Il familiare garante (fideiussore) dell'imprenditore è consumatore ai fini della norma sul sovraindebitamento

Il garante fideiussore, familiare dell’imprenditore o del rappresentante legale della società commerciale, può essere considerato “consumatore” e accedere al piano del consumatore, nonchè essere ricondotto alle nuove “procedure familiari” previste dal nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza

Il familiare garante (fideiussore) dell'imprenditore è consumatore ai fini della norma sul sovraindebitamentoIl familiare garante fideiussore dell’imprenditore o del rappresentante legale di una società commerciale può accedere al piano del consumatore ex artt. 7-8-9 L. 3/2012, in quanto lo stesso è da considerarsi consumatore ex art. 6, co. 2 della legge citata, perimetrando il presupposto soggettivo. Questo principio è affermato dal decreto adottato in data 9 gennaio 2019 dal Tribunale di Sulmona(1).

Il decreto ripercorre la normativa richiamata a livello sistematico ed inizia l’ esposizione proprio dalle ragioni ostative al riconoscimento di tale qualità tratte (con riferimento alla disciplina di cui al D.Lgs. 206/2005 Codice del Consumo) dal rapporto di accessorietà e subordinazione funzionale esistente fra l’obbligazione del garante e l’obbligazione del debitore principale, connotati sulla cui base la Suprema Corte di Cassazione ha più volte negato l’applicabilità della disciplina del consumatore alle obbligazioni fideiussorie quale cosiddetto effetto riflesso dell’obbligazione principale(2).

Il Giudice riporta altre ragioni di ulteriore incompatibilità sono state tratte dalla nozione ancor più restrittiva, rispetto a quella di cui all’art. 3, comma 1, lett. a), D.Lgs. 206/2005, che apparrebbe recepita dall’art. 6, comma 2, lett. b), L. 3/2013, ove per consumatore si intende “la persona fisica che [abbia] assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.

Per superare questi ostacoli tecnici sopra enunciati il Giudice ovidiano riporta le deduzioni delle più recenti pronunce della Corte di Cassazione (in particolare la n. 1869 del 01.02.2016) che ha osservato come in detta nozione di consumatore possa ricomprendersi anche la persona fisica che abbia assunto obbligazione “per attività altrui, per le quali, secondo un apprezzamento di merito, sia escluso un qualsivoglia rimando al perseguimento di operazioni che rivelino, oltre lo schema di sostegno solidaristico a terzi, un impiego del rischio così assunto in una dimensione partecipativa, per il comune interesse d’impresa o anche all’attività professionale”.

In tale ultimo arresto è decisiva la preminenza che vi assume, rispetto al profilo strutturale causale dell’accessorietà dell’obbligazione, il profilo teleologico degli scopi concreti per i quali la stessa è stata assunta, ciò in maggiore aderenza sia con il testo dell’art. 1, comma 2, lett. b), L. 3/2012 (il quale fa espresso riferimento agli scopi per i quali l’obbligazione è stata assunta e non anche al dato strutturale dei suoi collegamenti causali) sia e per conseguenza con le valutazioni di meritevolezza che caratterizzano la disciplina del sovraindebitamento.

La Riforma pubblicata giovedì 14/02 in Gazzetta Ufficiale (“Codice della Crisi e dell’Insolvenza“), all’art. 2 rubricato come “Definizioni” al punto e) definisce come “consumatore”: la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale eventualmente svolta, anche se socia di una delle società appartenenti ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, per i debiti estranei a quelli sociali.

La relazione illustrativa al sopra citato schema di D.Lgs. afferma che: la definizione di consumatore di cui alla lettera e), ripresa dal codice del consumo, è stata estesa anche alla persona fisica che sia contemporaneamente socia di società di persone, a condizione che il suo sovraindebitamento riguardi esclusivamente i debiti strettamente personali.

Il decreto del Tribunale di Sulmona – analisi

Il decreto del Tribunale di Sulmona esamina anche le recenti pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rese in sede di rinvio pregiudiziale sulla questione interpretativa della direttiva europea n. 13/1993 in materia di contratti stipulati dal consumatore; segnatamente:

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