calcola ma anche quali sono i lavoratori che devono essere considerati nel calcolo stesso, ad esempio, quando ci si trova innanzi a delle somministrazioni.

Per comprendere meglio l’argomento e le sue particolarità, ci viene incontro il legislatore ma anche i preziosi chiarimenti di prassi che permettono di dissipare dubbi su casistiche specifiche.

Premessa

Negli ultimi anni le varie disposizioni normative che hanno introdotto benefici per i datori di lavoro in caso di nuove assunzioni, hanno inserito una condizione necessaria per poter “sforare” il limite cd. “de minimis”, senza la quale non è possibile godere dei benefici: essa è la condizione per la quale ai fini della fruizione di sgravi contributivi per nuove assunzioni, si richiede che le stesse determinino un incremento occupazionale netto.

Alcune norme infatti, prevedono espressamente che per fruire di alcune agevolazioni è necessario rispettare le soglie del de minimis (di cui agli artt. 107 e 108 del TFUE, ossia sulla base del quale l’importo totale massimo degli aiuti di tal genere ottenuti da un’impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000 euro), salvo che non si verifichi un incremento occupazionale netto: tale incremento è così una “deroga” al rispetto del de minimis – fermi tutti gli altri requisiti richiesti dalla legge – che avviene se l’assunzione (ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine) determina un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti.

Spesso però, nella pratica giornaliera, tale dicitura risulta essere non chiara, o perlomeno poco “c