La svendita sottocosto deve essere provata

La svendita sotto costo per liquidazione finale deve essere provata. Sono queste le sintetiche conclusioni che si possono trarre dalla lettura di una recente ordinanza della Corte di Cassazione

svendita sottocostoLa svendita sotto costo per liquidazione finale deve essere provata. Sono queste le sintetiche conclusioni che si possono trarre dalla lettura dell’ordinanza n. 26086 del 17 ottobre 2018 della Corte di Cassazione

Il fatto

La Commissione tributaria regionale della Campania respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli che aveva accolto il ricorso del contribuente contro l’avviso di accertamento per II.DD. ed IVA 2012.

La CTR osservava, in particolare, “che il fatto costitutivo principale allegato dall’Ente impositore a sostegno delle proprie pretese creditorie (antieconomicità della gestione aziendale del contribuente) era stato adeguatamente controprovato dal contribuente con la allegazione dell’avvenuta svendita liquidatoria delle rimanenze di magazzino”.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deducendo, fra l’altro, che l’onere controprobatorio del contribuente a fronte della contestata antieconomicità della gestione della sua impresa, si basava sulla mera allegazione della circostanza fattuale di vendite sottocosto, “ma senza alcuna prova della circostanza medesima”.

Il pensiero della Corte

Osservano i massimi giudici che “Nel giudizio tributario, una volta contestata dall’Erario l’antieconomicità di una operazione posta in essere dal contribuente che sia imprenditore commerciale, perché basata su contabilità complessivamente inattendibile, in quanto contrastante con i criteri di ragionevolezza, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione, ed il giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatare la regolarità della documentazione cartacea. Infatti, è consentito al fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi, utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate a fronte della contestata antieconomicità» (Sez. 5, Sentenza n. 14941 del 14/06/2013, Rv. 627156 – 01)”.

La Corte, inoltre, conferma che “In materia di IVA, l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. d), del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell’art. 54, commi 2 e 3, del d.P.R. n. 633 del 1972, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni» (Sez. 6-5, Ordinanza n. 26036 del 30/12/2015, Rv. 638203 – 01)”.

E nel caso di specie, la sentenza impugnata ha palesemente violato detti principi di diritto. Infatti, senza “alcun minimo accenno alle prove offerte dal contribuente e quindi solo sulla base di una sua mera allegazione, il giudice tributario di appello ha ritenuto assolto l’onere controprobatorio del contribuente medesimo della circostanza, minante la prova presuntiva fondante l’atto impositivo impugnato, di avere effettuato una svendita sottocosto per liquidazione finale”.

Breve nota

La presenza di scritture contabili formalmente regolari non preclude all’amministrazione finanziaria di procedere, legittimamente, all’accertamento analitico induttivo dei ricavi (o del reddito d’impresa) dichiarati da un contribuente che, nel corso dell’esercizio controllato, abbia posto in essere un comportamento palesemente antieconomico. La norma che dà forza agli uffici è l’art. 39, co. 1, lett.d), del…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it